La rivolta dell’Europa contro il bando ai musulmani di Trump

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 31 gennaio 2017

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Le aziende americane hanno deciso di denunciare Trump dopo il divieto di viaggio per i cittadini di 7 sette paesi musulmani. Anche Angela Merkel ha criticato l'ordine, mentre il Ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano ha consigliato all’Europa di non criticare Trump per la sua politica d’immigrazione. Ma ora si chiede ai politici e alle aziende di protestare con più forza contro il bando.

L’UE è debole e incompetente – NRC Handelsblad, Olanda

L’UE deve opporsi fermamente al bando di viaggio, chiede l’NRC Handelsblad:

“Il presidente degli USA e leader del mondo occidentale ha fatto una crudele distinzione tra persone di una certa fede e gli altri. Questa è una violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, che gli Stati Uniti hanno sottoscritto… Trump sta agendo velocemente. Molto velocemente. Anche troppo per alcuni alleati. La risposta cauta e prudente dell’Europa al provvedimento di Trump non è servita a esprimere risolutezza. Fino a domenica non si era sentito nulla dall’Unione Europa nella sua interezza. E non può esserci prova più tangibile dell’incompetenza dell’UE che Trump ama criticare”. (31. gennaio 2017)

Un boicottaggio sarebbe inutileThe Irish Indipendent, Irlanda

Donald Trump è il presidente di una grande nazione e i politici europei non hanno altra scelta che accettarlo, fa notare l’Irish Indipendent:

“La realpolitik del mondo ci obbliga a scendere a patti con leader e regimi che non approviamo e con cui non siamo d’accordo. Su queste basi le richieste al Taoiseach e al governo irlandese di evitare il nuovo presidente degli Usa Donald Trump non sono molto realistiche. Con queste richieste si ignora che, al di là di cosa se ne pensi, Trump è stato democraticamente eletto presidente di un paese così grande… Ma ciò non ci impedisce di parlarne liberamente, soprattutto in materia di giustizia  e diritti umani. Dopotutto, l’Irlanda ha lavorato per decenni con altre nazioni per promuovere i diritti umani”. (30. gennaio 2017)

Il mondo degli affari deve intervenireFAZ, Germania

I leader del mondo degli affari dovrebbero avere il coraggio di protestare contro il bando, scrive il Frankfurter Allgemeine Zeitung:

“Soltanto la settimana scorsa tutto era splendido quando i dirigenti hanno incontrato Trump e lo hanno elogiato… ora alcuni di loro stanno uscendo allo scoperto per criticare il provvedimento, alcuni con prudenza, altri più apertamente come i capi di Facebook e Netflix… I rappresenteanti delle industrie tradizionali hanno evitato di farsi coinvolgere. Detto ciò, nessuno fermerà il produttore automobilistico Ford, la cui sede centrale si trova in un sobborgo di Detroit popolato in gran parte da musulmani, di prendere posizione riguardo al problema, di certo Ford e gli altri hanno già provato sulla propria pelle cosa voglia dire essere presi di mira da Trump. Ma il silenzio porterà a una soluzione? La Silicon Valley ha già iniziato, gli altri leader dovrebbero fare lo stesso”. (30. gennaio 2017)

La Silicon Valley protestaIl Sole 24 Ore, Italia

Il fatto che la Silicon Valley si sia unita alla protesta contro il divieto di viaggio dovrebbe far riflettere Trump, commenta Il Sole 24 Ore:

“Si consiglia a Trump di considerare questo perché qui non si parla di commercio, di dazi doganali o di creare posti di lavoro in Usa… Qui si parla della crisi di un principio basilare delle aziende americane: gli impiegati di una multinazionale sono senza dubbio cittadini del proprio paese d’origine ma sono anche e soprattutto orgogliosi cittadini di una grande azienda che per definizione non discrimina, promette meritocrazia e pari opportunità e mette l’identità dell’azienda davanti a tutto… La discriminazione di Trump contro sette paesi islamici mina alla base della nostra filosofia su cui non soltanto e aziende americane ma l’intera nazione ha costruito la sua reputazione: quella di essere un paese aperto al mondo”. (31. gennaio 2017)

Trump sta continuando da dove Obama aveva lasciatoKristeligt Dagbladet, Danimarca

Secondo il Kristeligt Dagbladet, gli Usa hanno smesso da molto tempo di essere un paese aperto agli immigrati:

“Se si fa un bilancio della presidenza di Barack Obama si può notare che il divieto di viaggio non cosituisce una rottura con con quell’apertura agli stranieri rivendicata dall’America. Se fosse stato per Obama, che è stato dipinto come un santo negli ultimi giorni, gli Usa avrebbero accolto 110.000 migranti quest’anno. Ovvero un quarto di quelli che la Danimarca ha accolto nel 2016, un anno in cui il paese è stato attaccato da varie parti per i suoi controlli doganali, la sua legge sui gioielli e le nuove regole più dure per gli stranieri. Per mostrarvi come stanno davvero le cose si deve menzionare il fatto che nel corso della sua presidenza Barack Obama ha superato il record di deportazioni di persone indesiderate negli Usa… Trump è stato eletto perché, tra le altre cose, ha annunciato la deportazione di 3 milioni di immigrati. Ha ancora molto da fare ma dal suo debutto ha dimostrato di essere serio al riguardo”. (31. gennaio 2017)

L’opposizione trionferà24 Chasa, Bulgaria

Il divieto di immigrazione di Trump ha creato un movimento di massa che protesta per la libertà e le pari opportunità, scrive il 24 Chasa:

“L’accanita resistenza al decreto di Trump dimostra che non sono l’iPhone e la Coca-Cola a rendere gli Stati Uniti un fantastico paese, ma la libertà che questo garantisce ai suoi cittadini. La libertà è alla radice del suo successo economico, e non viceversa. Gli stati Uniti sono un paese in cui tutti hanno le stesse opportunità… Opponendosi a questo principio basilare Trump si è messo contro i suoi stessi cittadini. Per questo d’ora in poi non ci si chiederà più chi vincerà ma quando Trump perderà. Facendo mobilitare coloro che non vogliono che i principi fondamentali dell’America vengano violati, Trump renderà di nuovo grande l’America, solo non nel modo in cui immaginava”. (29. gennaio 2017)

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