La metro parigina dalla A alla Z

Articolo pubblicato il 04 febbraio 2008
Articolo pubblicato il 04 febbraio 2008
Come forse avete già sentito dire, i trasporti pubblici di Parigi sono i migliori d’Europa, se non del mondo. Il servizio è ottimo, ad alta frequenza, e copre l’intera città, ma non è solo efficiente. La metropolitana di Parigi è un mondo a sé, col suo esercito di umili lavoratori che scioperano una volta al mese e vivono nel buio, sottoterra, senza mai vedere la luce del giorno.

Credo che l’ambiente triste e mal illuminato sia contagioso, dato che, di certo, la metropolitana è un luogo di depressione collettiva. Se state avendo una bella giornata, non scendete in metro. Prendete un autobus piuttosto, perchè le facce tristi dei passeggeri non faranno che demoralizzarvi e ricordarvi che vivere non è una cosa meravigliosa e che la vita è solo dolore e fatica. Ma ci sono anche altre ragioni per cui vale la pena di preferire una passeggiata ad una corsa in metro. 

La cosa più straordinaria della metro è che anche se ce l’hanno da più di cent’anni ormai, i parigini non hanno ancora imparato come ci si comporta! La maggior parte dei pendolari che usano la metro non hanno la minima idea della cosiddetta regola del “lasciar scendere prima di salire”. Secondo la logica, quando il treno si ferma, bisognerebbe prima lasciare scendere la gente e poi iniziare ad entrare. Ma no, qui, gente impaziente ed affamata che ritorna a casa, inizia ad ammassarsi quando le porte sono ancora aperte solo a metà. Perciò, se non siete abbastanza veloci la massa vi schiaccerà contro la parete opposta del vagone e dovrete aspettare la fermata successiva per scendere.

Un altro punto contro le inesistenti capacità dei parigini di andare in metro è il fatto che tutti si accalcano sempre davanti alle porte del treno invece di distribuirsi lungo l’intero vagone. Rimangono cocciutamente vicino alle porte, come tutti gli altri. Non so se sia meglio viaggiare col naso schiacciato contro la giacca di qualcun’altro o con la coda di qualcuno in faccia. O se rientri nella natura umana resistere il più possibile al cambiamento (distribuirsi lungo il treno intero) e che solo quando la situazione si fa insopportabile (finire soffocati da una coda di cavallo) la gente è disposta a fare qualcosa al riguardo.

La cosa interessante della metro sono i suoi talenti nascosti; nella sua fitta rete di treni e stazioni c’è un sacco di spazio per gente che cerca di guadagnarsi da vivere. Quando si tratta di soldi, gli esseri umani sono capaci di trasformarsi da creature indolenti e monotone in fenomeni artistici pieni di creatività. Si può incontrare ogni sorta di musicista, da singoli chitarristi a grandi orchestre, e musica per tutti i gusti, jazz, flamenco, folk, classico e chanson.

Ma non ci sono solo musicisti: chi non sa suonare uno strumento, sfrutta le proprie abilità nel ballo. Sulla linea 2, ad esempio, si può vedere un ragazzino di 14 anni che sale sul treno al suono accattivante di un brano hip-hop, balla e fa salti mortali. Prendendo più tardi la stessa linea ho notato un altro ragazzino, più o meno della stessa età,  che ballava allo stesso modo e sulla stessa musica, scommetto che lavorano insieme…

A volte i mendicanti non vogliono essere importuni e chiedere apertamente soldi. Salgono su un treno e iniziano, con estrema cortesia (nessuno è tanto gentile a Parigi), a spiegare che stanno attraversando un periodo difficile, che hanno tre nipoti da sfamare e che sarebbero infinitamente grati agli altri passeggeri per un centesimo o due. Non so quanto sia redditizia questa attività, forse non hanno altra scelta.

In fin dei conti, nonostante il cattivo odore, la sporcizia e i passeggeri depressi, la metropolitana può rivelarsi anche piuttosto divertente. Se non c’è nessun artista nei paraggi, potete sempre svagarvi osservando i passeggeri che avete di fronte, a destra, a sinistra e quando la persona che state fissando si accorge del vostro sguardo insistente, passate al passeggero che sta a fianco. L’unica cosa che di certo non manca nella metropolitana di Parigi è la gente.