«La Spagna, domani, sarà repubblicana!»

Articolo pubblicato il 05 giugno 2014
Articolo pubblicato il 05 giugno 2014

Il re di Spagna Juan Carlos I ha annunciato la sua abdicazione in favore del figlio Filippo e la notizia si è diffusa velocemente nelle reti sociali. Poche ore dopo, decine di migliaia di persone sono scese nelle piazze di tutta Europa per reclamare il diritto a iun referendum per decidere se il paese debba continuare con la monarchia o se sia meglio scegliere la repubblica.

"La Puer­ta del Sol si è riem­pi­ta, mi hanno chia­ma­to da Ma­drid e me lo hanno rac­con­ta­to, è piena!". Al­lo­ra un so­no­ro ap­plau­so per­cor­re la place de la Ré­pu­bli­que, a Pa­ri­gi, dove circa 150 per­so­ne si sono riu­ni­te per ri­chie­de­re al go­ver­no la con­vo­ca­zio­ne di un re­fe­ren­dum che de­fi­ni­sca il mo­del­lo di Stato: mo­nar­chia o re­pub­bli­ca. Per qual­che ora, lo spi­ri­to del 15M ha per­cor­so le prin­ci­pa­li piaz­ze eu­ro­pee, dove de­ci­ne di mi­glia­ia di per­so­ne si sono riu­ni­te per il di­rit­to a de­ci­de­re. Ma­drid, Bar­cel­lo­na, Va­len­cia, Si­vi­glia, Sa­ra­goz­za... ma anche Lon­dra, Pa­ri­gi, Bru­xel­les, Ber­li­no o Roma. Cen­ti­na­ia di spa­gno­li e non sono scesi in piaz­za al grido di "La Spa­gna, do­ma­ni, sarà re­pub­bli­ca­na!", esi­ben­do stri­scio­ni e ban­die­re tri­co­lo­re, sia den­tro che oltre le forn­tie­re del paese.

A Pa­ri­gi per­so­ne di tutte le età hanno con­vo­ca­to un'as­sem­blea ai piedi della Ma­rian­ne, sim­bo­lo della re­pub­bli­ca fran­ce­se, che per qual­che istan­te ha in­dos­sa­to i co­lo­ri della ban­die­ra tri­co­lo­re spa­gno­la. "Vo­glio dirvi che Re­pub­bli­ca si­gni­fi­ca cosa pub­bli­ca, cosa po­po­la­re, ades­so più che mai dob­bia­mo unire le forze, quel­li del PSOE, di Po­de­mos e di Equo, per­ché que­sto lo con­se­gui­re­mo gra­zie alla gente, non ap­par­tie­ne a nes­sun par­ti­to e a nes­su­na as­so­cia­zio­ne. La re­pub­bli­ca verrà per il po­po­lo, dob­bia­mo fare pres­sio­ne, siamo in un mo­men­to cru­cia­le", ha escla­ma­to un en­tu­sia­sta Juan­ma García, mi­li­tan­te di Iz­quier­da Unida, in un'as­sem­blea che a molti ha ri­cor­da­to le ma­ni­fe­sta­zio­ni del mo­vi­men­to 15M. "Due anni fa dor­mi­vo a Si­vi­glia, nella piaz­za della En­car­na­ción, sotto la luce delle stel­le. E c'era que­sto stes­so am­bien­te", ha con­ti­nua­to Juan­ma. "Ora sono qui, due anni dopo, la­vo­ro in un la­bo­ra­to­rio e ri­tor­no al 15M, e vo­glio dirvi che ab­bia­mo qua­dru­pli­ca­to ve­ra­men­te le forze de­mo­cra­ti­che in Eu­ro­pa... Tra otto o dieci anni la Re­pub­bli­ca verrà e la por­te­re­mo noi!", ha con­clu­so, prima di pas­sa­re il mi­cro­fo­no a un'al­tra par­te­ci­pan­te.

Una mol­ti­tu­di­ne di voci di­ver­se si sono sen­ti­te ieri a Pa­ri­gi: dai gio­va­ni stu­den­ti era­smus agli espa­tria­ti a causa della crisi eco­no­mi­ca e del­l'e­le­va­to tasso di di­soc­cu­pa­zio­ne, figli e ni­po­ti di im­mi­gran­ti ed esi­lia­ti della dit­ta­tu­ra e cit­ta­di­ni fran­ce­si che hanno ap­pog­gia­to la causa. Tutti con­ver­go­no nel­l'i­dea che la re­pub­bli­ca "non è un pa­tri­mo­nio della si­ni­stra, che è ne­ces­sa­rio unire le forze e con­cen­trar­si nel mo­men­to at­tua­le per­ché stia­mo ve­den­do cosa si può fare" come ha ri­cor­da­to Rosa, stu­den­tes­sa della Sor­bo­na. Alla stes­sa ora, come a Pa­ri­gi, si sono te­nu­te ma­ni­fe­sta­zio­ni ad Am­ster­dam, Be­ri­no, Bru­xel­les, Li­sbo­na, Lon­dra, Mar­si­glia, Mi­la­no, Mont­pel­lier, Praga, Roma e Mon­te­vi­deo, tutte or­ga­niz­za­te dalla Marea Gra­na­te, la rete di emi­gra­ti spa­gno­li che si è for­ma­ta per di­fen­de­re i di­rit­ti so­cia­li del paese dal­l'e­ste­ro.

Nella ca­pi­ta­le belga, circa 200 per­so­ne si sono con­cen­tra­te da­van­ti al Pa­laz­zo della Borsa per re­cla­ma­re il di­rit­to a de­ci­de­re. Oltre alla ban­die­ra re­pub­bli­ca­na, sven­to­la­va­no altre con le sigle di Iz­quier­da Unida e del PCE, e Te­re­sa Rodríguez, nu­me­ro due nelle Eu­ro­pee nella lista di Po­de­mos, ha preso la pa­ro­la. Nel frat­tem­po, a Lon­dra, Carme Ve­ta­nyol cri­ti­ca il fatto che la Casa Reale "non ap­pro­fit­ti della buona op­por­tu­ni­tà per pu­li­re il suo nome e usci­re a testa alta" se alla fine non si rea­liz­zas­se la con­sul­ta­zio­ne. "Chis­sà, se il re­fe­ren­dum uscis­se pro-mo­nar­chi­co, riaf­fer­me­reb­be­ro il loro nome e man­ter­reb­be­ro il po­te­re per me­ri­ti pro­pri e non di san­gue". Dalla sua parte, anche nella ca­pi­ta­le in­gle­se, Laura Garau ha af­fer­ma­to che "se la gente si mo­bi­li­ta e scen­de in piaz­za do­vreb­be­ro ac­cet­tar­lo, ma chia­ro, stia­mo par­lan­do del PP e del PSOE, due par­ti­ti che si­cu­ra­men­te non si pon­go­no nem­me­no il pro­ble­ma". "Non c'era molta gente alla ma­ni­fe­sta­zio­ne, ri­spet­to a tutti gli spa­gno­li che siamo a Lon­dra, mi aspet­ta­vo di più", si ram­ma­ri­ca­va ancora Garau. Mar­te­dì 3 giu­gno, si sono te­nu­te con­cen­tra­zio­ni in altre città come Istam­bul, Lione, Lus­sem­bur­go, Mon­trea­l, Vil­nius e Vien­na.

*Ser­vi­zio ela­bo­ra­to con la co­llaborazione di Laia Fra­misIrene Ca­sa­do, Pilar Al­be­ro­la, Da­niel Mayer e Mi­ner­va Bu­rro­ni.