La pace si costruisce con le persone, non con i numeri

Articolo pubblicato il 01 marzo 2015
Articolo pubblicato il 01 marzo 2015

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La giovane Frosina Doninovska da Skopje, Macedonia, è stata eletta Ambasciatrice della gioventù per la Pace dopo aver partecipato ad una riunione eccezionale a cui hanno preso parte venti giovani appassionati provenienti da Macedonia, Serbia, Bosnia ed Herzegovina e Kosovo

E' Frosina Doninovska, una ragazza macedone, ad essere stata eletta Ambasciatrice della gioventù per la Pace, dopo aver partecipato ad una riunione eccezionale a cui hanno preso parte venti giovani appassionati provenienti da Macedonia, Serbia, Bosnia ed Herzegovina e Kosovo. Il seminario, organizzato dalla Commissione Europea per l'Istruzione e supportato dall'Ambasciata del Regno Unito in Serbia, è durato una settimana e ha permesso ai suoi partecipanti di esprimere i propri punti di vista sui conflitti in quelle regioni, di interrogarsi sulle insidie nei processi di pacificazione dei popoli e di assistere ad alcune conferenze tenute da notevoli relatori e massimi esperti nel campo delle operazioni di pacificazione nell'ex Yugoslavia.

Frosina riassume le proprie impressioni su quest'esperienza, lanciando a tutti i giovani un appello, un'esortazione a difendere la pace e la riconciliazione tra i popoli:

“Non rimasi molto sorpresa quando gli organizzatori mi comunicarono di essere stata selezionata come partecipante al seminario "Youth Reconciliation Ambassadors". Avevo già preso parte ad eventi simili quindi mi aspettavo di rientrare tra i rappresentanti del mio paese. Ero pronta a partire e a condividere la mia esperienza. Mi sentivo sicura perché conoscevo a fondo i temi che sarebbero stati centrali nel seminario. Eppure, quando il giorno della partenza arrivò, d'un tratto tutte le mie certezze sembrarono crollare".

1. La mia opinione è l'opinione del mio gruppo.

Osservando tutti quei ragazzi, riuniti a discutere sui temi di pacificazione e di riconciliazione, ebbi come l'impressione, che dopo vent'anni le cose fossero finalmente cambiate e che fossimo proprio noi, quei giovani in quelle sale, ad essere i fautori del cambiamento, il futuro dei nostri paesi; sarebbe stata quell'esperienza informale di istruzione e allenamento a dare maggiore forza ai nostri rapporti. Un'altra riflessione si è poi impadronita della mia mente: è davvero sorprendente osservare come le persone cerchino di identificarsi con il proprio gruppo di appartenenza, continuando a credere ai fatti che gli vengono raccontati dagli stessi membri del gruppo. Finiamo per difendere le storie degli altri, fino a farle diventare le “nostre storie”.

Chi è il colpevole? Perché è accaduto? Ci poniamo le stesse domande. E' come se tutti noi salissimo sulla stessa macchina del tempo, in grado di condurci al momento esatto in cui tutto ebbe inizio.

2. Il passato è sempre dietro l'angolo.

I documentari, i video, i dati numerici sui morti e i dispersi della guerra, mostrati durante i seminari, ci hanno riportato a vent'anni fa. Davanti a noi c'erano madri in lutto che piangevano i propri figli. “Aveva soltanto quattordici anni”- dice una di loro- “avrei voluto vederlo ancora una volta, avrei almeno voulto una tomba su cui piangere nel caso non fossi stata più in grado di sopportare tutto questo dolore". Mi guardai intorno. Eravamo tutti in lacrime, provati da quel racconto. Fummo totalmente sopraffatti dal dispiacere. L'empatia provata per quella donna ci portava a nutrire compassione verso una madre che aveva perso un figlio, verso bambini che avevano perso i propri genitori, verso le famiglie delle vittime e degli scomparsi.

3. Si tratta di storie di persone reali, non di semplici numeri.

L'aspettativa per un domani migliore per noi giovani e per i nostri successori, dipende da noi. Per diventare fautori del cambiamento è necessario che vengano distrutti tutti gli stereotipi che dominano la nostra società, partendo dall'idea che siamo tutti uguali, siamo tutti uomini.

All'inizio di questo articolo ho accennato al fatto che io sapessi già tutto sul tema della riconciliazione ma evidentemente, mi sbagliavo. Nessun articolo, nessun manuale, nessun materiale di studio mi hanno insegnato tanto come questa esperienza. E poi mi sento davvero fortunata ad avere conosciuto tutte queste persone. Un ragazzo mi ha raccontato di aver perso ventotto membri della sua famiglia durante la guerra civile in Bosnia. Ventotto. Un numero, un altro dato statistico da inserire nei libri di storia. Tuttavia, sentire pronciare questo numero da questo ragazzo, fa tutto un altro effetto.

4. Meglio un racconto vero sulla guerra che un libro o un film.

Al termine delle lunghe sedute, che duravano quasi tutto il giorno, spesso continuavamo i nostri discorsi fuori dalle sale. Queste occasioni di dialogo informale e spontaneo mi hanno insegnato molto. Quando la sera, io e la mia compagna rientravamo stanche nella stanza che condividevamo, avevamo ancora la forza di chiacchierare e fare il punto sulla giornata trascorsa. Valutavamo i seminari, facevamo osservazioni, esprimevamo giudizi. Adoravo conversare con lei. Era una ragazza bosniaca che aveva vissuto in prima persona gli eventi drammatici della guerra e a cui non dispiaceva affatto parlarne. Mentre io mi preoccupavo di poterla in qualche modo infastidire toccando quei ricordi così dolorosi, la mia amica affrontava la conversazione con una certa filosofia: “ dopo tutto è parte della mia vita”.

Un film sulla guerra? No grazie, certe cose non si imparano dai film. Eppure continuiamo a chiederci meravigliati come abbiano fatto in molti a sopravvivere. Nessuno può saperlo. Ciò che sappiamo è che la guerra è malvagità ed è in grado di distruggere le vite delle persone, le quali però, attraverso la guerra stessa riescono a trovare il modo di diventare più forti, di continuare a desiderare la vita e a perseguire il sogno di un domani migliore. Si tratta di circostanze in cui le persone imparano ad apprezzare ciò che hanno o ciò che avevano prima che la guerra glielo portasse via.

5. E' l'idea di futuro ad unirci tutti.

Mi sembra dunque che sia arrivato il momento di pormi la fatidica domanda: abbiamo davvero bisogno della riconciliazione? Sì, ne abbiamo bisogno.

Ora posso guardarti negli occhi e chiederti perdono, chiedere perdono alla mia gente. E' così che posso continuare a vivere. Certo, le perdite umane sono terribili, su entrambi i fronti, ma dobbiamo riuscire a perdonare. Dobbiamo imparare a vivere insieme e smettere di continuare a ritornare al punto di origine. Non dobbiamo consentire al mondo di vivere nel passato e che questo passato ci distolga dal costruire il nostro futuro. Credevo di sapere tutto sul tema della riconciliazione tra i popoli ma ora ne so molto di più. Ci sono ancora tante cose che devo scoprire e voglio impararle tutte con l'obiettivo di diventare una persona migliore. Spero di riuscirci, coltivando nuove amicizie e frequentando ancora altri eventi come questo.

Ho preso parte alla sesta edizione dello Youth Reconciliation Ambassadors e non so se ce ne sarà una settima. Ad ogni modo, il mio consiglio è quello di iscrivervi se ne avrete la possibilità. Questi programmi costituiscono un'opportunità imperdibile per costruire solidi rapporti umani tra partecipanti provenienti da paesi diversi e di guardare avanti. E poi,  come qualcuno ha detto “per capire una persona prova a metterti nei suoi panni”.

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