La paella, prossimamente sugli schermi del vostro smartphone

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 08 febbraio 2016

L'era "del riso con un sacco di ingredienti dentro" è finita. L'autentica paella valenciana sta per ricevere finalmente la sua emoticon personalizzata su WhatsApp. Il #PaellaEmoji potrebbe finire presto sui touchscreen dei vostri smartphone.

Pausa pranzo in redazione. D'estate proliferano insalate e taboulè, d'inverno le zuppe, e aumenta la coda per usare il forno microonde. Finalmente mi siedo al tavolo e la trovo lì, quella busta infame che ritrae la foto di un risotto giallo con un mix di ingredienti, accompagnata dalla scritta: "paella". Ma come paella? Io, da buona valenciana, brontolo mentre chi si appresta ad aprire la busta ride, e ammette di essere cosciente che quello strano scherzo della gastronomia non è una paella. Ovviamente!

Perché se c'è qualcosa di buono che i valenciani hanno esportato nel mondo, questa cosa è la paella: riso, carne o pesce, fagiolini verdi (una varietà valenciana chiamata bajoqueta) e fagioli bianchi grandi (chiamati garrofó). Niente chorizo né piselli, per favore. Infatti, come succede per la povera pizza (non sono l'unica a cui si spalancano gli occhi quando si parla di aberrazioni culinarie), la paella è uno dei piatti più conosciuti ma, allo stesso tempo, più oltraggiati del mondo.

Per questo, stanchi di ripetere che "quel riso con un sacco di ingredienti dentro" non si può chiamare paella, è nata Wikipaella, un'associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivo quello di promuovere e proteggere l'identità della vera paella. Nonostante ciò, non ancora soddisfatto, il comico valenciano Eugeni Alemany ha deciso di lanciare la petizione online "¡Queremos el #PaellaEmoji en WhatsApp!" (Vogliamo il #PaellaEmoji su WhatsApp). Ebbene sì, Alemany chiede che sia introdotta un'emoticon con la forma della paella sulla celebre applicazione di messaggistica istantanea.

«La paella è molto più che semplice gastronomia: è una modo di affrontare la vita. È un simbolo della cultura spagnola in generale, e di quella valenciana in particolare,» afferma Alemany nella petizione indirizzata a Tim Cook, CEO di Apple. E, continua, una buona paella significa sempre convivialità, famiglia, amici. È scritto nel nostro DNA, si sa.

Oltre alle firme raccolte, la petizione si è trasformata in un'autentica rivoluzione sui social media. A questa folle campagna si sono aggiunti partiti politici, artisti, sportivi e personalità di tutto il Paese. Per questo, milioni di valenciani e non, hanno deciso di fare del loro piatto più celebre un'icona mondiale. La campagna deve essere stata davvero efficace, tanto che l'emoticon della paella è arrivata tra i "finalisti" per le nuove proposte da aggiungere sull'applicazione già a partire da quest'anno.

A fine gennaio, però, è arrivata una notizia che ha fatto molto rumore e suscitato sconcerto. La proposta grafica di Unicode (l'organizzazione che decide le emoticons di Whatsapp) in realtà ha poco a che vedere con una paella, ed includeva pollo, piselli e gamberi.  Sacrilegio! Così, i social network si sono mobilitati con l'hashtag #ComboiPaellaEmoji, per chiedere che l'icona contenesse solo gli ingredienti autentici. L'hashtag si è presto trasformato in un Trending Topic mondiale.

Eugeni Alemany ha un sogno...

Alla fine l'umorista ideatore della campagna ha annunciato che Unicode ha accettato la proposta e modificato l'icona, includendo «solo ingredienti tradizionali». Sebbene il comitato di Unicode si riunirà in queste settimane per decidere riguardo le prossime emoticon, quantomeno sappiamo che la paella sarà rappresentata correttamente. Incrociamo le dita.