La scena musicale bulgara: «Questo è jazz, non quello americano»

Articolo pubblicato il 31 marzo 2009
Articolo pubblicato il 31 marzo 2009
Sonorità balcaniche e influenze americane cercano spazi nei club di Sofia. La scena musicale, jazz in particolare, è in rapida evoluzione, dopo il buio de periodo comunista. Incontro con alcuni tra i maggiori musicisti della scena jazz-folk bulgara: Theodosii Spassov, Elitza Todorova, Stoyan Yankoulov e Anton Duchev

Kaval, il flauto magico di Sofia

Dana CojbucTheodosii Spassov, quarantasette anni, capello lungo e argentato, modi da gentiluomo d’altri tempi è un musicista unico nel suo genere. Forse il suo nome dirà poco a molti, eppure in Bulgaria il suo volto e il suo nome sono noti al grande pubblico. Artefice di un mix unico nel panorama jazzistico mondiale, Spassov – appena tornato da un lungo tour che l’ha portato a suonare dai Balcani fino in Svezia – ha saputo coniugare l’armonia raffinata del jazz con le oniriche sonorità del Kaval, l’antico flauto della tradizione bulgara. «Sono cresciuto con la musica tradizionale», mi spiega, in un’intervista alla Radio Nazionale di Sofia. «È stata la prima musica che ho imparato, prima ancora di andare all’Accademia. Solo anni dopo ho conosciuto il jazz di Coltrane e Miles Davis». A 21 anni una performance di jazz eseguita con il Kaval viene proiettata in tutti i cinema bulgari, rendendo Spassov immediatamente famoso nel suo Paese. «Che musica è questa?», fu la domanda di molti, «Questo è jazz, non quello americano, ma un mix nuovo, qualcosa di forte», come lo descrive il musicista stesso. «Le vecchie generazioni di musicisti, spesso, guardano al jazz, come a qualcosa di americano e pensano che tutte le tendenze debbano per forza venire da lì. Ma il jazz è la musica più democratica e aperta del mondo, per esistere parla con ogni cultura e ogni tradizione e ognuna di queste, a sua volta, può dare qualche cosa di nuovo al jazz».

Elitza Todorova e Stoyan Yankoulov. Il ritmo che ha conquistato Eurovision

Il duo ha partecipato all’edizione del 2007 di Eurovision, il popolare concorso musicale europeo, con la canzone Water, posizionandosi al quinto posto, mai così in alto per un gruE.T.ppo bulgaro. Questo risultato gli ha permesso di diventare molto noti, in Bulgaria e non solo. Entrambi provengono dalla musica tradizionale: Stoyan è uno dei più importanti batteristi jazz del Paese e Elitza ha imparato prestissimo a cantare da sua madre, un’insegnante di canto tradizionale. «Nella mia adolescenza ho ascoltato ogni tipo di musica, dal rock al pop, passando per l’elettronica», racconta. «Ho cercato una miscela delle mie radici folk tradizionali con la musica contemporanea. Quando ho incontrato Stoyan per la prima volta, lui era già una leggenda del jazz bulgaro e io mi sono innamorata immediatamente, della sua musica e di lui». L’incontro ha dato vita a mix vincente di potenza ritmica e dolci melodie vocali. «Il progetto di water è nato dall’unione di ritmo bulgaro, percussioni africane e la mia voce, a creare un sound intenso e incalzante. Il tutto all’interno di sonorità e basi musicali attuali», dice la cantante. Mi racconta Stoyan: «Dopo aver partecipato a Eurovision abbiamo finalmente avuto l’occasione di esibirci con tutto il nostro repertorio anche al di fuori della Bulgaria, partecipando a festival in tutta Europa».

Anton Duchev porta il jazz nei club della capitale bulgara

Dana Cojbuc

«La scena jazz in Bulgaria pur troppo non è così florida». Esordisce così Anton Duchev, pianista bulgaro. Il suo stile e la sua formazione musicale sono classici, suo padre, d’altronde, è stato uno dei più importanti compositori del Paese. La musica fa parte della sua vita fin dall’infanzia. Oggi ed è un importante pianista jazz. Pochi giorni fa ha festeggiato il suo cinquantesimo compleanno con un concerto speciale alla Radio Nazionale bulgara: una performance unica, resa ancora più importante dalla presenza sul palco di amici e colleghi europei. «Non abbiamo una grande tradizione jazz, durante gli anni di Comunismo, suonare questa musica, che arrivava dall’America, era praticamente proibito. Ma non esistevano club che ti permettevano di farlo di fronte a un pubblico», mi spiega Duchev. «La cosa più importante per i musicisti jazz è condividere la propria idea di musica, ma questo è impossibile se non puoi suonare che a casa tua». Oggi c’è la democrazia in Bulgaria, nessuno può proibire di suonare jazz, ma i limiti rimangono. «All’inizio, nei primi anni Novanta, vennero aperti alcuni jazz club, ma durò poco. Le alternative per sopravvivere erano due: o aprirsi alla musica commerciale e perdere l’animo jazz, oppure la chiusura». Il jazz, come molte altre arti, non è un bene facilmente commercializzabile, e per questo ha bisogno di un sostegno. «A Sofia, oggi, non esiste un vero e puro club Jazz. Esistono un paio di locali dove puoi sentire jazz una o più sere alla settimana, ma nessuno di questi suona esclusivamente jazz», mi spiega Duchev. È la solita questione di soldi. «Devi essere molto ricco e, allo stesso tempo, appassionato di jazz, per aprire un locale senza doverti preoccupare dei guadagni». Il jazz in Bulgaria non ha una lunga tradizione il suo mercato è ancora molto di nicchia. Gli chiedo cosa ne pensa dell’Ue e mi risponde al volo: «è veramente importante che l’Unione europea sostenga il jazz e le arti minori».

Guarda le foto della minoranza turca di Sofia.