La Soft Revolution delle giovani femministe in Italia

Articolo pubblicato il 08 marzo 2016
Articolo pubblicato il 08 marzo 2016

Fondato come un blog collettivo da tre ragazze appena ventenni, la webzine Soft Revolution si è inserita nel dibattito sul femminismo italiano. E lo fa con un approccio inedito: rappresenta la voce di quelle giovani donne che non si accontentano della visione stereotipata veicolata dai magazine femminili.

È il gennaio del 2011 quando nel mare magnum del web italiano emerge un sito con una certa attitudine rivoluzionaria, di nome e di fatto. Soft Revolution, una «webzine per ragazze che dovrebbero darsi una calmata», è destinato a crescere e a far parle di sé. Sulle sue colonne si discute di cultura pop e, soprattutto, di femminismo e dietro il progetto ci sono tre nomi: Margherita Ferrari (classe 1987), Valeria Righele (1988) e Marta Corato (1990), tre ventenni che insieme costituiscono la «trinità della fondazione».

Nato come un blog collettivo, in sé ha già l’aspirazione a diventare un prodotto editoriale più strutturato e si pone un obiettivo molto preciso: portare alla ribalta temi e volti femminili, parlando apertamente di femminismo. Ancora oggi Soft Revolution anima il dibattito sulla parità di genere in Italia e lo fa con un approccio che non ha eguali: è l’unico a rappresentare la voce di quelle giovani donne che non si accontentano della visione stereotipata veicolati dai magazine femminili. E lo fa coinvolgendo giovani e promettenti autrici e costruendo una forte comunità online e sui social media.

"Parlare di questi temi è ancora difficile in Italia"

Contatto Valeria e Marta, rimaste a capo della rivista durante questi cinque anni (Margherita ha deciso di allontanarsi dalla gestione, pur continuando a collaborare). Il progetto è privo di una collocazione geografica precisa e riunisce una trentina di collaboratrici italiane (tra autrici e illustratrici). Lascio che siano direttamente loro a raccontare il progetto e come è nato. «Siamo tutte e tre vicentine, abbiamo età diverse e io provengo da una città di provincia: nel nostro caso gli aneddoti romantici del tipo "ci incontravamo sempre al bar in piazza" o "eravamo assieme a ricreazione" non sono validi,» racconta Valeria. «Margherita era una blogger da una vita, una sorta di celebrità dalle nostre parti, anche per via del libro che aveva pubblicato, Guide pratiche per adolescenti introversi (Einaudi 2005, n.d.r.). È per questo che la sua strada si è incrociata con quella di Marta, che aveva letto il libro e condivideva la sua visione disagiata del mondo e ricca di ironia». Gli stessi motivi che hanno destato l’attenzione di tanti altri adolescenti alla fine degli "anni zero".

«Nel 2010 eravamo all’università, sentivamo l’esigenza di un contenitore intelligente di news e critica culturale, che coinvolgesse le ragazze, avesse anche un piglio ironico e si facesse leggere con facilità, simile a quelli di matrice americana come Bitch Magazine o lo storico Sassy. Cercavamo qualcosa di simile in Italia e non trovandolo abbiamo deciso di farcelo da sole». Il percorso che le ha portate a consolidare la loro piattaforma – che non si caratterizza solo per l’informazione, ma anche per una buona dose di attivismo – non è di certo cosparso di gioie. Non subito, almeno. «Sappiamo bene che parlare di questi temi è ancora difficile in Italia. Basta pensare al fatto che è ancora un problema inserire questa parola nei nostri CV: quando ti proponi come "attivista", il tuo percorso è tappezzato da sfide. Dopo che l’articolo Essere grassa d’estate ha avuto un boom di condivisioni e visualizzazioni, ci siamo chieste se siamo in grado di parlare più spesso di corpi e accettazione di sé. Di più rispetto a quanto non avremmo fatto prima? Sì. Ma ci sono mille altre cose spinose di cui bisogna parlare ancora».

Marta rincara la dose: «Per me la sfida più grande è ancora farsi strada tra la misoginia interiorizzata (quante delle persone che conoscete chiamano ancora le ragazze "troie"?) di molti italiani. Me compresa. E non lasciarsi demoralizzare da chi ci dice dietro la qualsiasi».

Questione di modelli

A rendere immediatamente riconoscibile il format della webzine, non ci sono solo segnalazioni di dischi, libri, eventi che arricchiscono il dibattito sul femminismo. Un ruolo centrale hanno gli Appreciation moment, degli articoli in cui si presentano modelli di riferimento e se ne racconta la pregevolezza. «Spesso assumere come esempio queste vite è più efficace di tante retoriche comunicative, per questo guardare al passato e imparare da chi ci ha preceduto in questa lotta è importante». «Il pensiero: "Se ce l’ha fatta lei, ce la faccio anch’io" ha sempre valore,» conclude Marta.

Un altro marchio di fabbrica di Soft Revolution sono le esperienze di discriminazione o di rivincita raccontate in prima persona. Una sezione di cui Marta e Valeria vanno orgogliose: «Sapevamo bene che quello era uno dei primi problemi a cui avremmo dovuto sopperire: la narrazione di esperienze autentiche. Contribuisce a diffondere il femminismo nella misura in cui porta alla luce dei disagi che anche chi legge può avere provato. Se il femminismo è una questione di uguaglianza e inclusione (come pensiamo noi), c’è bisogno anche di questo, di fare sentire le persone meno sole, importanti come chiunque altro». «Una cosa che mi ha sempre fatto soffrire è la ricerca di essere una femminista perfetta, che non sbaglia mai,» aggiunge Marta. «Mostrare come viviamo il femminismo e la nostra vita in generale di giorno in giorno, a mio parere, ci aiuta ad avvicinarsi e farci sentire una parte legittima del movimento, invece che femministe di secondo grado». 

Il fatto stesso di aver scelto di costruire il sito attorno alla partecipazione volontaria di sole autrici donne, con un'età tra i 15 e i 30 anni, non è assolutamente casuale. «Come dicevamo prima, è una questione di modelli. I modelli non esistono solo su un piedistallo: siamo anche modelli l’una per l’altra. Quando abbiamo creato Soft Revolution volevamo rivolgerci alle adolescenti, alle ragazze che si stanno purtroppo abituando ad essere ignorate dai media, dicendo loro: "Siamo qui, vi ascoltiamo, ma soprattutto vi rispettiamo". Penso che quella di essere un’adolescente o una giovane adulta senza una voce, sia un’esperienza condivisa dalla maggior parte della ragazze. "Siamo impotenti nel quadro generale delle cose perché veniamo considerate incapaci". Ecco, noi abbiamo scelto di avere una redazione giovane e femmina proprio per combattere questo».

Quale sarà il futuro di Soft Revolution? «Non lo sappiamo. Per noi è un grosso impegno gestire il sito e speriamo di poterlo fare per molto tempo ancora, ma i piani a lungo termine non fanno per noi».

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Milano.

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Mind the Gap presenta #Sheroes: una serie di ritratti di giovani europei che difendono la parità di genere e lottano contro le discriminazioni.