La parabola della Grecia non è uguale a quella del Vangelo

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2012
Articolo pubblicato il 15 febbraio 2012
Il destino gioca spesso brutti scherzi. Il 12 febbraio 2012, quarta domenica di Quaresima, detta anche "Domenica del figliol prodigo", il parlamento greco si è riunito per discutere il nuovo programma d'austerità nel tentativo di salvare l'economia ellenica dal collasso.
Molteplici le richieste dell'Ue, della Bce e del Fmi per sbloccare i fondi in favore del Paese: salari minimi ridotti del 20%, tagli alle pensioni e alle spese farmaceutiche; ma la Grecia dice "no" al taglio delle pensioni integrative.

La parabola racconta di un padre e dei suoi due figli. Un giorno, il più giovane decise di lasciare la famiglia e chiese la parte di patrimonio che gli spettava. Raccolte le sue cose, partì così per un paese lontano dove, dopo aver vissuto da dissoluto, cadde in miseria. Decise quindi di tornare a casa da suo padre il quale non solo lo accolse a braccia aperte, ma ordinò alla serva di ammazzare il vitello più grasso per fare festa.

Attenzione all'etimologia

Sulle orme della parabola la Grecia, dopo aver sperperato tutti i soldi che le erano stati prestati, torna a chiedere aiuto all'Unione Europea. Al parlamento greco è stato dunque chiesto di adottare dure misure di austerità per salvare nuovamente il Paese. Presto sapremo se tali provvedimenti saranno stati benèfici o distruttivi. Ma, in fondo, cosa importa se tali restrizioni metteranno fine ad un'epoca fatta di sogni, e di un' illusoria felicità che crolla come fosse un castello di carte?

Va tutto bene dunque. Il "figliol prodigo" ritorna, si pente e torna tra le braccia di suo padre. Tuttavia, nella nostra storia il "padre" piuttosto che sfamare il figlio con il vitello più grasso, sceglie di donargli giusto ciò che gli serve per sopravvivere; invece che accoglierlo lo punisce, e rimprovera il figlio maggiore per non essere mai andato via. Siamo sicuri che sia la Grecia il figliol prodigo della nostra parabola?. Nel greco antico dei vangeli la parola "prodigo" άσωτος (asotos) significa "colui che non può essere salvato" e non "colui che ritorna" o "colui che è inutilmente prodigo". Ciò determina una contraddizione logica all'interno della nostra storia. Perchè il figlio pentito non può essere salvato? Non c'è possibilità di redenzione per colui che decide di cambiare vita e torna poi a casa umiliato?

Perchè il figlio pentito non può essere salvato?

"Dietro una facciata apparentemente indolente si nasconde un'altra Grecia, che lavora, combatte e che soprattutto vuole rimanere nell'Eurozona e non tornare indietro di cinquant'anni"

Eppure il figlio prodigo non è il più giovane, bensì il più grande dei fratelli. Non è colui che è partito ed è tornato da suo padre, ma l'altro, colui che non è mai andato via, colui che invidia suo fratello che non solo ha avuto il coraggio di ribellarsi, partire e divertirsi, ma che adesso è tornato a casa e viene accolto calorosamente.

Tenete a mente la sua reazione - si lamenta ed è arrabbiato con suo padre perché, nonostante sia sempre stato al suo fianco e abbia lavorato per lui, non gli è mai stato offerto un capretto per far festa con i suoi amici. Ignorò così suo fratello e andò via. Ecco, è lui il vero "figliol prodigo".

Sicuramente i politici hanno poco a che vedere con le parabole evangeliche. Non è chiaro invece se nella nostra versione della storia la Germania e i nostri partners ricoprano il ruolo del padre piuttosto che quello del figlio. Il loro atteggiamento ci consiglierà una risposta.

Da notare che i 27 stati membri non stanno attualmente aiutando la Grecia - lo hanno fatto in passato. Stanno invece speculando sulle spalle di un paese che sebbene abbia commesso terribili sbagli, anche economici, non ha fatto nulla di diverso da quello che gli altri hanno fatto all'interno dell'Eurozona. La differenza è che, a causa dei suoi problemi strutturali in qesto primo decennio dell'euro, fatto di frenesia incontrollata, ha fallito inesorabilmente. Il secondo aspetto da considerare è che gli stati membri dell'Ue sono congiuntamente responsabili della distruzione della Grecia. Si sono posti obiettivi fittizi che avrebbero portato alla recessione, lavorando con un governo che sapevano essere contrario alle riforme. Ciò che è peggio, è che hanno insistito su questo tentativo fallimentare senza tener conto dei tagli, da loro imposti, agli stipendi e alle pensioni.

Il risultato è stato l'impoverimento di un'intera nazione in cambio dell'appagamento dei loro seguaci politici. Un terzo punto da tenere a mente è che la " prodiga Grecia" vuole rimanere in Europa, crede di farne parte e ne condivide gli ideali. Ebbene si, la Grecia si sente in colpa. Dietro una facciata apparentemente indolente si nasconde un'altra Grecia, che lavora, combatte e che soprattutto vuole rimanere nell'Eurozona e non tornare indietro di cinquant'anni. Se l'umiliazione di un'intera nazione è più importante della solidarietà e della salvezza di un partner è chiaro verso quale direzione si stia muovendo l'Europa. So così fosse, mi auguro che la Grecia venga estromessa al più presto da un'Unione alla quale non vale la pena appartenere.

Per saperne di più, leggete il babelblog di Atene

Immagine di copertina: (cc) César Angel. Zaragoza/ flickr