La stampa britannica, olandese, ceca e svizzera sul processo di Breivik

Articolo pubblicato il 17 aprile 2012
Articolo pubblicato il 17 aprile 2012
Anders Behring Breivik, accusato di omicidio di massa, si è dichiarato non colpevole alla prima udienza del suo processo, tenutasi a Oslo il 16 aprile, dichiarando di essersi auto-difeso e di avere per questo ucciso 77 persone il 22 luglio 2011.
Per gli opinionisti, lo stato norvegese deve trattare con i dovuti riguardi l’accusato, ma del pari costui non deve usare il processo come una tribuna politica da cui diffondere le sue idee.

'Trattare l’imputato correttamente e difendere i suoi diritti' - Tages-Anzeiger, Svizzera

La Norvegia deve garantire a Anders Breivik il rispetto dei suoi diritti di imputato, a dispetto dei suoi crimini orrendi, e dargli la possibilità di difendersi, scrive il quotidiano liberale svizzero: “Si può dare una tribuna a Breivik da cui può diffondere i suoi propositi criminali davanti a un pubblico mondiale? Si può dare un dispiacere maggiore alle famiglie? Si, è necessario. Anche se spiacevole e disgustoso. I principi e la maturità di uno Stato vengono alla luce quando quest’ultimo deve trattare con i più deboli – come in questo caso particolare. Di sicuro, Breivik si pone come capo spirituale, giudice, vendicatore e boia di una folle ideologia – si vede come un concentrato unico di forza e potere. Ma in realtà è un malato, patologicamente ossessionato, e privo di umanità. Per questa ragione uno stato costituzionale deve assicurarsi che anche un simile criminale sia trattato equamente, nel rispetto di tutti i suoi diritti" (Hannes Nussbaumer).

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‘La democrazia deve essere forte abbastanza' - Pražský deník, Repubblica Ceca

Per uno stato democratico non è segno di debolezza dare l’opportunità di difendersi anche a chi è reo confesso di un omicidio di massa, scrive il quotidiano liberale ceco: “Di sicuro sembra del tutto assurdo che una corte giudichi qualcuno che ha ammesso spontaneamente di aver ucciso 77 persone, e che rimpiange di non averne uccise di più. I norvegesi stanno facendo i conti con questo mostro da mesi. Per loro, l’unica cosa che conta è che Breivik rimanga dietro le sbarre. In ogni modo, è fondamentale, per la società civile, che l’accusato possa essere messo in grado di difendersi. Trattare correttamente un simile pazzo criminale potrebbe sembrare una debolezza agli occhi di altri del suo stesso stampo. Ma la democrazia deve essere sufficientemente forte per reagire a questi orrori alla maniera solita, sperimentata, di tutti gli altri crimini". (Ivan Hoffman)

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‘Giudicare un mostro - NRC Handelsblad, Olanda

Il processo contro Anders Breivik non deve diventare una tribuna dal quale egli possa diffondere le sue idee, avvisa il quotidiano olandese, di stampo liberale: "ci si chiede se Breivik possa usare l’aula del processo come una tribuna politica. Non ha manifestato nessun senso di rimorso o di empatia nei riguardi delle vittime. Si vede come un soldato sulla linea del fronte, che ha ucciso decine di giovani socialdemocratici per “autodifesa”, perché trattavano con l’Islam.. Il colpevole vuole usare il processo per ribaltare la legalità, non più con le armi ma a parole. Breivik può diffondere il suo messaggio contro l’Islam e il multiculturalismo nella speranza di non rimanere un 'lupo solitario', e di attirare altri fanatici nella sua crociata. I giudici, gli avvocati, i famigliari delle vittime, i politici e i mass media dovranno fare l’impossibile. In Norvegia e negli altri stati”. (16/04/2012).

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'La Norvegia fa i conti con sé stessa' - The Times, Regno Unito

Breivik ha recitato la parte del provocatore, nell’aula del tribunale, sfoggiando gesti aggressivi e non mostrando alcun segno di rimorso.. L’ideale sarebbe ignorare i suoi tentativi di auto-pubblicità, avvisa il quotidiano conservatore britannico: “Breivik non avrebbe mai ottenuto questa popolarità attraverso i tradizionali mezzi di espressione. Questo non deve essere l’espediente del massacro. Sarebbe un affronto alle vittime, e un pericolo pubblico incoraggiare gli estremisti alla violenza. Durante questo processo, la Norvegia sarà costretta a fare i conti con sé stessa; i valori di una società tollerante sono difesi nel momento in cui essi vengono applicati anche a Breivik. Ma è a questo punto che i doveri nei suoi confronti finiscono”.

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Immagine di copertina: (cc) EFFERLECEBE/ Flickr