La mia personale Caduta del Muro

Articolo pubblicato il 08 novembre 2014
Articolo pubblicato il 08 novembre 2014

Riunificazione della Germania – libertà, il trionfo di un popolo, e grandi emozioni. Più o meno. Quando si parla della Caduta del Muro di Berlino, ai tedeschi spesso piace divagare nei drammi e nella storia mondiale. La maggior parte di essi vi hanno assistito, altri invece no. Cosa significa la caduta del Muro di Berlino per i giovani? E dovrei provare qualcosa solo perché sono tedesca?

Luci abbaglianti, scavatrici, colori sbiaditi e una Porta di Brandeburgo in agitazione di notte. Molti di noi hanno visto il famoso filmato della Mauerfall (Caduta del Muro di Berlino). Mentre una pala meccanica abbatte il cemento, e le luci delle strade brillano in maniera surreale, gente venuta da lontano, con vestiti inusuali e mullet, spinge e spala. La folla oscilla da sinistra a destra finché finalmnete la prima persona striscia attraverso un buco nel muro di cemento fino all’altro lato. Un momento storico, la pacifica fine di dittatura, comunismo e misantropia. Un nuovo inizio per la Germania, un nuovo inizio per l’Europa intera.

Le scene più importanti della caduta del Muro: scavatrici dal minuto 00:45, mullet ovunque

Per l’anniversario della Caduta del Muro di Berlino, la Germania ha visto l’annuncio annuale di concorsi appassionati. Considerata la portata storica del 9 novembre 1989, sembra tutto appropriato. Ma non importa quanto siano eloquenti le metafore, semplicemente non sembra giusto a molti giovani. Io avevo tre anni il giorno del Crollo, e di conseguenza, non ricordo nulla. Ma ricordo quando vidi per la prima volta il filmato durante le lezioni di storia a scuola, e di come le lacrime iniziarono a sgorgarmi dagli occhi. Un breve momento di sentimentalismo, dopo proseguimmo con gli aspetti pratici della riunificazione. Ad essere onesta, furono i maglioni e le acconciature insolite che lasciarono l’impressione più forte. E per i successivi dieci anni, non ripensai più al Crollo.

La Caduta? Non così importante

Ovviamente conoscevo tutti i fatti, avevo chiesto ai miei genitori di raccontarmi i loro ricordi, e comprendevo la connessione fra il Crollo e la politica della Perestroika di Mikhail Gorbacyov. Tutto sembrava importante, ma non mi interessava particolarmente. In giro tra Francia, Asia e Australia, era già abbastanza difficile per me definire quanto tedesca effettivamente fossi. La Caduta non ha mai giocato alcun ruolo in questo. Naturalmente molti volevano parlare con me della Germania, ma di solito di andava a finire su Hitler. L’Olocausto. Come mi sentivo di fronte a questo in quanto tedesca. E ovviamente, Berlino. La città più cool al mondo! Anche la Germania è piuttosto cool, se ci pensi. Ma la Caduta? Non così importante.

I miei genitori avevano tanto da raccontare sulla riunificazione, sebbene si fossero persi il Crollo dalla più distante portata della Bassa Baviera. Essendo “genitori ultra-impegnati con frequenti problemi di sonno”, come a mio padre piace sottolineare, non rimaneva tanto tempo per preoccuparsi degli eventi della giornata. Inoltre, non avevamo un televisore all’epoca e non potevamo osservare la Porta di Brandeburgo in agitazione circondata da scavatrici e mullet. Le notizie alla radio e sui giornali sembravano “irreali” e “fiabesche”. Mio padre ricorda ancora i primi giorni di euforia, la gioia eccessiva della gente che era finalmente riunita. «E un giorno ci fu all’improvviso un pezzo di muro nella città vecchia. Con una piccola donazione, potrai staccarne un pezzo come souvenir.» Andò lì e lo fece, ma non si ricorda dove sia il pezzetto, oggi.

Un evento colossale surreale

A me, la Caduta iniziò ad apparire semplicemente “irreale” col tempo. Forse non è una coincidenza che io sia tornata in Germania e a Berlino giusto in tempo per il 25esimo anniversario. Quando ho chiesto alla mia padrona di casa, cresciuta a Berlino Est accanto al Muro, del 9 novembre 1989, ha trascorso ore a raccontarmi storie. Di come pianse quando le frontiere furono aperte e lei consumò una bottiglia di vino rosso con suo marito. Di come suo figlio aveva la febbre quella sera, impedendo loro di andare a Berlino Ovest fino a un paio di giorni dopo. Di come era emozionata per il Begrüßungsgeld (denaro dato ai cittadini dell’Est come regalo di benvenuto) e I trasporti gratuiti. Ma anche di come trovassero deplorevoli i graffiti e i manifesti. «Per noi era inimmaginabile. Tutto rimane uguale all’interno di una dittatura. Ogni leggero cambiamento è un evento colossale.» La caduta non era solo un evento colossale, ma piuttosto un evento mega-iper-colossale.

Alla fine, ho guardato il filmato con le scavatrici in fermento al museo in Bernauer Straße. E all’improvviso il significato dell’evento mi ha colpito. Da allora, trascino tutti i miei amici stranieri da questa parte del Muro, lontano dai turisti festaioli alla East Side Gallery, e li costringo a guardare il filmato sulla RDT e la Caduta. Quello che provo ogni volta, non so ancora come interpretarlo. Ma certamente la Caduta non è più un evento senza importanza per me. Se non fosse stato per Berlino, tutto questo sicuramente non sarebbe successo. Ma anche non senza le tante persone a cui ho fatto domande da allora. Proprio perché non ero presente alla Riunificazione, tutto ciò è diventato più affascinante. In fondo non ci sono molte rivoluzioni pacifiche nella storia mondiale, che si basano quasi interamente su guerre e catastrofi.

Certamente questo non basta per discussion approfondite ed eventi commemorative. A parte questo, non sono bravo con le emozioni. In relazione alla Caduta, tuttavia, tutto sembra essere giustificato, anche se mi innervosisco davanti ad anniversari e alla falsità di certi “architetti” della Riunificazione. Tuttavia, non invecchia la voglia di mostrare ai miei amci inglesi, australiani, indiani e italiani la Porta di Brandeburgo in agitazione con le sue folle sussultanti. Gli insoliti mullet sono ora solo un piccolo dettaglio. Uno abbastanza buffo, però.

Beyond the Curtain: 25 Jahre offene Grenzen

Vor 25 Jahren fiel der Eiserne Vorhang. Vor zehn Jahren traten acht postkommunistische Staaten der EU bei. Aber was wissen wir wirklich über unsere Nachbarn jenseits der Grenze? Schreibt an berlin(at)cafebabel.com, um Teil des Reporterteams zu werden!