La marcia delle donne, in 75 città europee

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 25 gennaio 2017

Qual è stato l’impatto della Marcia delle Donne sul piano internazionale? Siamo andati a vedere le città europee che si sono mobilitate per condannare la misoginia, il machismo, l'odio e l'intolleranza. Il pretesto era l’investitura di Trump, ma in fin dei conti le marce sono un inno a favore dei diritti umani.

«Non finisce qui. Adesso è il momento di indossare le vostre scarpe più comode, riunire amici e familiari e fare la storia. Andiamo avanti». La marcia delle donne che si è tenuta in tutto il mondo lo scorso fine settimana porta con sé tre conclusioni. Primo: in Europa non tutti i paesi si mobilitano allo stesso modo. Secondo: viviamo in un mondo altamente interconnesso, e non è possibile prevedere la portata di un evento nato su Facebook. Terzo: di fronte a un'ingiustizia o a qualcosa che non ci trova d’accordo, è importante far conoscere la nostra opinione perché, per quanto possa sembrare ridicolo, c'è sempre qualcuno che condivide la stessa preoccupazione o lo stesso dilemma. E si sa che, parlando di rivoluzioni, quattro occhi vedono meglio di due.

La marcia è nata da un’idea lanciata su Facebook contro l'investitura di Donald Trump, personaggio ben noto per molti discutibili aspetti, ma in particolare per i suoi commenti misogini e sessisti. L’evento ha fatto il giro del mondo, ed è riuscito a mobilitare circa cinque milioni di persone in totale (solo a Washington i partecipanti erano circa un milione), che hanno protestato contro una realtà politica certamente democratica ma considerata ingiusta. L'opinione generale è che l'atteggiamento del nuovo presidente non può essere ignorato: non sono solo i gruppi minoritari a perdere, ma è l'intera società a fare un passo indietro.

Le marce hanno fatto il giro del mondo. In Europa, dove i dati sull’affluenza non sono ancora stati resi noti, la partecipazione è stata molto varia nelle diverse zone geografiche. In totale, 75 città in 29 diversi paesi europei hanno organizzato "marce sorelle", in cui donne e uomini sono scesi in piazza per condividere ciò che pensano, sentono e credono. I quattro paesi con il maggior numero di marce sono stati il Regno Unito, con manifestazioni in 15 città (quella di Londra con 80.000 persone sembra essere stata la più numerosa); la Francia con 8 marce; 7 in Germania e 5 in Portogallo. I dati delle altre città sono disponibili su questa cartina.

(Elaborazione propria su dati di Women's March Global)

Tuttavia, i venti di protesta non hanno soffiato su tutta l'Europa. Nella maggior parte dei paesi, solo una o due città (soprattutto le capitali e le grandi città) si sono unite al movimento. E in altri paesi nemmeno quello. Cipro, Estonia, Croazia, Malta e Ucraina, sono rimaste in disparte. Nei Balcani, ad eccezione di Kosovo e Serbia, non sono state organizzate manifestazioni. I motivi dell'assenza? Mostrare solidarietà a una "causa" americana potrebbe non interessare tutti. Ma non dobbiamo dimenticare che anche l'Europa ha le sue battaglie da combattere, e questa marcia dopotutto era una buona occasione per guardare dentro casa propria e gridare al mondo ciò che si pensa sia giusto. La Polonia è un buon esempio di come le manifestazioni siano utili: la recente protesta #CzarnyProtest è riuscita ad impedire al governo di implementare un divieto di aborto pressoché completo. In Macedonia, dove non sono state organizzate marce, la rivoluzione femminista non è più un tabù, e grazie alle proteste di alcuni mesi fa le donne sono ora molto consapevoli del potere della loro voce.

Pochi giorni fa, mentre Donald Trump e il suo entourage, composto per lo più da uomini, firmavano una legge che blocca i fondi federali alle ONG internazionali che forniscono consulenza e assistenza nelle questioni di pianificazione familiare, salute sessuale e aborto, molti si saranno chiesti a cosa serve protestare. È il momento di gettare la spugna? La risposta è No. Prima di tutto perché la storia si ripete. E secondo perché, come dice Noam Chomsky:

"Certe battaglie non si vincono dall’oggi al domani (You don't win victories tomorrow)."

Mai nella vita vedrete in una foto sette donne che firmano una legge su ciò che possono o non possono fare gli uomini con i loro organi riproduttivi.