La "nobile" arte del suicidio politico in Europa

Articolo pubblicato il 24 novembre 2016
Articolo pubblicato il 24 novembre 2016

Il libro sulle dichiarazioni del Presidente francese ha sbalordito tutto il Paese, dai suoi sostenitori più convinti ai suoi più acerrimi detrattori. Ma il delirio kamikaze di François Hollande ha parecchi precedenti in Europa: il presidente tedesco Wulff, David Cameron, Ignazio Marino, ce n'è per tutti i gusti.

Le ultime memorie

In Francia, lo chiamano semplicemente "il libro". In un mese le confessioni di François Hollande, Un Président ne devrait pas dire ça, (Un presidente non lo dovrebbe dire,  ndt) elettrizzano il Paese concentrando ogni gaffe politica possibile e immaginabile in un solo volume. In circa 700 pagine il presidente francese si sbottona sul suo quinquiennio con una schiettezza da far impallidire persino Donald Trump. A volte estrapolati dal loro contesto, gli assaggi scelti dalla stampa sono a dir poco gustosi. I rifugiati? «C'è troppa immigrazione». I magistrati? «Codardi». I calciatori? «Ragazzini maleducati». Quello che dovrebbe essere il bilancio di un quinquiennio a dir poco penoso si è improvvisamente trasformato in un vero e proprio harakiri per il capo dello Stato francese. François Hollande è decisamente crollato nei sondaggi, raggiungendo uno storico record negativo per un Presidente in carica del 14% dei consensi. Un'inchiesta condotta recentemente peraltro sottolinea che solo il 4% dei francesi si dichiara soddisfatto del suo operato. I suoi "amici" si sentono "traditi", commentando semplicemente che «è già tutto nel titolo» . Il presidente francese esprime comunque le sue intenzioni di partecipare alle primarie socialiste del prossimo gennaio, nonché di presentarsi come candidato alla presidenza tra sei mesi. Ma ormai la sua credibilità è veramente ai minimi storici.

Viva la tecnologia

Ci è voluto appena un minuto. Un messaggio vocale di un minuto, incorpato in una mail, che dopo una lunga serie di accuse avrebbe alla fine fatto cadere il presidente della Germania federale. I fatti? Quest'ultimo aveva cercato di contattare personalmente per telefono il direttore della rivista più popolare del paese, la BILD. Non ci era riuscito. Allora, il "saggio" presidente aveva deciso di lasciare un messaggio vocale in cui spiegava chiaramente che, se il giornale avesse pubblicato quell'articolo sul suo conto, se ne sarebbe occupato personalmente, scatenando una "vera e propria guerra". Ci vollero solo poche ore perché il messaggio venisse pubblicato da tutti i principali media tedeschi, e solo poche settimane perché un articolo rivelasse che il presidente della Germania aveva dato le dimissioni.

Eppure stava andando tutto così bene. Nel corso della sua carriera, Christian Wulff aveva scalato la gerarchia sociale e politica senza problemi, diventando due volte ministro - presidente della Bassa Sassonia. Posizione di cui Wulff gode e approfitta, facendo vacanze di lusso a spese dei suoi amici straricchi. Uno di loro lo aiuta persino a pagare la sua villa personale, rendendolo beneficiario di un credito ad un tasso di interesse talmente basso da attirare l'attenzione dei media, nello specifico proprio quella di BILD, che indaga e trova elementi compromettenti. Wulff lo scopre, e cerca quindi di impedire la pubblicazione delle informazioni in un minuto di rabbia alla cornetta. Costatogli molto caro, non c'è che dire.

Se ne siete proprio convinti...

11 marzo 2004. La Spagna attraversa uno dei momenti più tragici della sua storia: 191 persone perdono la vita nell'attentato perpetrato da Al- Qaida in tre stazioni e su un treno a Madrid. La domenica successiva sono previste le elezioni generali. Tutto fa pensare che la popolazione, sprofondata in un lutto generale, riporterà il Partido Popular (PP) di un certo Mariano Rajoy al potere. Ma la destra spagnola fa letteralmente di tutto per farsi un autogoal memorabile, ostinandosi ad affermare che l'attentato non fosse stato commesso dai terroristi islamici, ma dall'ETA, il gruppo indipendentista basco. In casa PP ne sono talmente sicuri da fare pressione su tutti i media affinché sottolineino l'argomento, tanto che rete televisiva pubblica toglie dal palinsesto il film in programma per trasmettere un documentario sull'ETA. Piccolo problema: il gruppo armato nega da subito il coinvolgimento nella strage, e le indagini vertono sempre di più sulla pista islamica. Una pagliacciata da parte del PP di cui nessuno ha realmente mai capito la motivazione: perché mentire così su una tragedia così grande? Anche perché gli elettori non perdonarono: il PSOE (la sinistra, ndt) vinse con un abbondante margine di 5 punti percentuali.  

La tattica è una fregatura

In genere in politica la tattica si paga cara. In Polonia, si paga in contanti. Quando Grzegorz Schetyna, membro di Piattaforma Civica (partito di centro-destra, ndr) dichiara in un'intervista che il suo partito intende fare una svolta a destra, dimentica un piccolo dettaglio: esiste già un partito ben consolidato sulla scacchiera politica polacca. Si tratta del PiS (Diritto e Giustizia, ndr), che non solo acquisisce sempre più importanza durante la campagna per le lesiglative del 2015, ma conta anche su una solida base elettorale. La tattica di Schetyna non ha successo, e le sue parole si annullano di fronte a due nuovissime coalizioni: Nowoczesna ("Moderna", liberali) e Razem ("Insieme", socialdemocratici). Alla fine la Piattaforma Civica (PO) perderà 29 senatori e 64 deputati nelle elezioni parlamentari del 2015 proprio a vantaggio del PiS. Anche se, ad onor del vero, Schetyna non risentì personalmente dell'evento, venendo eletto presidente del PO all'inizio del 2016.

3 uomini, 3 funerali

Nel Regno Unito il suicidio politico avviene con il black humor che lo ha sempre contraddistinto: difficile da carpire all'inizio, fa ridere tutti alla fine. Specialità tipicamente britannica, è con molto stile che l'ex Primo Ministro, David Cameron, si diede una pesante zappa sui piedi organizzando un referendum sulla permanenza o uscita del Paese dall'Unione Europea, scommettendo peraltro che quel Paese sarebbe rimasto. Il seguito è noto, eppure le vicende della Brexit, con la partecipazione speciale di Boris Johnson, Theresa May e Nigel Farage fanno sempre ridere.

In altri tempi però Tony Blair ha compiuto l'impresa impossibile: il suicidio postumo. Durante il suo mandato alla testa del Paese, che veniva allora soprannominato "Cool Britannia", il Primo Ministro laburista diresse il suo partito verso destra, e il suo Paese... verso la guerra in Iraq. Il seguito è noto, e oggi farsi accusare di "Blairite" vuol dire porre fine alla propria carriera. 

E infine, Nick Clegg. Nel 2010, il leader dei Liberaldemocratici deve la sua ascensione politica al voto dei giovani, che gli permettono di formare una coalizione con Cameron. Firma immediatamente con altri 1.000 membri del partito dei Liberaldemocratici e dei Laburisti un accordo scritto che garantisce che le tasse scolastiche non verranno aumentate. Una volta eletto, Clegg lascia cadere la maschera, e vota per l'aumento di queste tasse. Un tradimento vergognoso che gli costerà 30 punti nei sondaggi, e la perdita della sua posizione di leader dei Liberaldemocratici nel 2015.

Ignazio Marino: un sindaco, un perché

Non c'è bisogno di andar molto lontano nel tempo quando si parla di suicidio politico in Italia. Basta dare un occhio all'amministrazione della Capitale degli ultimi 36 mesi e ricordare le mirabolanti avventure dell'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino: un uomo che, più che l’aria del primo cittadino della città più importante d’Italia, aveva quella di uno sprovveduto signore capitato casualmente in Campidoglio dopo aver perso di vista l’ombrello della propria guida turistica sulla piazza. Indebolito dall'accusa di aver pagato cene private e regali con denaro pubblico (dalle quali è poi però stato assolto, ndr), si dimostrò di essere completamente all’oscuro dell’enorme buco nero che stava da anni inghiottendo Roma: lo scandalo Mafia Capitale. Interrogato dalla magistratura in merito, l'insipiente Marino risponde: «Non ne sapevo nulla». Ed era peraltro vero, unico caso nella storia della politica italiana recente. Onesto a sua insaputa, in altre parole.

Ma non è finita qui. Poco dopo ebbe l'(in)felice idea di presentarsi a Philadelphia, negli States, nel bel mezzo di una visita papale, affermando di essere stato invitato dal Pontefice... Salvo poi essere smentito da Francesco in persona: «Io non ho mai invitato il sindaco Marino, è chiaro?». Una pietra tombale firmata Santa Sede sulla credibilità e sulla carriera politica del povero sindaco.

Finì tutto con le sue (tristi) dimissioni... O quasi. Già, perché 17 giorni dopo averle presentate giunse al ritiro delle stesse, al rancoroso grido di «Ci vediamo in tribunale!». Peccato che i suoi Consiglieri comunali non la pensassero allo stesso modo, e si dimisero in blocco il giorno dopo, sfiduciando di fatto il povero sindaco rivoluzionario. Gli sceneggiatori di The Young Pope stanno ancora prendendo appunti, perché si sa che la realtà supera la fantasia.

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Un ringraziamento a Stefano Fasano, Ana Valiente, Sophie Rebmann, Phil Wilson Bayles e Katarzyna Piasecka.