LA RETE ANTI-IMMIGRAZIONE DELLA BULGARIA E' DESTINATA AD ACCENTUARE LE SOFFERENZE SUI CONFINI EUROPEI

Articolo pubblicato il 03 marzo 2014
Articolo pubblicato il 03 marzo 2014

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Le autorità bulgare, sull’onda greca, hanno annunciato la creazione di una rete di confine di 30 km. L'idea è quella di far fronte al picco di migrazioni illegali causate dai sanguinosi scontri in Siria. Un approccio così repressivo, però, causerà migliaia di morti e tanta sofferenza nella periferia europea. Per molti, la terra promessa è diventata un vero e proprio inferno in terra.

Pro­prio come certe trat­te ma­rit­ti­me del Me­di­ter­ra­neo ormai note in tutto il mondo, anche la breve lin­gua di terra tra l’Eu­ro­pa e la Tur­chia è il terreno di coltura ideale per la mi­gra­zio­ne il­le­ga­le. La re­cin­zio­ne è solo uno dei co­sto­sis­si­mi ten­ta­ti­vi da parte del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea di pat­tu­glia­re il con­fi­ne; ten­ta­ti­vi lar­ga­men­te cri­ti­ca­ti per la loro inef­fi­cien­za e per il loro con­tri­bu­to al­l’a­bu­so dei di­rit­ti umani. Negli ul­ti­mi anni il con­fi­ne eu­ro­peo con la Tur­chia è di­ven­ta­to uno dei prin­ci­pa­li punti d’ac­ces­so per i mi­gran­ti dell’Asia, del Medio Orien­te e dell’Afri­ca. Dieci anni fa, inol­tre, la Spa­gna e l’Ita­lia fu­ro­no i due Stati mag­gior­men­te, se non com­ple­ta­men­te, col­pi­ti dal­l’ar­ri­vo dei mi­gran­ti in fuga dalla guer­ra e dal­l’in­di­gen­za. Po­ten­zia­ti i con­trol­li sui con­fi­ni ma­rit­ti­mi e ve­lo­ciz­za­ti i pro­ces­si di rim­pa­trio, en­tram­be le na­zio­ni fir­ma­ro­no ac­cor­di di rim­pa­trio con i go­ver­ni nor­da­fri­ca­ni. I traf­fi­can­ti si adat­ta­ro­no di con­se­guen­za.

Il prez­zo che pa­ga­no le cen­ti­na­ia di mi­glia­ia d’im­mi­gran­ti che at­tra­ver­sa­no i con­fi­ni eu­ro­pei ogni anno ai traf­fi­can­ti può rag­giun­ge­re i 10'000 dol­la­ri per viag­gio se la di­stan­za da co­pri­re è quel­la che ci se­pa­ra dall’Af­gha­ni­stan, ren­den­do quin­di que­st’o­pe­ra­zio­ne un’in­du­stria mul­ti­mi­lio­na­ria al­me­no se­con­do le stime delle au­to­ri­tà com­pe­ten­ti. Con tutti que­sti soldi in gioco, i traf­fi­can­ti hanno ogni ra­gio­ne per adat­tar­si più ra­pi­da­men­te di quan­to non fac­cia­no le au­to­ri­tà eu­ro­pee di con­fi­ne nel­l’af­fron­ta­re il pa­no­ra­ma in pe­ren­ne mu­ta­men­to delle im­mi­gra­zio­ni il­le­ga­li.

100'000 IM­MI­GRAN­TI IL­LE­GA­LI L’AN­NO

Solo nel 2011 sono stati ar­re­sta­ti circa 100'000 im­mi­gran­ti il­le­ga­li men­tre ten­ta­va­no di en­tra­re nel­l’U­nio­ne Eu­ro­pea at­tra­ver­so il con­fi­ne greco, con­tro i 36'000 del 2010. Con l’in­ten­si­fi­car­si dei flus­si mi­gra­to­ri nel su­de­st eu­ro­peo, le au­to­ri­tà gre­che si sono sen­ti­te tra­vol­te da una va­lan­ga. “Molto sem­pli­ce­men­te, non pos­sia­mo ge­sti­re la si­tua­zio­ne” ha detto il se­gre­ta­rio della pro­te­zio­ne ci­vi­le greca Chri­stos Pa­pou­tsis nel 2011. Le au­to­ri­tà, a corto di soldi, non riu­sci­ro­no a sop­por­ta­re il colpo e le ri­chie­ste di asilo fu­ro­no ri­spe­di­te al mit­ten­te, di modo che gli im­mi­gran­ti si ri­tro­va­ro­no am­mas­sa­ti al­l’in­ter­no di sta­bi­li­men­ti so­vrap­po­po­la­ti, pa­ten­do con­di­zio­ni di vita di­su­ma­ne per in­te­ri mesi.

La Gre­cia com­ple­tò il suo muro da 3 mi­lio­ni di euro nel di­cem­bre del 2009. La rete con filo spi­na­to di 4 metri di al­tez­za si sten­de su 10,5 chi­lo­me­tri di ter­ri­to­rio, pro­teg­gen­do un breve trat­to di terra asciut­ta lungo i 200 chi­lo­me­tri di con­fi­ne con la Tur­chia che scor­re per la mag­gior parte lungo il fiume Evros. Le au­to­ri­tà di­chia­ra­no che la rete è ef­fi­ca­ce, ma ef­fet­ti­va­men­te non sem­bra aver fatto altro che co­strin­ge­re gli im­mi­gran­ti a ci­men­tar­si in un ri­schio­sis­si­mo guado o a pren­de­re la via ma­rit­ti­ma.

Gli agen­ti sta­zio­na­ti sul con­fi­ne greco hanno di­chia­ra­to al gior­na­le lo­ca­le I Ka­thi­me­ri­ni che il pro­get­to ha avuto un im­pat­to enor­me sui flus­si mi­gra­to­ri il­le­ga­li nella por­zio­ne ter­re­stre del con­fi­ne. Hanno af­fer­ma­to, inol­tre, che gli in­gres­si il­le­ga­li erano di­mi­nui­ti del 95%, no­no­stan­te si sia re­gi­stra­ta una netta im­pen­na­ta nei pas­sag­gi ma­rit­ti­mi sul Mare Egeo. Nel primo se­me­stre del 2012 la po­li­zia e la guar­dia co­stie­ra hanno de­te­nu­to nella re­gio­ne 102 im­mi­gran­ti senza do­cu­men­ti e ne hanno in­ter­cet­ta­ti 1'536 nei tre mesi suc­ces­si­vi al com­ple­ta­men­to della rete.

BUL­GA­RIA FA COPIA E IN­COL­LA

Le au­to­ri­tà bul­ga­re si sono ri­tro­va­te in una si­tua­zio­ne molto si­mi­le a quel­la greca già dagli al­bo­ri del con­flit­to si­ria­no. Dal 2012 fino ad oggi, sono ar­ri­va­ti circa 10’000 im­mi­gran­ti - due terzi dei quali pro­ve­nien­ti dalla Siria - set­tu­pli­can­do i flus­si tra­di­zio­na­li e ren­den­do in­ca­pa­ci le au­to­ri­tà di te­ne­re a freno l’on­da­ta o ad­di­rit­tu­ra di of­fri­re ser­vi­zi ba­si­la­ri ai ri­fu­gia­ti. In un’in­ter­vi­sta con l’Eco­no­mi­st, un ri­fu­gia­to ha de­fi­ni­to la si­tua­zio­ne nello Stato più po­ve­ro del­l’Eu­ro­pa come un “in­cu­bo.” Il cibo e le cure me­di­che per i ri­fu­gia­ti de­va­sta­ti dalla guer­ra scar­seg­gia­no e le strut­tu­re di ac­co­glien­za sono a dir poco squal­li­de.

Come i greci, i bul­ga­ri spe­ra­no che la rete for­ni­rà loro una tre­gua. Il pro­get­to pre­ve­de un’e­sten­sio­ne di circa 30 chi­lo­me­tri sui 274 chi­lo­me­tri di con­fi­ne che il paese con­di­vi­de con la vi­ci­na Tur­chia in un’a­rea bo­schi­va e col­li­na­re, dove la vi­si­bi­li­tà per le guar­die di fron­tie­ra è li­mi­ta­ta. La rete, a detta loro, fa parte di uno sfor­zo più gran­de per ge­sti­re la si­tua­zio­ne: nuove strut­tu­re di ac­co­glien­za sono in fase di co­stru­zio­ne e si stan­no re­clu­tan­do qual­che mi­glia­io di agen­ti di po­li­zia in più per pat­tu­glia­re il con­fi­ne. 

La Gre­cia ha ini­zia­to a ri­spe­di­re cen­ti­na­ia di mi­gran­ti in Siria, com­pien­do un’a­zio­ne pro­fon­da­men­te cri­ti­ca­ta dall’UNCHR, l’al­to com­mis­sa­ria­to delle Na­zio­ni Unite per i ri­fu­gia­ti. I fun­zio­na­ri bul­ga­ri si pre­oc­cu­pa­no per l’on­da­ta di xe­no­fo­bia che pare sia sca­tu­ri­ta dopo il bru­sco au­men­to di mi­gran­ti sul ter­ri­to­rio. Il 9 no­vem­bre del­l’an­no scor­so un grup­po di ski­n­head ha pe­sta­to un mu­sul­ma­no bul­ga­ro pen­san­do si trat­tas­se in­ve­ce di un cit­ta­di­no si­ria­no. A Sofia, inol­tre, mi­glia­ia di per­so­ne hanno pro­te­sta­to per l’uc­ci­sio­ne di un com­mes­so ac­col­tel­la­to da un mi­gran­te al­ge­ri­no il­le­ga­le.

25’000 IM­MI­GRAN­TI AF­FO­GA­TI

In Gre­cia e in Bul­ga­ria le reti sul con­fi­ne non sono altro che un ten­ta­ti­vo di­spe­ra­to da parte delle au­to­ri­tà di con­trol­la­re degli even­ti che stan­no chia­ra­men­te sfug­gen­do loro di mano. Men­tre i fun­zio­na­ri si pre­oc­cu­pa­no di come sop­pe­ri­re ai bi­so­gni dei ri­fu­gia­ti con così poche ri­sor­se, i de­trat­to­ri si pre­oc­cu­pa­no del fatto che le reti siano con­tro­pro­du­cen­ti. Adrian Ed­wards del­l’UN­CHR so­stie­ne che “l’in­tro­du­zio­ne di bar­rie­re, come reti o altri de­ter­ren­ti, co­strin­ge le per­so­ne a in­tra­pren­de­re tra­ver­sa­te ben più pe­ri­co­lo­se, espo­nen­do an­co­ra di più i ri­fu­gia­ti alla mercé dei traf­fi­can­ti.”

Negli ul­ti­mi anni, per fre­na­re i flus­si cre­scen­ti di mi­gra­zio­ni il­le­ga­li, l’UE ha isti­tui­to una serie di con­trol­li di fron­tie­ra e po­li­ti­che ese­cu­ti­ve di vasta por­ta­ta chia­ma­te spre­gia­ti­va­men­te dai de­trat­to­ri con il nome di “for­tress Eu­ro­pe,” la for­tez­za eu­ro­pea. Molti so­sten­go­no che la co­sto­sis­si­ma bu­ro­cra­zia eu­ro­pea non sia per nien­te ef­fi­ca­ce nel te­ne­re sotto con­trol­lo gli im­mi­gran­ti e che, anzi, porti a gravi vio­la­zio­ni dei di­rit­ti umani sugli stes­si con­fi­ni. Come se non ba­stas­se, que­ste po­li­ti­che co­strin­go­no i traf­fi­can­ti a pren­der­si ri­schi sem­pre mag­gio­ri. Se­con­do l’or­ga­niz­za­zio­ne in­ter­na­zio­na­le per le mi­gra­zio­ni, negli ul­ti­mi venti anni sono an­ne­ga­ti al­me­no 25'000 im­mi­gran­ti nel Mar Me­di­ter­ra­neo.

Gli at­ti­vi­sti so­sten­go­no che, a conti fatti, cri­mi­na­liz­za­re l’im­mi­gra­zio­ne ir­re­go­la­re è con­tro­pro­du­cen­te e non fa altro che fo­men­ta­re abusi sia da parte delle au­to­ri­tà di fron­tie­ra sia dai vio­len­ti traf­fi­can­ti a cui gli im­mi­gran­ti af­fi­da­no le loro vite. I grup­pi a so­ste­gno dei di­rit­ti dei ri­fu­gia­ti hanno ri­chie­sto più ca­na­li per l’im­mi­gra­zio­ne le­ga­le, ma so­la­men­te af­fron­tan­do di­ret­ta­men­te le si­tua­zio­ni di di­stur­bo e le di­su­gua­glian­ze so­cia­li alla base di ogni im­mi­gra­zio­ne l’Eu­ro­pa potrà ri­sol­ve­re una volta per tutte il pro­ble­ma alla ra­di­ce.