La Nuova Europa: cos’è andato storto?

Articolo pubblicato il 08 agosto 2005
Articolo pubblicato il 08 agosto 2005

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Al momento delle elezioni europee il più alto tasso di astensionismo si è registrato nei nuovi Stati membri. E in alcuni Paesi sono i partiti anti-Europa a fare la parte del leone. Che cosa capita nella nuova Europa?

A un mese solamente dal loro ingresso nell’Unione, i nuovi Stati membri dimostrano alle elezioni di voltare le spalle al progetto europeo. Nella hit parade dei Paesi col più basso tasso di partecipazione alle elezioni del Parlamento Europeo spiccano infatti: al primo posto la Slovacchia col 17%, seguita da Polonia (20,9%), Estonia (27%), Slovenia (27,6%) e infine Repubblica Ceca col 28,3%. Ma all’astensionismo si è spesso aggiunto un aperto sostegno per partiti dichiaratamente antieuropeisti. Che hanno totalizzato il 30% in Polonia e Lituania, il 36% in Repubblica Ceca (comunisti inclusi) e più del 20% in Slovacchia. Ma cosa è successo?

Stanchi della politica

La popolazione dell’Europa centrale è stanca del modo di fare politica ed è convinta che nessun tipo di governo possa o voglia apportare un reale cambiamento: da qui la poca importanza data alle elezioni. Sono stanchi degli scandali di corruzione e del fatto che siano sempre le stesse facce a monopolizzare la scena politica. L’Europa dell’est ha dovuto affrontare (e per certi versi ancora affronta) le difficoltà di una trasformazione economica radicale, che necessita di un cambiamento che l’attuale classe politica non è capace di fornire. Governi di destra e sinistra si sono rivelati simili, c’è stata continuità nelle loro azioni politiche e i cittadini sono convinti di non poter cambiare nulla con il loro voto.

Questo stato d’animo ha permesso l’ascesa di partiti populisti, spesso a destra come a sinistra. In linea generale queste forze politiche avversano tutto ciò che accade nell’Europa centrale dal 1989 ed hanno sì intenzione di apportare dei cambiamenti, ma, ovviamente, la loro idea di trasformazione si colloca all’opposto di quella delle classi politiche riformiste. Il leader del partito polacco contadino Samoobrona, Andrzej Lepper, dichiara “Votate per noi, tutti gli altri ci sono dentro fino al collo”. Il riferimento è alla corruzione degli uomini politici di governo. La mattina parla di legalizzare l’unione tra i gay. Il pomeriggio cita il Papa. Tra le sue proposte figura anche la possibilità di rinegoziare il Trattato d’adesione all’Ue. Il leader di Samoobrona, come d’altronde anche gli esponenti di altri partiti populisti, sfrutta la credulità di una popolazione ormai stanca di discorsi politici e provata da una condizione economica precaria.

I cittadini hanno scelto di non votare perché considerano i populisti come tutti gli altri personaggi politici. Cioè bugiardi. Questo spiega perché solo il 17% degli slovacchi è andato alle urne.

L’Europa, questa sconosciuta

Ma attenzione! Il basso tasso di partecipazione alle Europee del 10-13 giugno deriva anche da una generale ignoranza sull’Unione europea e sul ruolo del Parlamento. Nessuno ha mai spiegato ai cittadini perché dovessero recarsi alle urne. Signor Presidente Kwaniewski, inutile attribuire alla popolazione la colpa del loro astensionismo, non ci si poteva aspettare che votassero per un corpo politico di cui non sapevano nulla. D’altronde, non sono solo i cittadini a conoscere a malapena il Parlamento europeo, ma anche la maggior parte dei candidati polacchi. Durante la campagna esortavano al voto per eleggere “una buona rappresentanza polacca in Europa”, quando nel Parlamento Europeo si lavora secondo l’appartenenza politica e non secondo quella nazionale.

Inoltre, la campagna elettorale è stata fatta in sordina. In vista delle elezioni politiche che avranno luogo in autunno, i partiti hanno investito poco e la campagna non ha raggiunto l’opinione pubblica. Ecco perché l’affluenza è stata del 20%.

Nuovi europei: tutti euroscettici?

Certo, a prima vista i nuovi europei potrebbero sembrare euroscettici visto che l’80% si è astenuto dal voto e, come se non bastasse, i votanti hanno dato ragione a partiti non europeisti. Ma se si tiene conto dello stato di apatia politica della popolazione e della scarsa conoscenza delle istituzioni dell’Ue, il 20% non è un risultato euroscettico. Non bisogna dimenticare che non esistono ancora delle politiche europee e che le elezioni al Parlamento europeo sono considerate solo un altro dibattito politico interno. Il 20% di affluenza è la risposta dei cittadini polacchi ad un tipo di politica interna, non è il riflesso del loro sentimento europeista. Tra qualche mese, in Polonia ci saranno le elezioni politiche. E allora potremo verificare il tasso di affluenza alle urne e l’appoggio dato ai populisti.

Articolo pubblicato il 18 giugno 2004 nella rubrica Orient Espresso – Nuova Europa.