La stampa europea sul caso di Eluana Englaro

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 10 febbraio 2009
Dopo 17 anni di coma Eluana Englaro è morta. La stampa europea commenta e critica, soprattutto, l’atteggiamento di Berlusconi e il peso della Chiesa nella vita politica italiana. Rassegna stampa da El País, Dnevnik, The Times, die tageszeitung.

El País, Spagna

Dopo la morte di Eluana Englaro, il quotidiano El País condanna il comportamento di Berlusconi: «La volontà di Eluana, il modo in cui voleva vivere e morire era nota. Così come l’iter legale dell’affare: sarebbe stato il dovere di un Capo di Stato rispettare questa volontà e la legislazione che la protegge. Ma Berlusconi ha agito diversamente, senza tener conto degli enormi torti che stava infliggendo alle Istituzioni. Ha cercato di obbligare il Presidente della Repubblica a firmare un decreto anticostituzionale e ha sfidato la Corte Suprema. Ha anche cercato di obbligato il Parlamento ad adottare, in qualche ora, una legge che serviva solo i suoi interessi personali, che seguono le ambizioni verso il Vaticano: dominare la morale».

Dnevnik, Slovenia

Nel quotidiano Dnevnik, Tanja Lesničar-Pučko condanna il tentativo di Silvio Berlusconi di mantenere in vita Eluana Englaro: «Il monarca assoluto che si prende il diritto di decidere tutto, che trasforma lo Stato in una caricatura nella quale la mafia uccide come non ha mai fatto prima e dove si esalta il fascismo (…) si trasforma improvvisamente in un personaggio iper-sensibile. È abbastanza ovvio capire da dove sbuca questa “sensibileria”, quale Stato nello Stato si nasconde in tutto questo e perché un caso del genere diventa una farsa politica: il braccio di ferro con Napolitano e la minaccia di destituirlo (…). Chiaramente la famiglia di Eluana non ne poteva più. Berlusconi, quando ha detto che la giovane poteva avere ancora dei bambini non si rendeva conto, evidentemente, ci cosa significa restare 17 anni in coma. E non si rende conto nemmeno della prova che ha dovuto portare la sua famiglia».

The Times, Inghilterra

(Foto: Presidenza della repubblica italiana/Wikipedia)Il quotidiano The Times distingue tre assi sui quali si è concentrata la controversia nel caso Englaro: «Il primo è la questione dell’eutanasia. In Italia, come altrove in Europa, l’eutanasia è illegale anche se i pazienti possono rifiutare il trattamento (…) La seconda questione è stata quella dell’equilibrio costituzionale dei poteri. È estremamente raro che un Presidente rifiuti di firmare un decreto (…). Il terzo riguarda l’influenza della Chiesa Cattolica Romana. L’intervento del Cardinale Tarcisio Bertone e le sue critiche contro Giorgio Napolitano hanno ricevuto largo sostegno da parte dei cattolici italiani. Ma hanno anche provocato un movimento di collera che tocca i fondamenti del Concordato del 1929, che sanciscono la divisione tra Chiesa e Stato. (….) Berlusconi potrebbe comunque rendersi conto che intervenire politicamente quando si tratta di vita e morte a sempre un’uscita tragica e che nessuno, alla fine è soddisfatto».

die tageszeitung, Germania

I tribunali italiani hanno recentemente deciso che Eluana Englaro, in coma da 17 anni, poteva morire. Silvio Berlusconi e il Benedetto XVI hanno rifiutato questa decisione, critica il quotidiano di sinistra die tageszeitung: «Al di là delle questioni etiche Berlusconi è un adepto del principio secondo il quale le leggi sono la solo per essere “adattate” (…) Ora si appresta a mettere in pratica questo principio a servizio della Chiesa Cattolica. Quest’ultima sarà contenta di aver trovato nel Governo italiano uno strumento obbediente che ha difeso le leggi naturali del Vaticano, cioè l’opposizione a ogni forma di eutanasia. Questi due uomini mostrano tutta l’estensione del loro potere sulle spalle della famiglia Englaro. E questo non è certo un dibattito etico sull’eutanasia. Abbiamo a che fare con una Chiesa tronfia della rivendicazione di un assolutismo pre-democratico e a uno Stato che diventa il suo sbirro. Un’alleanza del genere con Roma non potrebbe essere più profana».