La revoca della cittadinanza in Europa: una questione di "decadenza"

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 27 gennaio 2016

All'indomani degli attacchi terroristici del 13 novembre, il Governo francese ha proposto un disegno di legge costituzionale che introdurrebbe la possibilità di estendere lo stato di emergenza. Ma non solo: è prevista anche la revoca della cittadinanza per i "binazionali" colpevoli di terrorismo o di crimini contro l'interesse supremo della Nazione. Qual è la situazione nel resto d'Europa?

In Francia, il dibattito di questi giorni si concentra su una questione tanto sensibile quanto spinosa: la revoca della cittadinanza (in francese déchéance de la nationalité: letteralmente "decadenza della nazionalità"). È sulla bocca di tutti i francesi, tuttavia raramente si comprende questo provvedimento in tutta la sua portata. Vecchie più di un secolo, le leggi repubblicane sulla cittadinanza sono state ritoccate a più riprese, e il dibattito che oggi scalda gli animi si basa sulle ultime riforme in discussione all'Assemblea nazionale.

Francese, ma non troppo

Allo stato attuale, la revoca della cittadinanza riguarda solo i cittadini francesi che l'hanno acquisita nel corso della loro vita. Secondo l'articolo 25 del Codice civile, la sua "decadenza" è giustificata in caso di una «condanna per crimini o delitti che costituiscono un attentato contro gli interessi fondamentali della Nazione o atti di terrorismo». All'inizio di febbraio, deputati e senatori francesi si pronunceranno su una riforma della Costituzione che potrà estendere la possibilità di far decadere la cittadinanza anche di un cittadino francese "di nascita".

Cosa cambia? Concepito sull'onda emotiva degli attacchi terroristici del 13 novembre 2015, il disegno di legge costituzionale, denominato «per la protezione della Nazione», prevede una disposizione che permette «di far decadere la nazionalità francese di una persona, francese di nascita, che possiede anche un'altra nazionalità». Per essere chiari, un "binazionale", cioè munito di doppia (o multipla) cittadinanza: una persona che ha acquisito la cittadinanza francese sposandosi oppure attraverso la naturalizzazione, o che è nata in Francia da genitori stranieri.

A detta di molti, anche se giustificata con «la possibilità di sanzionare coloro che con i propri comportamenti mirano a distruggere il tessuto sociale», una simile riforma costituzionale creerebbe fin da subito due categorie di cittadini francesi. È per questa ragione che alcuni politici esprimono l'idea di un'estensione della misura a tutti i francesi, senza distinzioni. Una revoca possibile per tutti, quindi. Il problema? L'articolo 15 della Dichiarazione dei diritti dell'Uomo vieta agli Stati di creare degli apolidi. Ma c'è chi ricorda che la perdita della cittadinanza è una disposizione già prevista dal Codice civile francese. Patrick Weil, storico specialista in materia d'immigrazione e di cittadinanza, ripete che l'articolo 23-7 del 1998 permette di revocare la cittadinanza francese a un "binazionale" «che si comporti di fatto come cittadino di un Paese straniero».

L'amico del mio nemico è mio nemico

Numeri, codici, parole su parole. E molto tempo perso. Se il dibattito francese sembra dirigersi verso la cacofonia, come regolano questo tema gli altri Paesi? La Spagna si crea decisamente molti meno problemi: l'articolo 11 della sua Costituzione, con una sola frase, afferma che nessun cittadino spagnolo di nascita può essere privato della sua cittadinanza. Punto. L'articolo 34 della Costituzione polacca afferma la stessa cosa. Fatta eccezione per un altro testo che dispone la decadenza della cittadinanza qualora se ne faccia espressa richiesta. Spetta poi al Presidente della Repubblica approvarla o meno.  

I cittadini italiani possono rinunciare volontariamente alla cittadinanza se sono titolari di una o diverse altre nazionalità. L'articolo 14 della legge 91/92 precisa anche che se la cittadinanza italiana è frutto di un'acquisizione avventuta prima della maggiore età, vi si può rinunciare una volta adulti, a patto di essere già in possesso di un'altro passaporto. Allo stesso tempo, l'articolo 12 della legge prevede dei casi di perdita automatica per chi assume incarichi pubblici o si arruola per un paese nemico, in guerra contro l'Italia. 

In Germania, stesso discorso. In principio, la perdita della cittadinanza è vietata dal Grundgesetz (la Costituzione, n.d.r.), in nome del quale nessun cittadino tedesco può trovarsi senza nazionalità (staatenlos). Detto questo, come in Italia, la perdita della cittadinanza è prevista in alcuni casi specifici. Se un cittadino accetta un'altra nazionalità diversa da quelle dei Paesi membri dell'UE e della Svizzera, senza avvertire le autorità nazionali, può perdere il passaporto tedesco. Stessa cosa se si unisce ad un gruppo armato straniero. Infine, un cittadino tedesco può vedersi revocata la cittadinanza se la stessa è stata acquisita sulla base di false informazioni. Questo è lo scenario che si verificato nel 2009 nei confronti un membro naturalizzato tedesco del gruppo terrorista Sauerland-Gruppe.

Il Paese che, prima della Francia, si è spinto più lontano in materia è il Regno Unito. Nel 2006, l'Immigration, Asylum and Nationality Act prevede che il Segretario di Stato per gli affari interni possa in qualsiasi momento privare della cittadinanza britannica un cittadino con il doppio passaporto. È sufficiente che la revoca sia giustificata «dall'interesse generale». Da quando è stata approvata la legge, questo provvedimento ha interessato 17 persone. Spesso legate a vicende di terrorismo internazionale, la maggior parte di queste misure sono state applicate sotto raccomandazione dell'MI5, il servizio d'intelligence britannico.