La sposa turca è un affarone per il Sud

Articolo pubblicato il 11 novembre 2005
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Articolo pubblicato il 11 novembre 2005

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Ci sono molti motivi ideologici che spingono ad appoggiare l’adesione della Turchia all’Unione Europea: ma nei paesi dell’Europa meridionale questo “matrimonio” ha anche delle ragioni strategiche.

Nell’Europa centrale e settentrionale l’opinione pubblica è molto divisa in quanto alla possibile adesione della Turchia all’Ue. In Austria la maggioranza della popolazione non desidera il suo ingresso, in Germania la sinistra appoggia l’entrata della Turchia nell’Ue, mentre la conservatrice Angela Merkel ha manifestato in molte occasioni di essere contraria. In Francia, infine, la divisione è talmente problematica che il presidente Chirac ha promesso di indire un referendum di ratifica dell’adesione turca all’Unione Europea.

Invece paesi come Portogallo, Spagna, Italia e addirittura Grecia, non sono animati da un dibattito acceso sulla futura adesione turca, e tra le loro classi politiche serpeggia un velato consenso a suo favore.

Sorprendente consenso nel Sud Europa

Nessuno dubita delle ovvie affinità culturali e sociali tra i paesi europei del bacino del Mediterraneo e la Turchia. Il marcato carattere estroverso dei suoi abitanti e il loro gusto per la vita notturna e di strada si unisce alla peninsularità del paese e alla mitezza del suo clima, che lo introducono a pieno titolo in quel club di paesi di vita rumorosa e divertente tanto gettonato dai turisti. Però se la Grecia – paese che si è sempre scontrato militarmente e politicamente con la Turchia – appoggia senza se e senza ma l’adesione turca, significa che ci sono motivi di natura strategica che convengono ai paesi del Sud.

Parte di questi motivi strategici cominciarono a intravedersi quando Berlusconi, Blair, Durão Barroso (e forse Aznar) ottennero che la Turchia non si opponesse attivamente all’invasione nordamericana dell’Iraq nel 2003. Allora divenne evidente che per i paesi dell’Europa del Sud era importante che la Turchia fungesse da tappo alle instabilità del Medio ed Estremo Oriente, dimostrando così che l’ingresso della Turchia nell’Ue sortirebbe soprattutto una maggiore influenza dell’Unione in Oriente, e non una maggiore influenza dell’Oriente nell’Ue. E senza contare l’impulso che si darebbe alla creazione di un esercito europeo.

Amore con gli interessi

Ora, quel che l’entrata della Turchia nell’Unione presuppone, è una cascata di investimenti europei nel Sud. L'attuale Pil della Turchia rappresenta appena il 27% della media di quello dell’area Ue, il che esigerebbe un ridirezionamento degno di nota delle politiche strutturali e di coesione verso la Turchia. Questi investimenti in infrastrutture sarebbero talmente imponenti in un paese con più di settanta milioni di abitanti, che le sue imprese non basterebbero a realizzarle, e presumibilmente si dovrebbe ricorrere alle imprese dei paesi vicini, come Grecia o Italia.

Inoltre, con quasi la stessa popolazione della Germania (si pensa che l’entrata della Turchia nell’Unione Europea provocherebbe un ritorno di massa di emigranti turchi dalla Germania), il voto turco nel Consiglio Europeo di un’Ue ancora intergovernativa inclinerebbe la bilancia a favore degli interessi di paesi come la Spagna o il Portogallo, che sono tornati ad essere la “periferia comunitaria” dopo il grande allargamento verso l’Est e il Nord del continente. La prospettiva di poter costituire un fronte mediterraneo solido nell’Unione Europea seduce i governanti del Sud a sufficienza per far valere i molti punti che li uniscono alla Turchia: il loro carattere periferico e peninsulare (la Turchia, la Grecia, l’Italia e la Spagna con il suo Portogallo sono penisole), i loro comuni passati islamici, le loro reminiscenze imperiali, la loro tradizione di emigrazione, la presenza consistente di basi militari statunitensi nei loro territori e la rilevanza del settore agricolo nelle loro economie.

Quest’ultimo dato permetterebbe una perpetuazione della Politica agricola comune (Pac), che avvantaggia molti paesi, tra i quali la Spagna e l’Italia, nonostante rappresenti un ostacolo nel modernizzare i loro tessuti produttivi. Infine, se si aggiungesse questo alla crescente specializzazione turistica e culturale di tutti questi paesi, si materializzerebbe un’unità di interessi economici che si farebbero sentire di più di altri interessi europei. Alla fine è meglio non nascondere che l’Ue è ancora scenario di assi e grandi regioni con interessi comuni che cercano di esercitare la loro influenza per il proprio beneficio personale.