La poesia bilingue di Rafael Alberti

Articolo pubblicato il 26 novembre 2007
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Articolo pubblicato il 26 novembre 2007
Alberti è stato un viaggiatore incallito e, suo malgrado, un esiliato. Questo per la sua appartenenza al Partito Comunista Spagnolo e la sua partecipazione attiva alla Guerra Civile Spagnola (1936-1939) in favore della Seconda Repubblica.Rafael Alberti (1902-1999) è stato il poesta spagnolo più rappresentativo delle traversie letterarie, sociali e politiche del Ventesimo secolo iberico.
Insieme a Federico García Lorca ha avuto un ruolo preminente nella cosiddetta “Generazione del ’27”. In essa convergevano artisti quali Luis Buñuel e Salvador Dalí, oltre allo stesso Lorca. A livello internazionale, Alberti ebbe un ruolo di trait d’union dei grandi intellettuali europei: il suo amico intimo Pablo Neruda, Vinicius de Moraes, Louis Aragon, Elsa Triolet, Picasso, Ilia Ehremburg, e altri ancora. Non arrivà mai a finire gli studi. Ma oltre ad essere poeta fu pittore, drammaturgo, sceneggiatore e, durante la guerra civile, responsabile della protezione dei dipinti al Museo del Prado di Madrid, minacciati dai bombardamenti dell’aviazione franchista. Alberti è stato un viaggiatore incallito e, suo malgrado, un esiliato. Questo per la sua appartenenza al Partito Comunista Spagnolo e la sua partecipazione attiva alla Guerra Civile Spagnola (1936-1939) in favore della Seconda Repubblica. Visse in esilio per ben 38 anni. Per un anno visse anche a Parigi e per ben 14 anni a Roma. Questo ostracismo lo condusse, in sintonia con il suo carattere esploratore ed eclettico, a scrivere raccolte di poesie in cui mescolava lingue o direttamente con doppia versione originale. Prima e in seguito , dei quali pubblichiamo due estratti.

Rafael Alberti a su llegada del exilio (Foto, Agencia EFE)Vida Bilingüe de un refugiado español en FranciaRoma, pericolo per i viandanti

(Es la Francia de Daladier, de Leon Blum y de Bonnet, la que aplaude a Franco en el cine, la Francia des Actualités.) ¡Qué terror, qué terror, allá lejos! La sangre quita el sueño, hasta a la mar la sangre quita el sueño. Nada puede dormir. Nadie puede dormir. …Y el miércoles del Havre sale un barco, y este triste allá lejos se quedará más lejos. –Yo a Chile, yo a la URSS, yo a Colombia, yo a México. Yo a México con J. Bergamín. ¿Es que llegamos al final del fin o que algo nuevo comienza? –Un café crème, garçon. Avez-vous «Ce Soir»? Es la vida de la emigración

y un gran trabajo cultural. NOCTURNO Toma y toma la llave de Roma, porque en Roma hay una calle, en la calle hay una casa, en la casa hay una alcoba, en la alcoba hay una cama, en la cama hay una dama, una dama enamorada, que toma la llave, que deja la cama, que deja la alcoba, que deja la casa, que sale a la calle, que toma una espada, que corre en la noche, matando al que pasa, que vuelve a su calle, que vuelve a su casa, que sube a su alcoba, que se entra en su cama, que esconde la llave, que esconde la espada, quedándose Roma sin gente que pasa, sin muerte y sin noche, sin llave y sin dama. NOTTURNO (Version en italien élaborée par Vittorio Bodini) Tieni, tieni la chiave di Roma, perché in Roma c'è una via, nella via c'è una casa, nella casa c'è una stanza, nella stanza c'è un letto, nel letto c'è una dama, una dama innamorata, che prende la chiave, che lascia il letto, che lascia la stanza, che lascia la casa, che va per la via, che prende una spada, che corre di notte e uccide chi passa, che torna nella via, che torna nella casa, che sale alla stanza, che entra nel letto, che nasconde la chiave, che nasconde la spada, e Roma resta senza gente che passa, senza morte e senza notte, senza chiave e senza dama. Al suo ritorno in Spagna, nel 1977, scendendo la scalinata dell’aereo, davanti ad un folto gruppo di giornalisti, pronunciò la frase che in seguito avrebbe segnato lo spirito della transizione pacifica della Spagna verso la democrazia: «Me ne sono andato dalla Spagna con il pugno chiuso. Ritorno con la mano aperta, in segno di concordia tra tutti gli spagnoli». Durante la prima intervista di Alberti alla televisione, al suo ritorno dall’esilio, confondeva ancora parole italiane e spagnole