La riscoperta della scuola napoletana, esercizio di bellezza ed arte. Intervista al maestro Morelli.

Articolo pubblicato il 27 novembre 2017
Articolo pubblicato il 27 novembre 2017

Riapre la chiesa di San Potito, grazie all’iniziativa dell’associazione “Ad alta voce” guidata dal maestro Carlo Morelli. La chiesa ormai chiusa da trentasette anni, viene restaurata, per donare alla città di Napoli la bellezza dell’antichità e dell’arte. 

Cb: Ci racconta questa esperienza che nasce con il nome “Ad alta voce” e che punta a fare alta formazione che ha come punto focale la musica?

Dobbiamo partire un pò da dietro per capire come è nato questo progetto, il cardinale conoscendo la mia storia, sapendo che lavoro nel sociale, con i ragazzi che vivono il degrado nelle periferie, mi ha chiamato e sapendo che io cercavo un posto, mi ha detto che c’era la chiesa di San Potito, poi ho visto anche altre chiese, ma quando sono entrato qui mi sono innamorato.

L’idea qual è… la prima cosa è quella di lavorare con i ragazzi, questa è la città più talentuosa d’Europa, una delle città più giovani in assoluto, però paradossalmente l’arte e la musica sono poco frequentate, cioè mi spiego, l’idea di creare un’accademia delle performing arts, in cui la musica possa dialogare con il teatro e con la danza, non appartiene a questa nostra Italia. Io da ragazzo sono dovuto andare alla Manhattan school perché non potevo permettermi la Juilliard che costava tanto, per avere una visione a 360° delle arti e della musica, andato là per studiare composing arranging, poi mi sono relazionato con chi studiava teatro e danza. Cosa è successo, l’America ha rubato il nostro progetto dei conservatori, che nacque nel 500’, e che oltre a preservare l’integrità fisica e morale dei ragazzi, dava loro un’educazione musicale e non solo, anche teatrale. Noi l’abbiamo praticamente persa nella seconda metà del 800’, e altri l’hanno presa e l’hanno fatta propria. Detto questo, l’idea è quella di ritornare ad essere una scuola napoletana.

La nostra scuola napoletana ha assediato e militarizzato le corti europee, i nostri musicisti, i nostri cantati erano ovunque, noi eravamo la cultura, la capitale della cultura. È chiaro che è un progetto molto ardito, molto ambizioso, però stiamo coagulando le forze belle di questa città, grazie a coloro che si interessano di teatro, di cinema, e soprattutto di musica e danza.

Cb: quanto è importante raggiungere i ragazzi e fargli capire che qui si può produrre arte?

I ragazzi se vengono preparati bene, se hanno una competenza, se sono colti nella materia specifica, ovviamente viaggiano alla grande, nel senso hanno delle possibilità lavorative, in effetti noi questo stiamo facendo qui a San Potito, oltre a creare questa accademia produrremo alta formazione per i mestieri dello spettacolo: macchinista, trucco, parrucco, elettricista, costumista, management dello spettacolo, scrittura creativa ecc. Ed è chiaro che su questo i ragazzi hanno una possibilità lavorativa enorme, noi in questo contesto ci stiamo inserendo… Dal 7 dicembre al 7 gennaio faremo un mese di spettacolo, la nostra idea è quella di tenere una sorta di stand in cui ci sono spettacoli a san Potito 180 giorni l’anno, in cui i turisti e tutta la città di Napoli e non solo, possa venire a vedere uno spettacolo che parli di Napoli però in maniera diversa e canti la canzone napoletana però con connotazioni americane. Questi ragazzi sono tutti contrattualizzati e sono molto preparati essendosi specializzati, quindi abbiamo organizzato un’audizione e li abbiamo chiamati. Sono tutti regolarmente pagati per questo periodo, e stiamo parlando di quaranta ragazzi e più. Grazie a questa iniziativa stiamo dando lavoro a quaranta persone, che vengono retribuite. La nostra idea è quella di farli lavorare almeno sei mesi all’anno con noi. Questo è un primo esperimento non timido ma fortemente voluto, è un investimento anche solido perché ci viene a costare un bel po', abbiamo per esempio rimesso in piedi la sagrestia poiché San Potito è una chiesa chiusa da 37 anni che noi ridoniamo alla città. Questa non è la chiesa che il cardinale ha dato a Carlo Morelli, questa è la chiesa che il cardinale ha ridato a Napoli in cui noi abbiamo soltanto una funzione, quella di riaprire le porte di spalancarle, di accettare, e accogliere quanti più ragazzi vogliano imparare e fare musica, quindi dar loro la possibilità di avere uno spazio dove possano esercitarsi alla bellezza, all’arte.

Quale consiglio darebbe a un ragazzo che ha queste passioni? Restare?

Deve necessariamente restare, questa città non si può svuotare, se i ragazzi vanno via è una città che si svuota, ma si svuota delle forze del futuro, e noi non possiamo permettere ai giovani di andar via. Il futuro adesso è minaccioso noi dobbiamo fare in modo che il futuro sia promettente, il giovane deve vedere la propria città in maniera positiva e deve vedere la luce che si rischiara alla grande sulle nostre teste e soprattutto sulle nostre possibilità lavorative.