la russia festeggia san valentino, ma non per i gay

Articolo pubblicato il 08 luglio 2013
Articolo pubblicato il 08 luglio 2013

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I festeggiamenti del 14 febbraio sottolineano ancora una volta come la comunità LGBT della Federazione sia discriminata: i suoi appartenenti ancora non sono trattati in maniera paritaria agli eterosessuali, nonostante l'omosessualità sia stata legalizzata nel Paese nel 1993.

Le strade delle città russe appaiono più vivaci con tutte le decorazioni installate per celebrare l'ormai commercializzato giorno di San Valentino: per dare una marcia in più all'evento, è stato organizzato anche un flash mob.
Le coppie sono state invitate tramite VK (principale social network russo) a riunirsi e baciarsi in pubblico; agli omosessuali, però, è stato chiesto di non partecipare, impedendo loro di scambiarsi anche solo uno spontaneo bacio in pubblico.

LETTERE SCARLATTE, EBREI E GAY

In passato la comunità LGBT russa è stata vittima di una delle più aspre persecuzioni mai avvenute; nonostante questo, i suoi membri continuano ad essere condannati, come una volta succedeva agli uomini o donne con la lettera scarlatta o la stella di David.
La discriminazione finisce per estendersi anche a coloro che supportano pubblicamente la comunità; negli ultimi decenni la libertà è stata ridotta a tal punto da impedire loro quasi anche di respirare.

L'evento del 28 maggio 2011 sembra essere accaduto secoli fa: è stata la giornata in cui Mosca ha ospitato il suo primo gay pride ufficioso, scontrandosi con i festeggiamenti per il giorno nazionale della polizia, simbolo di orgoglio nazionale e delle macchinazioni di uno Stato ostile. 
Le inevitabili violenze che hanno avuto luogo hanno solo incrementato la mancanza di rispetto della società nei confronti degli omosessuali: tutti sono sembrati entusiasti dello svolgimento della giornata, come se si trattasse di una nuova e particolare forma di intrattenimento.

Leggi l'articolo "Malta’s new EU commissioner for health ‘and homophobia'' su cafebabel.com

Gli incidenti avvenuti nel 2011 hanno costretto la Russia a una grande decisione: le autorità hanno proibito l'organizazzione dei gay pride per il prossimo secolo. La classe politica, però, incorruttibile guardiana della morale del Paese, non aveva ancora inferto la sua stoccata. La Duma, il parlamento statale composto da atleti, persone comuni e altre celebrità, ha recentemente deciso di bandire ogni forma di propaganda omosessuale, come atto di fede. La legge non specifica esattamente a quale scopo si vuole arrivare, rimanendo aperta alla libera interpretazione personale.

LA MORTE CON L'urss
 

Le proteste e le più animate dimostrazioni non hanno portato a nulla, nonostante fossero supportate dalla Corte europee dei diritti umani. Gli attivisti si sono schierati contro questa legge che dicono violare il diritto basilare dell'inidividuo di esprimersi e di riunirsi. E' ancora più strano che tutto questo sia succedendo quando l'articolo 121 del codice penale sovietico è ancora così vivo nella memoria collettiva della nazione: l'omosessualità, a suo tempo considerata una malattia mentale, era un reato punibile con la reclusione. Fortunatamente l'articolo fu abrogato con la caduta dell'URSS.

Le autorità sperano di ripulirsi la coscienza con un'infinito numero di assurdità piene di pregiudizi; vogliono rimuovere  questa fastidiosa macchia dalla loro cultura. Dopotutto, essere gay non si adatta bene allo stereotipo russo: siamo nella terra della vodka, della dissolutezza, dei ricchi, della mafia e delle belle donne. Una terra governata da un presidente considerato alla stregua di un supereroe.
 

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