"La scomparsa di Majorana", l'universo musicale di Flavio Giurato tocca Palermo

Articolo pubblicato il 28 aprile 2016
Articolo pubblicato il 28 aprile 2016

Otto album pubblicati dagli anni ‘70 a oggi e tre che possono definirsi veri e propri cult. Un grande nome del cantautorato e un artista che ha fatto storia nella musica italiana. Flavio Giurato apre stasera la rassegna musicale “Perle ai Porci”, con un’esibizione a I Candelai di Palermo dove presenta il suo nuovo lavoro.

Comincia oggi (giovedì 28 Aprile) la rassegna di concerti “Perle ai Porci”, organizzata in collaborazione da FAT Sounds, Arci Porco Rosso e I Candelai di Palermo, con l’esibizione di un grande nome del cantautorato italiano. Flavio Giurato, artista eclettico attivo dal 1978 e autore degli album cult Per futili motivi, Il Tuffatore e Marco Polo, presenta il suo nuovo lavoro, La scomparsa di Majorana, per la prima volta con un tour esteso. Un disco che gioca sull’idea, la scelta di scomparire: come la pastiglia di Alka-Seltzer nel bicchiere d’acqua descritto una volta da Lady Diana. Dieci tracce per un prodotto musicale caratterizzato da estrema finezza nella ricerca di soluzioni linguistiche e armonie sonore, che acquista valore a ogni ascolto. In attesa del concerto, vi presentiamo l’artista in questa piccola intervista.

Cafébabel: Ormai sono passati quasi 40 anni dal tuo primo lavoro, sicuramente è una domanda che ti hanno fatto moltissime volte, ma cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla musica?

Flavio Giurato: È una domanda che sembra banale ma in realtà è piuttosto difficile rispondere. La la musica ce l’ho avuta in casa fin da bambino e questo è stato un fattore determinante. C’era un pianoforte, su cui ho cominciato a suonare, e mio nonno, che ha scritto i libretti per Puccini, Mascagni e tutti i più grandi musicisti del novecento. Una volta mi ha portato all’opera a sentire la Tosca, di cui era regista: vedere l’orchestra, i cantanti, i costumi, conoscere Renata Tebaldi nei camerini è stata un’esperienza che mi ha segnato profondamente. Già prima dei dieci anni componevo con la chitarra e mano a mano mi sono avvicinato al canto seguendo l’ispirazione di tanti artisti: primo fra tutti Modugno, che vidi cantare Uranio a Sanremo e mi impressionò moltissimo, e poi i grandi concerti dal vivo dei Beatles, dei Rolling Stones, dei Pink Floyd. Non te lo so spiegare esattamente, è una condizione in cui mi sono trovato dentro, senza farmi domande.

Cafébabel: Quindi si può dire che tu nasca come musicista prima che autore. Qual è la dimensione strumentale della musica che componi?

Giurato: Quando ho iniziato a scrivere musica cantautoriale, nell’ambiente si dava moltissima importanza al testo e meno alla parte strumentale. Nei miei dischi invece ho sempre dato ampio spazio alle parti suonate, ricorrendo anche ad arrangiamenti di tipo orchestrale o sinfonico. E sperimentando, sempre: di me hanno persino detto che ho portato il progressive nel cantautorato, e in generale ho sempre cercato di fare lavori totalmente diversi l’uno dall’altro.

Cafébabel: Per quanto riguarda i tuoi testi? Qual è la storia raccontata dal tuo ultimo disco?

Giurato: Il mio ultimo album parla della scomparsa di Majorana, citando nel titolo l’omonimo libro di Sciascia. Siamo negli Anni Quaranta, a Roma, in via Panisperna, dove un congresso di cervelli presieduto dal grande Enrico Fermi era impegnato nella ricerca che avrebbe poi portato all’esplosione della prima bomba atomica. E questo fisico nucleare, questa mente straordinaria, un giovane brillante, a un certo punto scompare. Preleva tutti i suoi risparmi, compra un biglietto per il piroscafo Napoli-Palermo e fa perdere le sue tracce, non se ne sa più nulla. Questa idea, questa possibilità di potersi annullare da tutto, mi ha sempre affascinato. È un album dedicato a questa figura, e all’idea della fallibilità della scienza. Del fatto che tutte le nostre convinzioni, anche le più fondate, potrebbero rivelarsi da un giorno all’altro fallaci. Una volta eravamo convinti che la terra fosse ferma e intorno le girasse il sole. Ora crediamo fondamentalmente in un’equazione di Einstein, nell’evoluzionismo di Darwin, ma è possibile che un giorno altri rideranno di queste cose. Pensiamo di aver scoperto tutto, ma non abbiamo scoperto nulla.

Cafébabel: Dal punto di vista del tuo lavoro, cosa è cambiato dagli anni '70 a oggi?

Giurato: È cambiata soltanto la tecnica del lavoro: prima c’era l’analogico, il vinile, ora c’è il digitale. Quando ho cominciato, fare questo lavoro era un’aspirazione comune a molti ragazzi, riuscire era anche una questione di determinazione. Io sono riuscito a pubblicare il primo disco con Ricordi, una grande casa discografica: in quel momento l’industria musicale aveva posto anche per artisti come me, che facevano qualcosa di diverso non assicurando un sicuro ritorno commerciale. L’ambiente era più selettivo, un circolo ristretto, con grandi critici come Arbore che potevano essere determinanti. Era un’altra dimensione, con grandi studi internazionali, adesso è tutto molto cambiato: i dischi non si vendono e quindi non c’è margine per rischiare su qualcuno che non ti dia la certezza di un rientro. Quindi, ho trasformato il mio lavoro in qualcosa di artigianale: scrivo e lavoro nello stesso posto da quando ho cominciato nel '78, la mia casa a Roma, ed ora è diventata una bottega artigiana, dove si fanno canzoni. Con le tecniche moderne basta quasi una stanza con una presa di corrente per fare un disco, c’è più accesso. Non c’è più una figura che seleziona in maniera implacabile, si è allargata la possibilità di potersi far conoscere, anche per chi si affaccia ora nell’universo musicale.

Cafébabel: Sei a tuo agio nell’esperienza del tour?

Giurato: Per me è una novità, non avevo mai girato prima, a parte pochissimo apparizioni col pianoforte. Innanzitutto ha portato all’incontro con musicisti giovanissimi, di vent’anni, con cui mi sono trovato benissimo perché tutto quello per cui io ho dovuto studiare, loro l’hanno già dentro, musicalmente. La dimensione col gruppo mi è piaciuta molto, la presenza di una batteria e di un basso elettrico mi permette di giocare di più sul palcoscenico. Una cosa che mi ha davvero colpito, è che con loro non sento la fatica: finito un concerto, potrei cominciarne un altro. Tenere il palco da solo è più stancante. Il confronto con il pubblico è stato anche quello una sorpresa. Da una parte incontro fans storici, che arrivano con i miei tre primi vinili chiedendomi di firmarli, ma ci sono anche tantissimi ragazzi, cosa che mi ha stupito e fatto piacere. Al mio ultimo concerto a Milano, in un piccolo locale, c’erano più di cento persone ed erano tutti giovani.

Cafébabel: Come vedi il panorama musicale contemporaneo? Cosa offre la musica dei giovani? È un linguaggio che conserva tratti simili al passato o si è rivoluzionato nel tempo?

Giurato: Della musica contemporanea apprezzo specialmente quest’esplosione, per me benefica, del rap. Questo cantato veloce e parlato a me piace moltissimo, e trovo che ci sia gente molto brava che lo fa. Mi piacciono molto i ragazzi nuovi e cerco di seguirli in radio. È una forma espressiva che mi affascina, poco conosciuta quando ho cominciato io.

Cafébabel: Riguardo ai tuoi progetti futuri? Continuerai a scrivere storie?

Giurato: Avrei voluto chiudere con 'Majorana' il mio percorso nella canzone italiana, ma dopo l’esperienza del tour vorrei fare un disco subito, per concludere questo cammino con i musicisti in uno studio, sarebbe una bella esperienza di crescita per tutti noi. E poi ho capito di avere altre cose da dire: il prossimo disco sarà intitolato Le speranze del mondo e sarà popolare, più ampio, più di comunicazione nei temi. Ho curiosità di scoprire cosa nascerà da questo progetto estemporaneo, e spero che ancora una volta sia qualcosa di completamente diverso.