La Spagna ha ufficialmente qualche problema con l'inglese

Articolo pubblicato il 20 settembre 2016
Articolo pubblicato il 20 settembre 2016

(Opinione) L’inglese monopolizza il linguaggio degli affari, della pubblicità e dei social network. Il suo uso si espande a macchia d’olio e questo toglie il sonno a lingue come lo spagnolo, il francese o l’italiano. Storia di una (ri)conquista linguistica made in España

In Spagna usare termini stranieri mentre si parla non è necessariamente sinonimo di intelligenza. Già: sedersi ad un tavolo con altre persone che come te parlano spagnolo e utilizzare la parola target per dire "obiettivo" o fashion per sottolineare qualcosa alla moda potrebbe portare qualcuno dei presenti a considerarti un po' arrogante , pensando che tu voglia magari vantarti di qualcosa che in realtà ti manca. O parli in una lingua, o parli in un’altra, non ci sono vie di mezzo. Tuttavia le lingue cambiano in fretta quanto le persone. La libertà di movimento porta con sé spostamenti umani e linguistici, di conseguenza il nostro modo di parlare sta mutando alla velocità della luce. Noi spagnoli passiamo la vita a litigare con la lingua di Virginia Woolf, eppure ci ritroviamo ad accogliere nel nostro vocabolario parole che teoricamente non dovrebbero appartenerci, non ci sembra un problema. Il monopolio assoluto delle nuove acquisizioni linguistiche appartiene all’inglese, che domina abbondantemente in campi quali scienza, pubblicità e social network: a volte per necessità, altre per comodità e altre ancora per pura stupidaggine. E questo non piace neanche un po' alla RAE (Real Academia Española), che dal 1713 "pulisce, fissa e dà splendore" alla lingua iberica.

I 46 studiosi di questo istituto secolare con sede a Madrid (dei quali tra l’altro al momento solo 8 sono donne) ne sono certi: esiste una sola lingua madre. «L’inglese sta invadendo la pubblicità dall’interno... e dall’esterno. E tutto perché ci hanno fatto credere che suona meglio dello spagnolo»Qual è stata la loro reazione? Uno spot promozionale che colpisce lì dove fa più male: l'ignoranza. Hanno lanciato sul mercato due falsi prodotti accompagnati da annunci in inglese, invitando i consumatori a ordinarli gratuitamente online. In uno si proponevano occhiali "da cieco" e nell'altro un profumo "all’odore di maiale". Come previsto, più di uno è caduto nella trappola, ipnotizzato dalla presentazione pomposa. Di chi è la colpa? Di chi acquista per la sua stupidità, o di chi vende per abuso di potere?

Campagna della RAE, realizzata dall'agenzia Grey Spain, in cui viene astutamente criticata l'invasione di anglicismi nel mercato del lavoro iberico 

Sarà anche vero che all'interno dell'UE non ci sono confini, ma romangono ben 24 lingue ufficiali, e la difesa delle diverse lingue nazionali rimane la grande impresa del XXI secolo. I francesi, per esempio, che abusano del franglish e del linguaggio degli sms, sono arrivati a vedere il CSA (Conseil Superieur de l'Audiovisuel) dover richiamare la loro attenzione: «Dillo in francese. La nostra lingua è bella, usala».

"Dimmi, perché non scegli, inglese o francese? Mi annoio a parlare con te"

In Italia esiste #Dilloinitaliano, un'iniziativa della blogger Annamaria Testa per invitare il governo, le amministrazioni pubbliche, i media e le imprese «A parlare un po’ di più in italiano, per favore». In Germania invece succede tutto il contrario. Non solo adorano gli anglicismi, ma li inventano pure, adattando al tedesco parole dall'apparenza anglofona che però non hanno mai visto la luce nella lingua anglosassone. A partire dal pullover hanno per esempio inventato la versione senza maniche: il pullunder. E da una mano (hand) hanno rivoluzionato il mondo della telefonia mobile, con l’handy. Beh, in questo anche noi spagnoli siamo esperti. Cosa faremmo senza il footing o l’alto standing?

"Così trendy, così cool, così ridiculous."

Nessuno nega che le lingue dovrebbero essere fedeli alle loro origini, ma forse questo modo di mostrare i fatti si dimostra essere in realtà un po' esagerato e allarmista. Non dimentichiamo che le lingue sono vive, e spesso attraversano i confini, proprio come noi. A volte è inevitabile usare una parola nuova, senza con ciò provocare la scomparsa di un’altra. Forse quelle che oggi sembrano intrusioni domani saranno nuove acquisizioni (com’è successo con il termine spagnolo "bulevar" da "boulevard", o "estatus" da "status"), o diventeranno semplicemente un sinonimo in più. La RAE lotta contro l'invasione di quei nuovi termini che spostano ed emarginano parole già esistenti, ma alla fine dei conti lo spagnolo si è storicamente appropriato del vocabolario dei suoi vicini non scomparendo affatto nel tempo, diventando al contrario (con sua grande gioia) la seconda lingua più parlata nel mondo. Al tedesco dobbiamo l’aspirina. Al greco l’atmosfera. E all’arabo il nostro caro olé.

L’aspetto più significativo è che anche lo spagnolo è presente nella vita degli altri. Gli anglofoni vivono con aficionado, cojones, to go solo, mi casa es su casa, qué será será, macho, guerrilla, going mano a mano, mañana. I francofoni, a loro volta, si sono abituati alla siesta, al chorizo, al basta, al gazpacho, a la plancha, a las tapas, alla fiesta, al macho e a faire la ola. E gli italiani al golpe, ai desaparecidos, al goleador, alla movida e al buen retiro (che per loro è quel luogo appartato dove si incontrano gli amanti).

In breve, lasciamo che le lingue seguano il loro corso, come l'acqua di un fiume e viviamo Życie jak w Madrycie (la vita come a Madrid). 

O almeno così si dice in Polonia.