La reazione europea al gruppo Stato Islamico

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 15 ottobre 2014

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Dato che la situazione in Siria e in Iraq sta sfuggendo al controllo, la comunità internazionale si è riunita per affrontare la pericolosa minaccia che il gruppo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS) rappresenta per l'Europa e il mondo intero.

Quella che nel 2011 era cominciata come un'atroce guerra civile in Siria, è degenerata in uno spaventoso sistema repressivo che, insieme al nord dell'Iraq, è controllato da estremisti che hanno creato un califfato in un territorio della grandezza del Portogallo o del Belgio. Si sta combattendo è una guerra regionale e settaria per diffondere l'Islam in tutto il mondo. Lo sviluppo di uno strenuo movimento di opposizione armata in Siria, unito allo scontento degli Iracheni per il governo di Nouri al-Maliki, è sfociato nel conflitto che si sta combattendo in Siria e in Iraq.

Dopo la decapitazione di due ostaggi statunitensi, James Foley e Steven Sotloff, gli Stati Uniti hanno deciso di attaccare la regione occupata dall'ISIS, non solo per rappresaglia, ma anche nel tentativo di sterminare questo giovane ma potente califfato in espansione. Il gruppo Stato Islamico ha provocato la comunità occidentale con ripetute decapitazioni di ostaggi occidentali. Gli episodi di violenza e di violazione dei Diritti Umani sono in aumento e molte capitali europee si sono trovate d'accordo sul fatto che sia giunta l'ora di agire.

Nonostante i tentativi del Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius di evitare che la Francia partecipasse a questo spargimento di sangue, dopo l'annuncio della morte di Hervé Gourdel, un cittadino francese, la Francia ha deciso di affiancare gli USA in questa guerra aerea. Ma il numero dei volontari che appoggiano il conflitto contro l'ISIS è in rapida crescita. A fine settembre il Parlamento britannico ha votato per unirsi alla coalizione formata da USA, Francia e Paesi Arabi. Anche il Belgio e la Danimarca hanno annunciato il loro supporto all'intervento armato. Allo stesso modo, il Ministro della Difesa Nazionale portoghese, José Pedro Aguiar Branco, ha assicurato la presenza del Portogallo nella coalizione internazionale contro il gruppo Stato Islamico. Secondo la piattaforma online “Notícias ao Minuto”, il ministro ha detto che “la collaborazione può assumere diverse forme, come l'addestramento, l'intelligence o gli aiuti umanitari”.

Il potente Paese europeo noto col nome di Germania finora non ha espresso alcun tipo di supporto alla missione per rovesciare l'ISIS. Tuttavia il Ministro degli Interni tedesco Thomas de Maiziere ha affermato che l'ISIS è un “pericolo per la sicurezza pubblica in Germania”, dichiarando illegale la diffusione di materiale propagandistico a favore del gruppo Stato Islamico.

Intanto martedì scorso il Parlamento Europeo è stato teatro di una protesta curda per sollecitare gli aiuti per la difesa di Kobane, la città siriana occupata dal gruppo Stato Islamico. La Turchia subisce pressioni perché aiuti le forze curde e dopo quasi tre settimane di combattimenti il gruppo Stato Islamico controlla circa un terzo della città, dicono gli attivisti. “Non capiamo perché la Francia stia combattendo in Iraq e non nel Kurdistan siriano” ha detto Fidan Unlubayir, membro della Federazione di Associazioni Curde in Francia. La comunità occidentale sta adottando una strategia molto cauta per evitare qualsiasi tipo di complicazioni che riguardino la legislazione internazionale.

Tuttavia gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno già reso noto che i soli attacchi aerei non riusciranno a impedire che i combattenti dell'ISIS conquistino Kobane. È una mossa importante e pericolosa che permetterà ai ribelli del gruppo Stato Islamico di prendere il controllo di una fascia strategica tra i due Paesi. La comunità internazionale attende con il fiato sospeso gli sviluppi di questa orribile battaglia. Secondo il magazine Foreign Policy, la Turchia sta attualmente discutendo con il nuovo segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, una possibile azione contro l'ISIS. “Siamo in trattative” ha detto il Ministro degli Esteri turco Cavusoglu. “Quando troveremo una decisione condivisa, la Turchia non si tirerà indietro e farà la sua parte”. 

Osservando gli sviluppi di questa strategia internazionale, non possiamo fare a meno di paragonare questa guerra alla prima “guerra al terrorismo”, con la differenza che in questo caso c'è un maggiore intervento internazionale e ci saranno  conseguenze più pesanti se il terroristi non verranno sconfitti. Ma dovremmo chiederci... la Storia si sta ripetendo?

Editing (dell'originale) di Danica Jorden