La scuola di At-Tuwani - Núria Serra

Articolo pubblicato il 05 settembre 2007
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Articolo pubblicato il 05 settembre 2007
At-Tuwani è un villaggio palestinese situato nella regione di Hebron, nel sud della Cisgiordania. Si tratta di una zona rurale, costellata di tanti piccoli paesini, circondati da terre coltivabili.
Alcuni anni fa, al lato di At-tuwani, venne costruita con la forza una colonia israeliana, che sottrasse la maggiorparte delle terre ai contadini di questo paesino e della zona circostante; e da qui cominciò la disgrazia di questa regione…

I bambini del villaggio di Tuba, già da prima della creazione della colonia, andavano a studiare nella scuola di At-Tawani, l’unica della regione, a venti minuti a piedi (una scuola di solo sei classi, in cui gli alunni di classi diverse sono costretti a dividere le aule, la scuola è stata costruita grazie a una sovvenzione dell’Autorità Palestinese e grazie alla forza delle braccia dei contadini della regione, in sole due settimane, lavorando giorno e notte, da quello che ci raccontano…). Ma, dall’arrivo della colonia, i bambini che andavano a scuola a piedi, hanno cominciato a subire violente aggressioni da parte dei coloni (lanci di pietre e mattoni mirando le teste, acqua bollente, escrementi di animali…). Non vi è maggior barbarie che lanciare mattoni sopra la testa di un bimbo di quattro anni. Così, a causa di ciò, decisero di cambiare tragitto, e, già da diversi anni, per potere andare a scuola questi bimbi devono camminare due ore all’andata e due ore al ritorno. Fino a che il direttore della scuola decise finalmente di denunciare la situazione alle autorità internazionali e israeliane, chiedendo l’invio di scudi umani per proteggere i bambini.

La prima volta venne inviato un gruppo di giovani nordamericani, e il giorno in cui decisero di riprendere il vecchio cammino alla scuola, vennero brutalmente aggrediti dagli abitanti della colonia, incappucciati, e alcuni dei giovani, fra cui due statunitensi, furono ricoverati. La notizia ebbe molto eco grazie al fatto che l’aggressione era avvenuta a danno di internazionali. Così attualmente l’esercito israeliano si occupa di accompagnare i bambini sul vecchio cammino per la scuola e a proteggerli in caso di aggressione dei coloni. In questo modo potrebbe così sembrare che vi sia qualche tipo di giustizia nello stato israeliano, che lo stato reagisce quando vi è un disagio; ma purtroppo non è così perché lo stato di occupazione israeliano è uno stato di violenza, furto, illegittimità crudeltà, impunità. Se attualmente vi è l’esercito a proteggere i bambini palestinesi è solo perché due americani sono stati feriti. Ma in tutta la Cisgiordania i bambini sono attaccati da tutti i coloni, adulti e non e l’esercito, che ad At-tuwani protegge, in tutti gli altri posti attacca, irrompe nelle case, le distrugge, si porta via persone innocenti durante la notte, uccide bambini durante manifestazioni pacifiche, E NESSUNO PARLA DI CIO’, perché non ci sono mai feriti che non siano palestinesi…

I nostri amici palestinesi insistono nel mostrarci terribili video sulle tragedie del paese, donne che piangono per la perdita dei loro familiari, persone assassinate durante le manifestazioni, morti prima che arrivi l’alba dopo le mille incursioni in casa, prigionieri torturati… e tutto ciò che ci sembra orribile e impossibile, che non vorremmo mai aver visto, tutto ciò è per dirci VI RENDETE CONTO DI CIO’ CHE STIAMO VIVENDO, COME PUO’ ESSERE CHE IL MONDO NON FACCIA NULLA PER NOI. E anche io me lo domando, come può essere che venga permesso tutto ciò…

Siamo anche andati a visitare famiglie di martiri (che non è gente che si fa saltare in aria, qui martire è chiunque muoia vittima dell’occupazione, volontariamente o meno) e di prigionieri, e un’altra volta tutto questo dolore che non ci dice nulla in più di quanto già non sappiamo, ma ci dice una volta in più VI RENDETE CONTO DI COSA SIA QUESTO, spesso ci domandano: “Vi immaginate cosa possa essere che entrino a casa vostra durante la notte e vi portino via vostro figlio e non lo vedrete più per 10 anni? Vi immaginate cosa possa essere che ti buttino fuori di casa tua e che tuo figlio nasca in esilio? Vi potete immaginare vi potete immaginare…”. E, no, realmente, non posso immaginarlo.

E’ già la terza estate che i bambini della scuola di At-Tuwani partecipano al campo che si organizza nello stesso edificio della scuola. Quando arriviamo l’ambiente è di festa: suonano i tamburi, i bimbi cantano canzoni nazionali (per molti anni proibite dallo stato israeliano per negare i palestinesi come popolo, come cultura) e cantano con forza, allegria, alcuni si avvicinano a noi per entrare nelle foto che Albert e Maria stanno facendo. Fuori, nel cortile, si fanno grandi murales, e sembrano campi come quelli che abbiamo vissuto tutti e si ride come in tutti i campi, ma nel profondo sappiamo che qui non è un luogo come un altro. Il direttore ci dice che è arrivato l’ordine di demolizione della scuola e che al massimo tarderanno alcuni mesi. Questa è la strategia di Israele, proibisce di edificare qualsiasi tipo di costruzione, oltre che l’ampliazione delle case, e quando si costruisce un edificio illegalmente (perchè non vi è altra forma per costruire), il proprietario riceve un ordine di demolizione e entro alcuni mesi (a volte anche giorni) arrivano con i bulldozer e la distruggono. Questo non succede solo in Cisgiordania, ma anche i quartieri palestinesi dentro le città dello stato di Israele si vedono costretti ad affrontare la stessa situazione, a Gerusalemme, e i villaggi palestinesi all’interno di Israele, che neanche sono segnalati sulle cartine (i villaggi non riconosciuti non solo hanno case “illegali”, ma sono interamente “illegali”…).

- E cosa farete se distruggono la scuola?

- La ricostruiremo come abbiamo già fatto tante volte

Un’altra volta torniamo a casa col corpo fradicio di tristezza

Nuria Serra

Tradotto in italiano da Ornella Bernardi