La stampa europea sul referendum greco

Articolo pubblicato il 02 novembre 2011
Articolo pubblicato il 02 novembre 2011
Il primo ministro greco Giorgios Papandreu mantiene la sua proposta di realizzare un referendum, nonostante le dure critiche e la caduta delle borse in tutto il mondo. Ieri la maggior parte del gabinetto ha brindato per l’appoggio alla consultazione popolare sulle misure di risparmio.
Alcuni analisti ritengono tuttavia che si tratti di una mancanza di responsabilità nei confronti dell’Europa, mentre altri sostengono la strada difficile ma necessaria della legittimazione democratica.

Süddeutsche Zeitung – Germania: "Papandreu è irresponsabile"

L’Europa si è dimostrata disposta ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti della Grecia. Tuttavia, indire un referendum costituisce un gesto d’irresponsabilità nei confronti dell’Europa, critica il quotidiano di centro sinistra Süddeutsche Zeitung: “Con la decisione unanime di indire il referendum, Papandreu ha fatto sì che l’Europa sprofondasse ancora una volta nell’incertezza dei giorni che hanno preceduto il summit europeo. Ancora peggio: se nelle ultime settimane si poteva ancora far qualcosa, oggi si rischia invece la paralisi totale. … Risulta difficile intravedere una via d’uscita: se Papandreu decide di tirarsi nuovamente indietro, si auto screditerà e non farà altro che aumentare la rabbia nelle strade di Atene e in seno al proprio governo. Se porta a termine la sua iniziativa Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, gli stati dell’eurozona e l’Unione Europea nel suo insieme, la B.C.E. e il Fondo Monetario Internazionale, in altre parole tutto il resto del mondo, dovranno trovare un modo per superare il periodo di attesa finché la decisione non sarà presa; e anche sapere cosa fare se la maggioranza dei greci si pronuncerà contraria al piano di salvataggio”.

Libération – Francia: "E’ il popolo a decidere"

Un referendum in Grecia rappresenta la giusta via verso un maggior grado di democrazia in Europa, afferma il quotidiano di centro sinistra francese Libération: “Papandreu solleva l’unica vera questione… Che cosa pensa il popolo delle brutali misure d’austerità che si abbatteranno sul suo paese? Ringraziamo i greci, sulla soglia della disperazione, per essersi posti la domanda e dati per primi la risposta. Ci ricordano, infatti, che la crisi economica è sempre il primo passo verso il crollo delle democrazie. Attualmente stiamo vivendo gli effetti di un federalismo della catastrofe totalmente negativo, che induce a tutelare urgentemente alcuni paesi spogliati della loro sovranità e lasciati in mano agli usurai. Governati, di fatto, dai politici eletti dagli altri paesi. Dentro questo schema le persone non sono altro che una variabile di assestamento, la democrazia una procedura rischiosa. In Europa un federalismo positivo dotato di mezzi di controllo e di governo condurrà anche a perdite parziali di sovranità… Dovrà essere necessariamente controbilanciato da istituzioni democratiche”.

Blog Jugular – Portogallo: "I greci sono padroni di loro stessi"

Le forti reazioni provenienti dal mondo della politica e dell’economia dopo l’annuncio di un referendum in Grecia dimostrano quattro cose, secondo l’esperto in economia João Pinto e Castro sul portale di blog Jugular. “In primo luogo l’idea che supportava l’accordo concluso la settimana scorsa non era quella di esonerare la Grecia dal 50% dei suoi debiti, ma di garantire il 50% dei pagamenti. Con quest’accordo, messo ancora una volta in discussione, le azioni sono scese immediatamente. In secondo luogo il governo tedesco non è il solo ad avere il diritto di preoccuparsi dell’opinione pubblica. Sebbene corrano dei rischi enormi, sono i greci a comandare nella propria terra ed è di fronte a loro che risponde il loro governo. In terzo luogo anche i paesi in grave difficoltà hanno sempre un certo margine di possibilità di negoziazione. In questo momento è ovvio che il problema sia oltre che dei debitori anche dei creditori, poiché tanto gli uni quanto gli altri hanno commesso degli errori nella valutazione dei rischi, ed entrambi dovranno rinunciare a qualcosa, alla fine. In quarto luogo quando la forza diventa l’unica lingua possibile nelle relazioni internazionali, ciascuno dispone le carte di cui dispone per ottenere l’effetto voluto”.

The Daily Telegraph – Gran Bretagna; "Gli eurocrati si rifiutano di ammettere i propri errori"

L’agitazione nata in seguito all’annuncio del referendum greco rivela il vero problema dell’Europa, ossia il timore degli eurocrati riguardo all’amara realtà dell’Unione Monetaria, secondo quanto riferito dal quotidiano conservatore The Daily Telegraph: “Gli eurocrati sono pronti a pagare qualsiasi prezzo piuttosto che riconoscere che la moneta unica è stata un errore. In altre parole, si aspettano che i loro cittadini paghino mentre i funzionari europei sono esenti dalle tasse nazionali. I paesi periferici dell’Unione Europea soffrono la povertà, la disoccupazione e l’immigrazione, i paesi centrali, invece, il continuo aumento delle imposte, affinché i difensori dell’euro possano salvarsi la faccia. E’ triste dover scrivere tutto ciò ma è ovvio che i leader europei siano pronti a distruggere la democrazia e annientare l’economia greca, solo per impedire il fallimento dell’euro.

Dienas Bizness – Lettonia: "Il referendum indebolisce le borse"

La caduta delle borse dopo l’annuncio di un referendum in Grecia è fonte di preoccupazione per il quotidiano economico Dienas Bizness: “In realtà Papandreu vuole indire un referendum sulla seguente questione: ‘Cari cittadini, siete d’accordo a pagare i nostri debiti ai nostri creditori internazionali?’ … Qualcuno potrebbe ridere di questi europei del sud e della loro capacità di prendere in giro i loro creditori, ma una tale politica ha purtroppo gravi conseguenze. L’annuncio del referendum ha provocato, subito dopo, una forte caduta dei corsi. Non è un segreto che sia proprio la Germania a preoccuparsi del futuro della Grecia, visto che molti fondi pensione tedeschi hanno comprato titoli di stato greci. I tedeschi non si preoccupano tanto dei greci, bensì del proprio denaro. Non può tuttavia esser loro rimproverato; una destabilizzazione del sistema finanziario tedesco darebbe il via ad una nuova crisi in tutta Europa.

Illustration: (cc)dumyat/flickr