La tauromachia è cultura?

Articolo pubblicato il 09 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 09 dicembre 2015

Impassibile di fronte alle migliaia di voci, di cittadini e politici, che chiedono alla Spagna di proibire il maltrattamento degli animali e le feste con i tori come protagonisti, il Governo di Mariano Rajoy propone la creazione di un ciclo di formazione professionale in tauromachia. Cosa pensano i giovani spagnoli? La tauromachia è un prodotto della cultura o dell'educazione?

Negli ultimi mesi il rifiuto nei confronti della tauromachia in Spagna è cresciuto. È diventato evidente durante gli ultimi scontri tra gli animalisti e i partecipanti alla mattanza del toro di Tordesillas, nel nord ovest del Paese. Una buona parte dell'opinione pubblica si schiera, in maniera sempre più chiara, contro il maltrattamento degli animali in Spagna.

Qualche settimana fa il piccolo paese di Aldaia, nella comunità di Valencia, ha proposto un referendum per l'abolizione degli spettacoli con i tori durante le feste patronali: il risultato ha visto vincitori proprio i difensori degli animali. Tuttavia il Governo centrale, impassibile di fronte a tutte queste petizioni, ha battuto il pugno sul tavolo. Pretende di tutelare la tauromachia inserendola nella sezione "cultura" del sistema educativo. Per questo, frettolosamente e prima delle elezioni del 20 dicembre, ha scritto un disegno di legge che propone la creazione di un ciclo di formazione professionale dedicato a questo settore.

Ovviamente il destinatario di questa formazione sarebbe il pubblico più giovane. Ma cosa pensano i giovani spagnoli: credono che la tauromachia debba essere studiata nel ciclo di studi della scuola superiore?

Almería

Ci mancava solo questo nel nostro sistema d'istruzione: un ciclo formativo dove la tortura è inclusa come insegnamento. Già è stato rivoltante vedere come si annunciava un corso estivo di tauromachia nella mia università, ma adesso tutto questo mi sembra vergognoso. Non credo sia necessario screditare ulteriormente la nostra scuola. I giovani non hanno bisogno di imparare nuovi atti di crudeltà. Il piacere di vedere come muore un essere vivente non è una festa nazionale

Nel caso in cui questa bozza dovesse diventare realtà, i valori trasmessi ai giovani sarebbero gli stessi che nei secoli scorsi erano propugnati agli antichi Romani: panem et circenses per intrattenere il popolo. Mi fa sorridere come quelli della "vecchia scuola" pretendano tutti di sovvenzionare questa tradizione che chiamano cultura. Cultura è arricchire il proprio animo, pensare, evolversi... E credo che questo non corrisponda a vedere un animale maltrattato.

Sheila Cruz Sánchez, 26 anni

Tarragona

Le tradizioni e i valori, che le diverse civiltà hanno sviluppato nel corso della propria storia, sono oggi più scostanti che mai. Sopraffatte da quei Paesi con un maggiore potere mediatico ed economico, le culture locali si adattano poco alla volta o sono addirittura rimpiazzate, per fare spazio alla (in)cultura della globalizzazione. Tuttavia, passare dalla padella alla brace non è in ogni caso una buona idea. Concentrare i nostri sforzi per mantenere il peggio della nostra cultura, mentre vediamo sgretolarsi il meglio che possediamo, non va bene.

Di fronte ad uno scenario in cui la maggior parte degli artisti e degli scienziati non può fare altro che fuggire dal Paese per poter vivere, la scommessa del nostro Governo è, ancora una volta: uccidere i tori. Come se creare cultura sulla base della sofferenza di altri esseri viventi non fosse già di per sé abbastanza ripugnante, noi riusciamo a far morire la cultura giorno dopo giorno, quando ci incamponiamo sul dibattito se gli animali soffrano davvero oppure no.

Aitor de Andrés Gonzalez, 23 anni

Alicante

Credo che l'immagine che diamo agli altri Paesi dell'Unione europea non sia quella giusta. La Spagna è un Paese in cui si parla solo di tagli, e nel frattempo al Governo non viene in mente niente di meglio se non creare una formazione professionale in tauromachia. Non riesco a capire perché vogliano dare la precedenza ad una formazione tanto assurda quanto incivile, e investirvi denaro pubblico.

Vergogna. Ecco cosa ho provato quando ho letto per la prima volta la notizia: come si può pensare che sia una buona idea alimentare il maltrattamento? E che questo possa apportare qualcosa di positivo alla società? Credo che quando è stato presentato il disegno di legge, molti studenti avranno desiderato fare le valigie, perché non hanno altra scelta per portare a termine i propri studi. E poi i politici dicono di voler copiare il sistema educativo della Finlandia: un Paese dove sono sicuro che non si penserebbe mai ad un simile ciclo di studi.

Mauro Sirvent, 22 anni

Madrid

Non sono nessuno per giudicare cosa sia cultura e cosa non lo sia. Tuttavia e pur non essendo mai stato a nessuna festa con i tori, credo che uccidere un toro non somigli per niente a quello che intendo io per cultura. Già pensavo che la Spagna offrisse una pessima immagine lanciando capre dai balconi o applaudendo per l'uccisione di un toro, ma adesso credo che abbiamo toccato il fondo: è deplorabile.

Ci sono tante alternative culturali che il Governo potrebbe promuovere: una cultura responsabile ed intellettuale in definitiva. Incoraggiare la possibilità che chiunque abbia accesso ad un ciclo di formazione su come uccidere un animale o su come tenere il capote da torero, oltre a sembrarmi completamente inutile, credo che dica molto poco della cultura spagnola. I bambini devono imparare a leggere; i giovani devono andare a teatro, ascoltare la musica... Credo che insegnar loro a pulire un mantello sia alquanto ridicolo.

Nico Cabanes, 22 anni

Valencia

Nel bel mezzo del dibattito sul divieto dei "tori" in Spagna, se ne escono fuori con la proposta di un ciclo di formazione in tauromachia, dove vogliono insegnare di tutto: dalla "liturgia del toro" a come pulire il vestito da torero. Riconosciamo, quantomeno, il tentativo del Governo di nascondersi dietro un dito, pretendendo con una simile iniziativa di "unificare l'insegnamento sulla tauromachia, attualmente non regolamentata nel nostro Paese". Il punto è che non risponde a nessuno scopo educativo, ma solo politico: rivendicare una visione secondo la quale la tauromachia è arte e cultura.

Con il processo di Bologna mal recepito dal sistema universitario, le manifestazioni in strada alla proposta del 3+2 e una riforma dell'istruzione che minaccia di escludere materie come la filosofia, non credo che la formazione professionale in tauromachia sia una priorità accademica. E non credo nemmeno che lo Stato debba investire tempo e denaro per regolamentare una professione che prevede un maltrattamento degli animali aberrante e medievale. La prossima su cosa sarà? Sulla tratta degli schiavi?

Carmen Torreblanca, 22 anni