La magia nera del marketing di Hollywood

Articolo pubblicato il 26 agosto 2016
Articolo pubblicato il 26 agosto 2016

 (Opinione) La deprimente serie di "successi" cinematografici estivi non è decisamente stata all'altezza delle nostre aspettative. Nonostante Hollywood abbia investito tempo, energie e denaro nel vendere pellicole attentamente confezionate nelle loro confezioni attraenti sotto forma di trailer, a molti è rimasto l'amaro in bocca.

Molti dei film realizzati nel 2016 sono stati fortemente anticipati da critiche e opinioni (sfortunatamente) abbastanza simili tra di loro. Non vedevamo l’ora di vedere Suicide Squad, Jason Bourne e La leggenda di Tarzan, giusto per fare qualche nome. La pubblicità di molti di questi film era già iniziata un anno prima della loro uscita nelle sale, presentandoci dei trailer che ci hanno fatto sobbalzare sulla sedia e desiderare a tutti i costi di vedere il prodotto finito.

Ad onor del vero, molti appassionati però hanno sentito la delusione insinuarsi in loro ancor prima che la pellicola fosse finita. Come mai? Sarebbe banale lamentarsi del fatto che la domanda del pubblico sia influenzata dalle preferenze della macchina digitale del battage pubblicitario. Ma, francamente, ritengo si vada oltre questo.

Gli studios hollywoodiani sembrano impegnarsi molto più nelle campagne marketing che nei film stessi. Con un solo ed unico intento: indurre gli spettatori a correre al cinema.

Why so serious?

Prendiamo Suicide Squad per esempio, la terza pellicola della collaborazione tra Warner Bros e DC Comics (che tra l’altro include anche L’uomo d’acciaio e Batman vs Superman). Per un anno è stato pubblicizzato come un ritratto cinematografico intenso e un po' dark dei peggiori nemici di Batman, riuniti insieme per creare scompiglio.  Il trailer ci ha fatto fare i balzi di gioia quando abbiamo visto Harley Quinn, Deadshot, Killer Croc e tutta la compagnia unire le loro forze assieme a Joker in una sequenza di inseguimenti in auto e sparatorie perfettamente orchestrate. A tutto ciò si aggiunge la colonna sonora, realizzata in debito anticipo, che suggerisce un film noir a dir poco carico di emozioni. Non c'è quindi da stupirsi che la Warner Bros sia riuscita a vendere questa pellicola raggiungendo il record  del film con più incassi al suo debutto per il mese di agosto.

Quello che invece abbiamo riscontrato vedendo il film è proprio l'esatto opposto, la superficialità e la mancanza di interiorità dei personaggi. La versione di Joker interpretata da Jared Leto rimarrà nelle nostre menti solamente come quella di un folle coperto di tatuaggi con una giacca in lamé e una mitragliatrice, nulla di più.

Un’infanzia rovinata

Un altro film che ha lasciato il suo pubblico del tutto inappagato è La leggenda di Tarzan. Le aspettative erano alte, e sembravano poter venire soddisfatte da una combinazione tra una delle storie dell’infanzia più amate, effetti cinematografici all’avanguardia e un cast corale composto da attori del calibro di Samuel L. Jackson, Margot Robbie, Alexander SkarsgaardChristoph Waltz. Anche se il trailer lasciava trapelare poco a livello di trama, riusciva comunque ad emozionare con scene di combattimento tra uomini e belve sullo sfondo di una lussureggiante natura africana.

Purtroppo però, invece di palesarsi come l'epico film d’avventura che prometteva di essere,  esso si è rivelato essere un confuso mix di stereotipi uniti a momenti d’azione con elementi puramente casuali presi dalla trama originale del romanzo di Edward Rice Burrough. Animali che ringhiano ferocemente, indigeni che lottano per la propria libertà dalla supremazia coloniale, ed ovviamente l’eroe, che nel tentativo di salvare l’amore della sua vita finisce anche per salvare tutti quanti. Tutto ciò non gioca granchè a favore della presunta alta qualità del film. Gli attori stessi, che hanno dato tutti prova di essere all’altezza di interpretare ruoli complessi, sono stati ridotti all’archetipo del XIX secolo: Waltz interpreta il cattivo dai baffi arricciati, Jackson il tirapiedi riluttante con un cuore d’oro e Alexander Skarsgaard un eroe silenzioso e meditabondo, ma per nulla convincente. A condire il tutto c’è l’uso della CGI (computer-generated imagery), ovvero il punto di forza del trailer, il cui utilizzo però risulta assolutamente chiaro perfino ad occhi inesperti.

Un raggio di sole nell’oscurità?

Comunque non tutto quello che è uscito nei cinema quest’estate è stato un fiasco. Jason Bourne ha soddisfatto le aspettative del pubblico dando agli spettatori esattamente quello che il trailer prometteva: oscurità, realismo e intensità. Matt Damon ha assunto il ruolo dell’agente della CIA corrotto nel sequel numero 5 della serie Bourne. Insieme a Tommy Lee Jones e Alicia Vikander ha saputo creare una tensione mai raggiunta negli altri film della serie, riuscendo far sussultare il pubblico ad ogni inseguimento in auto e ad ogni colpo di scena. 

Certamente un crudo thriller spionistico di questo tipo non può andare a genio a tutti. Perfino i fan di Bourne si sono lamentati del fatto che il film non rispecchiasse gli alti standard imposti dall’episodio precedente. I veterani della serie hanno infatti notato degli elementi riciclati, come il braccio destro che cerca di uccidere il protagonista o la CIA coinvolta in azioni non troppo lecite pur di "preservare il benessere del Paese". Tuttavia per coloro che vedono questo film (e questa serie) per la prima volta, la delusione causata dalle aspettative date dal piano marketing è decisamente minore.

 Chi è il vero cattivo qui?  

Alcuni potrebbero chiedersi se ci sia anche da discutere di falsa pubblicità, dato che è una cosa così comune nell’industria cinematografica.  Il pubblico potrebbe passare per ingenuo per essersi affidato ad un trailer o un poster, quando il risultato al cinema spesso è assolutamente differente. Ma guardiamola dalla prospettiva degli studios:  i vari livelli di copyright vengono utilizzati in maniera scaltra per risparmiare sul budget dei film, sottraendosi a qualsiasi eventuale responsabilità etica. 

Il risultato finale però costituisce ovviamente un rischio sia per i produttori che per gli spettatori stessi. Quello che bisognerebbe tenere a mente è che oggi il pubblico ha molte più risorse a disposizione ed è molto più scaltro di quanto non fosse 10 o 15 anni fa. E quindi molto meno propenso a farsi prendere in giro ancora per molto da giochi di luce e belle musiche. Sarebbe bene che lo tenessero a mente, lì a Hollywood.