La pietra contro l'Italia, un macigno sulla Francia

Articolo pubblicato il 27 aprile 2002
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Articolo pubblicato il 27 aprile 2002

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L'opinione strettamente personale di chi ama il proprio paese ed oggi sorride tristemente volgendo lo sguardo verso la Francia.

Credo che in pochi (spero) abbiano commentato la "vittoria" (uso le virgolette perché il ballottaggio lo vincerà Chirac) di Le Pen dicendo "adesso i francesi la smetteranno di prendersela con noi ed il nostro Berlusconi". Alla minoranza che si riconosce in tale affermazione rispondo con un sorriso, la superficialità vegeta ovunque e cancellare questo vizio è impresa impossibile ed ingiusta.

Però qualche sassolino dalle scarpe permettetemi di toglierlo, ne ho accumulati tanti in questi mesi e trovo difficoltà finanche nel camminare. Trovo d'obbligo iniziare con qualche premessa: Come tutti coloro che credono realmente nella democrazia non la penso come Le Pen, l'antisemita, l'intollerante, lo xenofobo e mi fa male la pancia al solo pensiero che in tanti, ignoranti dinanzi ad elementari valori, la pensino come lui. E non la penso nemmeno come Bossi, uno che sulla bandiera italiana (simbolo di un popolo, della sua storia, della sua cultura e delle sue lotte per conquistarsi un domani dignitoso e libero) ci defecherebbe, perché, forse, tre colori sono pochi per lui. Non voto Berlusconi, ma non demonizzo l'avversario legittimato dal voto, lo affronto con le mie idee e le mie critiche soprattutto quando vorrebbe togliere la voce a chi potrebbe dargli fastidio.

Detto ciò vorrei parlare d'altro, siccome altri parleranno del problema che Le Pen rappresenta per l'Europa e si interrogheranno sui perché di questo risultato, io mi limiterò a scrivere delle mie opinioni strettamente personali - nessuno si senta offeso - sull'atteggiamento francese di questi ultimi mesi culminato nell'apoteosi dell'arroganza (e qui ahimè non stiamo più parlando di una minoranza ma di un sentimento comune a molti transalpini) la sera del primo turno delle presidenziali. Lo farò riportando qualche esempio esplicativo.

La Francia fu tra i primi a condannare (forse, giustamente) lascesa di Haider, camerata di Le Pen; fu in prima linea quando lUnione Europea vagliava la possibilità di applicare delle sanzioni da applicare allAustria e minacciò di interrompere i rapporti diplomatici con il regime neo-totalitario. Oggi mi domando come reagirebbe se qualcuno proponesse, o meglio osasse proporre, delle sanzioni o di sbatterle le porte del dialogo in faccia.

Quando ho letto le dichiarazioni del Ministro della cultura francese che affermava che avrebbe provato imbarazzo nel dare la mano a Berlusconi, ho provato rabbia, ed oggi a lei domando cosa proverebbe a dare la mano a Le Pen? E se, nella sua visione delle cose, un domani Le Pen dovesse venire in Italia, dovremmo accoglierlo a Fiumicino con un tappeto rosso, palloncini e show pirotecnico? E sempre secondo la sua autorevole opinione proverebbe imbarazzo o qualcosa di più un ministro italiano nel dargli la mano quando sarà sceso dalle scalette dellaereo?

E poi ci fu la protesta al Salone del libro di Parigi; diverse sono state le cose che mi hanno turbato quel giorno. Un gruppo di ragazzi arroganti, sciovinisti e con la puzza sotto il naso che sbeffeggiavano lItalia allinterno di una manifestazione culturale. E stato un insulto alla nostra cultura, ma per questo quei ragazzi possono essere perdonati, dubito che abbiano mai letto Dante, Manzoni o Machiavelli. Protestarono (forse, di nuovo giustamente) contro il nostro governo, ridicolizzandolo e quindi con esso i suoi elettori. Oggi a loro faccio i miei complimenti per il nome uscito dalle urne o dal cappello (data la sorpresa) delle loro preferenze, un chiaro esempio di superiorità. Bravi.

Mi complimento (in modo sincero, invece) con la delegazione italiana che abbandonò la fiera, è stato un grande gesto di dignità, di chi è orgoglioso della propria nazionalità.

Forti e continue sono le critiche nei confronti di Bossi e di chi lo ha votato, definito razzista, nemico dellEuropa ed antidemocratico; giustissime ancora una volta le condanne provenienti dal paese della liberté-egalité-fraternité. Peccato che la retorica e la superiorità si siano dissolte nel fumo di una sinagoga bruciata a Marsiglia, nellaggressione di quattordici giovani colpevoli di essere ebrei a Bondy, in altri beceri atti di antisemitismo, ed oggi nel risultato elettorale secondo il quale più o meno il 17% dei francesi (uno su cinque) ha votato uno xenofobo ed antisemita. Mi chiedo quali etichette abbiano utilizzato i giornali francesi per la manifestazione di Roma in cui dei cretini hanno marciato vestiti da terroristi? Una posizione di condanna univoca e netta sarebbe stata credo opportuna per colpire senza mezzi termini il risorgere di nuove forme di antisemitismo, una delle piaghe più folli e dolorose della nostra storia. Purtroppo non cerano uomini politici da poter criticare, sembra quasi che i bersagli da abbattere non siano lantisemitismo, il terrorismo, il razzismo o la violenza, ma si impiega un mirino politico per colpire lavversario di turno. La tristezza di questi comportamenti emerge perchè non si comprende che strumentalizzando le piaghe della nostra società si indebolisce la lotta contro questi drammi.

I francesi erano talmente presi dalla critica agli altri e completamente assorbiti nella ricerca dei difetti nei prati altrui che non si sono accorti del cespuglio di rovi che cresceva sul loro giardino. Con larroganza di chi si crede maestra di libertà ha avuto la presunzione di credere di poter dare lezioni di democrazia e di tolleranza a tutti, illudendosi, data la propria superiorità, di essere priva di difetti. Non si sono resi conto che i vizi che additavano ad altri erano vivi anche allinterno del proprio territorio ed andavano affrontati: il seminario valoriale andava fatto innanzitutto nei propri confini. Invece la presunzione li ha resi ciechi e, credendosi senza peccato, hanno scagliato pietre sugli altri; ed oggi, sotto forma di macigno lepenista, pagano questo debito.

Tutto ciò ha raggiunto lapice la notte delle elezioni in cui migliaia di persone sono scese incredule per le strade a protestare, piangere e picchiarsi. Non critico chi protesta, sono convinto che la libertà di manifestare il proprio pensiero sia alla base nella costruzione di una democrazia ma trovo ridicola lincredulità, latteggiamento di quelle persone e di molti che hanno commentato la vittoria di Le Pen. Larroganza era tale che sembrava quasi che Le Pen avesse fatto un colpo di stato, che fosse piombato dal cielo a causa di un incantesimo maligno, o che era stato imposto da qualche nazione straniera (forse lanatroccolo Italia?). Il primo della classe non poteva aver compiuto un errore di tale portata, era impossibile, invece, mes amies, lavete votato voi, il professore è inciampato sullo stesso errore dei suoi allievi.

Il mio invito è ad una riflessione umile per comprendere e quindi affrontare queste tristi realtà, nulla capita per caso, ma tale elucubrazione non era lo scopo di questo mio articolo.

Per concludere vorrei fare un elogio ad un uomo che in questi giorni credo di plausi ne raccoglierà ben pochi, Lionel Jospin, che si è assunto la responsabilità della disfatta ed ammettendo le proprie colpe si è ritirato dalla scena politica, un gesto di grande dignità.