La marea blu che è arrivata per restare

Articolo pubblicato il 14 novembre 2014
Articolo pubblicato il 14 novembre 2014

Con i loro vistosi cappelli blu, sono facili da riconoscere. Passeggiano per le istituzioni europee come se fossero nati per stare lì. Ieri notte si sono sentiti orgogliosi di vedere i loro nomi proiettati sull’edificio del Consiglio d’Europa nel luminoso spettacolo disegnato dal collettivo Ososphère. Sono i giovani selezionati per partecipare al Forum Mondiale della Democrazia.

Questi giovani soffrono quotidianamente per gli effetti della democrazia “agonistica”, in lotta, così come l’ha classificata Chantal Mouffe, del Dipartimento di Relazioni Internazionali dell’Università di Westminster, in un intervento magistrale nel quale ha difeso la creazione di sinergie tra e con movimenti sociali e la concessione ai giovani di un progetto nel quale possano sentirsi identificati. 

Con i loro vistosi cappelli blu, sono facili da riconoscere. Passeggiano per le istituzioni europee come se fossero nati per stare lì. Ieri notte si sono sentiti orgogliosi di vedere i loro nomi proiettati sull’edificio del Consiglio d’Europa nel luminoso spettacolo disegnato dal collettivo Ososphère. Sono i giovani selezionati per partecipare al Forum Mondiale della Democrazia.                                                                                                                                     Sono i giovani scelti da questa organizzazione internazionale per rappresentare tutta una generazione di speranze distrutte dalla crisi o dai conflitti che colpiscono i Paesi alla terza edizione del Forum Mondiale della Democrazia. Sono socialmente attivi, dominano le nuove tecnologie, non gli piace il mondo in cui vivono e sono arrivati per restare.      

“Non siamo il futuro, siamo il presente”, declamava arrabbiato questa mattina Vinicius, un giovane giornalista brasiliano. Non vogliono continuare ad aspettare. “Tra 20 anni non ci importa stare seduti lì”, pensava Mariya, una giovane ucraina alla quale la situazione che sta affrontando il suo Paese non ha potuto togliere il sorriso, “non saremo più giovani”, conclude. Azer Hazret, di Azerbaijan Press Council, ha riassunto questo concetto alla perfezione stamattina in una domanda posta durante la tavola rotonda intitolata: “Responsabilizzare i giovani per un cambio democratico?”: “Quanti di loro sarebbero disposti a mettersi da parte per lasciare posto ai giovani?”. L’applauso unanime di quella marea blu que non è più disposta a rimanere in silenzio dice tutto.

Questi giovani soffrono quotidianamente per gli effetti della democrazia “agonistica”, in lotta, così come l’ha classificata Chantal Mouffe, del Dipartimento di Relazioni Internazionali dell’Università di Westminster, in un intervento magistrale nel quale ha difeso la creazione di sinergie tra e con movimenti sociali e la concessione ai giovani di un progetto nel quale possano sentirsi identificati. 

Loro racconteranno a tutti questi politici professionisti, tanto lontani dalla realtà e così responsabili di questa, che hanno già un piano. Hanno dibattuto per mesi su quale sia la democrazia che vogliono e hanno preparato 4 prototipi con gli elementi che non devono mancare: governo, un’economia centrata sull’essere umano, rispetto per l’ambiente, eguaglianza reale di opportunità e una lunga lista di eccetera.

La gioventù può rivitalizzare la democrazia? Questo si chiede la terza edizione del  Forum Mondiale della Democrazia. Certo che possono! E lo vogliono.