La paura di aver ragione

Articolo pubblicato il 04 marzo 2004
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Articolo pubblicato il 04 marzo 2004

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Finalmente. L’Europa ha trovato il coraggio di imporre delle sanzioni commerciali agli USA. Dobbiamo imparare a difendere i nostri interessi.

Nel 2000 la UE espose le proprie lamentele sulla politica di aiuti all’esportazione degli USA innanzi al Dispute Settlement Body del WTO. Grandi imprese come Boeing, Microsoft o General Electric hanno potuto ricevere, in virtù del Foreign Sales Corporations, benefici fiscali per oltre il 30% sui loro prodotti. Da allora in poi, la UE si è mostrata sempre più comprensiva e flessibile, guadagnando ragione da vendere.

Ma non sono vere sanzioni

In concreto, il Commissario per il commercio con l’estero, Pascal Lamy (1), ha interpretato alla perfezione le vesti del padre del figliuol prodigo di biblica memoria. La misura da lui proposta di “minaccia delle clausole” ha lasciato sfumare l’opportunità avallata dal WTO nelle sue risoluzioni sempre favorevoli alla “causa europea”. In questo modo, il Commissario Lamy si è deciso in favore del perdono e della comprensione, permettendo così alla politica economica americana di proseguire sulla sua strada, mettendo mano a delle riforme timide che non cambiano la natura delle cose.

Effettivamente, in base ad una propria decisone del 2003, il WTO (inutile ricordare che non si tratta di un’organizzazione anti-americana) ha concesso sanzioni commerciali fino al 100% sui prodotti la cui competitività in termini di esportazione è sotto accusa.

La “multa” che viene oggi imposta, dopo tante parole traboccanti di buone intenzioni da parte del Commissario Lamy – frutto di una politica di “pressioni graduali” che “mira ad un ritiro non ad una rappresaglia”, “a delle contromisure, non ad una punizione” – riguarda il 5% della lista di prodotti così esportati dagli USA. E di un 1% in più per ogni mese di ritardo. Fino a un massimo di 17% in un anno (3). Solo qualche tempo fa veniva minacciato di servirsi delle sanzioni al 100%. Oggi invece si viene a sapere che ammonteranno appena al 5%.

Paura di una guerra commerciale

Ciò di cui l’Europa ha paura, è che queste sanzioni possano dar vita ad una guerra commerciale aperta, considerando poi che quest’ultime non provocherebbero gravi danni sull’altra sponda dell’Atlantico. Grazie alla debolezza del dollaro americano rispetto all’euro, infatti questo genere di misure non risulterebbe idonea a compromettere la competitività del mercato americano. E il Commissario Lamy lo sa bene.

Nelle più alte sfere del potere politico americano la questione è in discussione. Il segretario al Tesoro ha richiesto urgenti misure per accogliere la decisione del WTO, ma solo in modo da scongiurare le sanzioni e continuare ad aiutare le proprie esportazioni.

Antiamericanismo, no. Europeismo, sì

Il che non vuol dire che si rende perciò solo necessaria una politica ostile verso gli USA, né tanto meno l’imposizione di misure maggiormente repressive. Tuttavia nel momento in cui è necessario difendere le imprese europee non è possibile mostrarsi paurosi. Non si può aver paura a contrastare degli atti illegali che mettono direttamente a repentaglio la nostra economia. Da quella parte certo, non si è avuto paura a promuovere i propri interessi ovunque essi si celino, anche in modo scorretto. Dove del resto non si è sentita levare alcuna voce, alcun rimorso contro “l’ombrello d’acciaio” (ricordiamoci dell’illegale politica tariffaria americana sull’importazione di questo prodotto) (4), teso a rafforzare la propria economia.

E non c’è dubbio che si tratti del nostro maggiore concorrente. Con cui torneremo a confrontarci nel futuro. La parte difficile dell’aver ragione consiste nel riuscire a farla valere.