La politica linguistica nelle Fiandre: ai confini del surrealismo belga

Articolo pubblicato il 06 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 06 dicembre 2014

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Imporre un’ammenda a coloro che non conoscono bene il neerlandese e occupano gli alloggi pubblici nelle Fiandre: ecco l’ultima trovata del Ministro delle Infrastrutture fiammingo, Liesbeth Homans, la quale vuole assicurarsi così che i locatari parlino il nederlandese.

Le autorità fiamminghe non mancano certo di originalità, specialmente quando si tratta di trovare nuove misure per «spronare» coloro che non parlano il neerlandese a impararlo qualora risiedessero nelle Fiandre. A volte, però, si arriva a situazioni a dir poco... surreali. 

Non più 5.000 euro d’ammenda bensì 440

Liesbeth Homans, Ministro nazionalista fiammingo delle Infrastrutture, competente in materia d’integrazione, vorrebbe imporre delle ammende ai beneficiari degli alloggi pubblici che si rifiutano di parlare neerlandese. «Non espellerò nessuno dagli alloggi pubblici nè proibirò tantomeno l’accesso a chi non parla nederlandese. Chiediamo semplicemente di ricevere qualcosa in cambio. Si tratta di una questione di diritti e di doveri»spiega dallo schermo televisivo del canale pubblico fiammingo.

La Maison del Neerlandese s’incaricherà dell’organizzazione degli esami. Se una persona locataria in un alloggio pubblico non dovesse passaree il test, rischierebbe un’ammenda di 5.000 euro, secondo quanto dichiarato da alcuni media. Björn Anseeuw, deputato fiammingo dello stesso partito del Ministro (N-VA) diminuisce la cifra: «è un’esagerazione. Queste contravvenzioni esistono già da otto anni nel codice amministrativo degli alloggi per coloro che si rifiutano di imparare il neerlandese. Le ammende non superano mai i 5.000 euro. Nei casi più frequenti si tratta di un montante pari a due mesi di affitto: 440 euro»Secondo lui, non si tratta di un inasprimento politico bensì di ambizioni, corrette al rialzo, al fine di «risolvere i problemi della società». 

Resta da vedere se la sanzione rappresenta effettivamente il modo migliore per spronare coloro che non parlano il neerlandese a impararlo. 

Il francese si trasforma in lingua dei segni

Nel Comune di Menin, situato al limite della frontiera francese, il sindaco fiammingo è apparso su tutti i giornali, quando, nel settembre del 2013 ha annunciato la messa a punto di pittogrammi negli uffici dell’amministrazione comunale. L’obiettivo?  Proibire l’uso del francese negli scambi linguistici tra i funzionari. E quando non ci sono i pittogrammi subentra la lingua dei segni per comunicare con chi non parla il neerlandese. Come mostra il video realizzato dal canale France 3, si arriva a situazioni alquanto … assurde.

«Non si deve mai passare automaticamente da una lingua all’altra. Se la situazione lo rende necessario e i pittogrammi o i gesti non sono sufficienti, allora si può ricorrere a un altro idioma», spiega il sindaco di Menin nella testata giornalistica Le Soir. Ma –precisa- solamente «in via del tutto eccezionale: l’eccezione deve rimanere tale e in nessun caso diventare la regola». 

Navigando sul sito Internet del Comune e andando alla sezione francese… si finisce in una pagina in cui c’è scritto: «Benvenuti sul sito ufficiale dell’Ufficio del Turismo di Menin»! Le informazioni amministrative utili alla vita quotidiana dei cittadini sono disponibili solo in neerlandese. La rubrica “alloggi” non è accessibile in francese. 

D. Thiéry: il sindaco che per otto anni non è mai stato nominato

Dal 1963, il Belgio ha una frontiera linguistica che l’attraversa da Est ad Ovest. Per farla breve: la popolazione a Nord della frontiera linguistica parla neerlandese (eccezione fatta per la regione brusselese che è bilingue); a Sud si parla francese, tranne nella comunità germanofona che conta 70.000 abitanti. Dopo lo stanziamento della frontiera linguistica, i «comuni a facilitazione linguistica» sono stati inglobati in quelli dove la minoranza era superiore al 30%. Qui, la popolazione francofona può richiedere e ottenere i servizi comunali nella lingua che preferisce.

La direttiva Peeters del governo fiammingo precisa che ogni documento amministrativo deve essere inviato in neerlandese ai cittadini, anche se questi ultimi sono francofoni. Gli abitanti francofoni stanziati nei comuni a facilitazione linguistica che desiderano ricevere i documenti nella loro lingua madre devono farne sistematicamente richiesta.

Damien Thiéry, candidato sindaco per il comune di Linkebeek (municipalità a facilitazione linguistica, ndr) ha inviato in francese le proprie procedure elettorali nel 2006 e nel 2012, contrariamente a quanto stabilito dalla direttiva Peeters. I ministri fiamminghi di competenza si sono sempre rifiutati di nominarlo ufficialmente sindaco. È da ben otto anni che Damien Thiery cerca di vincere, invano, questa causa presso il Consiglio di Stato.

I francofoni delle Fiandre in marcia verso l’ONU

I francofoni residenti nelle Fiandre sarebbero 310.000, ovvero costituirebbero circa il  5% della popolazione fiamminga, secondo l’Associazione per la Promozione della Francofonia nelle Fiandre (APFF) e l’Associazione dei diritti umani (Adhum). Di fronte alle politiche linguistiche nelle Fiandre queste associazioni non vogliono di certo lasciar correre. La settimana scorsa, infatti, si sono battute al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU a Ginevra per il riconoscimento dei francofoni nelle Fiandre come minoranza nazionale. 

Ciò permetterebbe loro  di «ottenere soprattutto il diritto di utilizzare liberamente, in territorio fiammingo e senza alcun impedimento, la loro lingua minoritaria [il francese], sia in privato che nei luoghi pubblici, tanto allo scritto quanto all'orale», così come previsto dalla Convenzione del Consiglio d’Europa- Quadro per la protezione delle minoranze linguistiche e nazionali

Il trattato è stato firmato in Belgio nel 2001, ma mai ratificato dalle Fiandre, nonostante le numerose raccomandazioni internazionali.