la prima neve 

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 28 ottobre 2013

Il nuovo film di Andrea Segre, regista di Io sono Li. 

Presentato alla sezione Orizzonti della 70 Mostra Internazionale d'arte cinematografica di Venezia, il secondo lungometraggio del regista di Dolo ha vinto di recente il Grand prix fiction e il Prix du public della giuria del 31mo festival del Cinema italien di Annecy, graziosa città lacustre dell'Alta Savoia.

Questo secondo film, un racconto cinematografico a metà tra il documentario e la fiction, tra realtà e messa in scena come afferma il regista, avvicina lo spettatore all'ambiente e al luogo dei personaggi grazie alle immagini in presa diretta che il regista mutua dalla sua precedente attività di documentarista trasformando in immagini la semplicità di una storia possibile messa in scena da attori professionisti e abitanti del luogo.

Segre riprende da Io sono Li il tema dell'immigrazione e dell'accoglienza declinandolo nel paesaggio marginale della Val dei Mocheni, una vallata verde e dorata alle pendici della cantena del Lagorai, in Trentino. Il punto di partenza è la constatazione di un fenomeno: da circa un decennio in contrasto con lo spopolamento delle valli alpine, la montagna è diventata il punto di arrivo di molti immigrati. Ed è il caso di riflettere, come alcuni geografi hanno fatto, se non sia necessario rivedere l'immagine stereotipata di chiusura e d'immobilismo solitamente attribuita all'ambiente montano, ritrovando invece nelle sue dinamiche economiche e sociali una sorta di dinamismo e di esempio d'accoglienza.

La natura della Val dei Mocheni interagisce con il regista nel raccontare la storia d'immigrazione di Dani, togolese clandestino giunto in Italia su un gommone, quella di Michele, un figlio che non riesce a sopportare l'idea di dover vivere senza padre, e di Elisa, madre di Michele, rimasta sola dopo la morte del marito e alla ricerca di un equilibrio. La condizione di migrante di Dani, spaesato e alla ricerca di un luogo dove ricominciare a vivere senza la moglie, non sembra diversa da quella del bambino Michele, confuso per la morte del padre e incapace di accettarne l'assenza. E la stagione autunnale nelle foglie del bosco con le sue luci e le sue ombre presenta i due personaggi nel vivo del loro dramma interiore, inquieti e insicuri.

L'antico laboratorio del saggio Pietro, nonno di Michele, falegname e apicoltore, offre l'inattesa possibilità a Dani e Michele di incontrarsi, conoscersi e camminare insieme nel bosco di faggi e betulle alla ricerca della legna per l'inverno. In queste loro passeggiate Michele si meraviglia davanti alla forza e bellezza degli alberi mentre Dani non è più in grado di sentire con chiarezza la loro voce, intento a immaginare un'ospitalità lontana dalla casa di accoglienza di Pergine e impegnato a comprendere il suo ruolo di padre per Fatou. Nel proprio diario sulle settimane di preparazione del film, pubblicato nel libro Prima della neve con il marchio di Montura editing, Segre scrive:

«come la forza imprevedibile di madre natura, il faggio antico è il padre natura che Michele ancora cerca e Dani non osa o non sa diventare».

Il libro raccoglie oltre al taccuino personale di Segre, le fotografie di scena e di backstage del film di Simone Falso. Sempre parallelamente all'uscita del film nelle sale, il regista promuove il progetto La prima scuola, una raccolta fondi per finanziare progetti artistici e pedagogici nelle scuole primarie volti a sviluppare la creatività e l'apprendimento dei bambini e a raccontare la realtà della scuola.            

Rimanendo sempre con i piedi nella montagna trentina, il film ci fa immaginare luoghi lontani e vicini come la Libia, il Togo, il Bangladesh o Parigi mentre ascoltiamo il mescolarsi dell'italiano, del dialetto trentino, del mocheno, del francese e della lingua africana ewe. Impariamo i mestieri di un tempo e il ritmo lento e spensierato della vita nella valle, riconosciamo il sapore e l'odore delle cose buone come il miele, ammiriamo la brillantezza e vivacità delle svariate tonalità di marrone, giallo, rosso, verde e fissiamo nella memoria un metodo: «Le cose che hanno lo stesso odore devono andare insieme».

E il paesaggio innevato dalla prima neve attutando i passi dolorosi di Dani e Michele offrirà a tutti la possibilità di ritrovare la propria strada.