La Polonia vota per la castrazione chimica

Articolo pubblicato il 23 ottobre 2009
Articolo pubblicato il 23 ottobre 2009

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Dopo i deputati, anche i senatori polacchi hanno deciso per l'inasprimento delle pene contro i crimini sessuali. La castrazione chimica diventa obbligatoria. Una decisione radicale che sembra essere approvata anche dai cittadini

Dopo che giovedì scorso il Senato polacco ha decretato, con una sola astensione, l’applicazione di pene sempre più severe per i criminali sessuali, la stampa nazionale ha stranamente reagito con pochi commenti. Una tale legge, però, non può non scatenare un dibattito: prevede la castrazione chimica dei pedofili e l’inasprimento delle pene (dai tre ai quindici anni di prigione).

Il ricorso alla castrazione chimica fa della Polonia un’eccezione in Europa

Il ricorso alla castrazione chimica fa della Polonia un’eccezione in Europa: disposizioni simili contro l’abuso sessuale su minori sono state adottate soltanto da alcuni Stati degli Usa, mentre in Danimarca, Belgio e Svizzera è una misura possibile, ma mai obbligatoria.

Solo un quotidiano polacco, il Rzeczpospolita, si è occupato dell’argomento, seppure ne parli in terza pagina. Con il titolo “Pedofili senza sorveglianza”, l’articolo specula sul destino dei circa mille e cento criminali sessuali polacchi che hanno violentato minori di età inferiore ai 15 anni, tra questi 130 sono stati definiti pedofili.

L’autrice dell’articolo, Izabella Kacprzak, critica il fatto che i pedofili, una volta usciti di prigione, non vengano sorvegliati. Cita qualche esempio di violentatori recidivi, tra i quali il caso di un pedofilo di 49 anni che a settembre è uscito di prigione dopo 25 anni di reclusione, e sembra sia già stato accusato di aver abusato sessualmente di un bambino undicenne.

La castrazione come pena-soluzione?

Fatti come questo giustificano la radicalizzazione di una politica antipedofilia in Polonia: secondo recenti sondaggi, i due terzi della popolazione polacca si è espressa a favore di azioni più incisive da parte dei politici per punire i pedofili. Anche il Primo Ministro polacco Donald Tusk supporta una riforma più rigorosa del codice penale. Poco più di un anno fa, lo stesso Tusk aveva gettato benzina sul fuoco quando, a settembre, nella Polonia orientale accadde un fatto di cronaca tanto grave da far indignare l’opinione pubblica polacca: un padre di quarantacinque anni era stato accusato di aver abusato sessualmente di sua figlia per sei lunghi anni e di aver avuto da lei due bambini. Tusk dichiarò allora: «Alcuni individui non meritano di essere definiti essere umani».

In Polonia si sollevano, tuttavia, anche voci contrarie all’applicazione di questa legge, tra queste quella dell'ex Ministro della Salute e psichiatra, Marek Balicki, il solo ed unico nel Senato polacco a votare contro quando la legge fu valutata alla Camera, circa quattro settimane fa. Balicki ha criticato il fatto che «la medicina abbia perso il suo valore riducendosi a un mezzo di punizione». Anche quel voto non aveva suscitato grosso stupore nella stampa.

«La medicina ha perso il suo valore, riducendosi a un mezzo di punizione»

Questa legge tanto controversa dovrà essere nuovamente dibattuta alla Camera, perché i senatori hanno suggerito diverse proposte di modifiche tecniche. Poi toccherà al Presidente Lech Kaczynski apporre la sua firma. La sua approvazione certamente non si farà attendere, data la sua inclinazione nazionalconservatrice: entrambi i fratelli gemelli Kaczynski sono noti sostenitori dell’applicazione di un codice criminale più severo e rigoroso. Per gli oppositori della legge, la maggioranza dei quali, come Balicki, appartiene allo spettro della sinistra, tutto quello che resta da fare è presentare ricorso alla corte costituzionale.

L’autrice, Katarzyna Tuszynska, fa parte della rete di corrispondenti n-ost.