"La maggioranza degli italiani é ancora eurofila"

Articolo pubblicato il 21 maggio 2014
Articolo pubblicato il 21 maggio 2014

Alla vi­gi­lia delle ele­zio­ni Eu­ro­pee cosa suc­ce­de in I­ta­lia? Ne ab­bia­mo par­la­to con Vin­cen­zo Ema­nue­le, ri­cer­ca­to­re del CISE (Cen­tro Ita­lia­no di Studi Elet­to­ra­li).

Il dado è trat­to. Dopo una cam­pa­gna elet­to­ra­le gio­ca­ta a voce bassa, salvo le pa­ro­le in­fuo­ca­te degli ul­ti­mi gior­ni, ci siamo, l'I­ta­lia é en­tra­ta nella set­ti­ma­na calda per le ele­zio­ni del Par­la­men­to Eu­ro­peo. A pochi gior­ni dal voto del 25 mag­gio, i son­dag­gi fo­to­gra­fa­no una par­ti­ta a due tra il PD di Mat­teo Renzi e il Mo­vi­men­to 5 Stel­le di Beppe Gril­lo, men­tre Forza Ita­lia è in ca­du­ta li­be­ra, di­la­nia­ta dalla crisi del suo lea­der e scos­sa dalle vi­cen­de giu­di­zia­rie. E anche il paese che gui­de­rà il pros­si­mo se­me­stre eu­ro­peo, sep­pur con le par­ti­co­la­ri­tà che lo con­trad­di­stin­guo­no, si pre­pa­ra ad af­fron­ta­re l'eu­ro­pee più im­por­tan­ti della sto­ria con gli stes­si fan­ta­smi che at­tra­ver­sa­no il con­ti­nen­te: l’a­sten­sio­ne, l’eu­ro­scet­ti­ci­smo e un clima di sfi­du­cia verso i par­ti­ti, le isti­tu­zio­ni eu­ro­pee e in par­ti­co­la­re la mo­ne­ta unica. Ab­bia­mo par­la­to di tutto que­sto con Vin­cen­zo Ema­nue­le, ri­cer­ca­to­re pres­so il CISE (Cen­tro Ita­lia­no di Studi Elet­to­ra­li) 

Café Babel: La fo­to­gra­fia della vi­gi­lia delle eu­ro­pee è una par­ti­ta a due tra Renzi e Gril­lo, con il primo che con­ser­va un di­scre­to mar­gi­ne di van­tag­gio sul Mo­vi­men­to 5 Stel­le, men­tre Ber­lu­sco­ni gioca il ruolo ine­di­to del terzo in­co­mo­do. Cosa suc­ce­de? Ci sa­ran­no delle sor­pre­se, le ri­mon­te a cui siamo abi­tua­ti?

V.E.: Tutti i son­dag­gi ri­por­ta­no il PD con un largo mar­gi­ne sul M5S e anche il CISE con­fer­ma que­sto ri­sul­ta­to. Tut­ta­via bi­so­gna pre­sta­re at­ten­zio­ne alla si­ste­ma­ti­ca sot­to-rap­pre­sen­ta­zio­ne del M5S in son­dag­gi di tipo CATI (cioè fatti con in­ter­vi­ste su te­le­fo­ni fissi).

CB: Que­sto si­gni­fi­ca il par­ti­to di Gril­lo può cre­sce­re an­co­ra?

V.E.: Si, alla fine dalle urne il M5S po­treb­be uscir­e an­co­ra più forte, pro­prio come l’an­no scor­so. A mio pa­re­re po­treb­be ad­di­rit­tu­ra su­pe­ra­re il suc­ces­so di feb­bra­io 2013 (25,6%). Se gli elet­to­ri do­ves­se­ro per­ce­pi­re que­ste ele­zio­ni come una par­ti­ta a due, po­treb­be es­ser­ci un'ul­te­rio­re po­la­riz­za­zio­ne del­l’e­let­to­ra­to di cen­tro-de­stra sul M5S in fun­zio­ne an­ti-PD. Ul­te­rio­ri sor­pre­se po­treb­be­ro ar­ri­va­re anche dai pic­co­li par­ti­ti, tra cui Lega Nord, Fra­tel­li d’I­ta­lia e la Lista Tsi­pras che lot­ta­no per rag­giun­ge­re il 4%. In teo­ria, po­treb­be­ro anche far­ce­la tutti. Nella lo­gi­ca delle ele­zio­ni eu­ro­pee, de­fi­ni­te come ele­zio­ni di “se­con­do or­di­ne”, il voto è più li­be­ro e meno stra­te­gi­co per­ché non c’è in palio il go­ver­no na­zio­na­le.

CB: Le hanno de­fi­ni­te le Eu­ro­pee più im­por­tan­ti della sto­ria per­ché ar­ri­va­no in un mo­men­to cru­cia­le e per la prima volta il pre­si­den­te della Com­mis­sio­ne sarà espres­sio­ne “di­ret­ta” del voto po­po­la­re. In Ita­lia sono le­ga­te alle di­na­mi­che della po­li­ti­ca na­zio­na­le, op­pu­re se­guo­no delle lo­gi­che in­di­pen­den­ti?

V.E.: In Ita­lia le ele­zio­ni sono sem­pre un test na­zio­na­le e in par­ti­co­la­re un test sul go­ver­no in ca­ri­ca. Le Eu­ro­pee ven­go­no prima di tutto viste in que­sta lo­gi­ca. Tut­ta­via, non è da sot­to­va­lu­ta­re il fatto che par­ti­ti come la Lega ba­si­no tutta la pro­pria cam­pa­gna sulla mo­ne­ta unica, sfrut­tan­do un sen­ti­men­to an­ti-eu­ro lar­ga­men­te dif­fu­so. Circa un terzo degli ita­lia­ni vor­reb­be tor­na­re alla lira. In que­sto senso le ele­zio­ni eu­ro­pee 2014 sem­bra­no dav­ve­ro le prime “vere” ele­zio­ni eu­ro­pee, cioè le prime in cui i temi eu­ro­pei sono al cen­tro della scena, seb­be­ne i temi na­zio­na­li sia an­co­ra molto forti.

CB: I gio­va­ni. Molti son­dag­gi col­lo­ca­no il PD in testa gra­zie al voto degli over 45, men­tre tra i gio­va­nis­si­mi e i tren­ten­ni vince il Mo­vi­men­to 5 Stel­le. Come si po­treb­be spie­ga­re que­sto dato?

V.E.: È un dato ormai con­so­li­da­to, anche l’an­no scor­so alle ele­zio­ni po­li­ti­che i gio­va­ni hanno pre­mia­to il M5S. I gio­va­ni sono meno in­te­res­sa­ti alla po­li­ti­ca e, dal mo­men­to che la per­ce­pi­sco­no come qual­co­sa di lon­ta­no e ten­den­zial­men­te spor­co e cor­rot­to, si in­di­riz­za­no più fa­cil­men­te al M5S. L’e­let­to­ra­to del Pd, in­ve­ce, è piut­to­sto an­zia­no. Que­sto per­ché le ca­te­go­rie di ri­fe­ri­men­to sono i la­vo­ra­to­ri di­pen­den­ti del pub­bli­co im­pie­go e i pen­sio­na­ti, tra i quali i de­mo­cra­ti­ci sono lar­ga­men­te il primo par­ti­to. Inol­tre è anche un sin­to­mo del pro­gres­si­vo in­vec­chia­men­to della ge­ne­ra­zio­ne so­cia­liz­za­ta­si alla po­li­ti­ca nel ’68: una ge­ne­ra­zio­ne par­ti­co­lar­men­te di si­ni­stra, oggi giun­ta at­tor­no ai 65 anni…

CB: Gril­lo si è espres­so su po­si­zio­ni an­ti­eu­ro­pei­ste anche se non ade­ri­rà al pro­get­to eu­ro­peo eu­ro­scet­ti­co gui­da­to da Ma­ri­ne Le Pen e spo­sa­to dalla Lega Nord. Se i gio­va­ni pre­mia­no il M5S, si trat­ta di una ma­ni­fe­sta­zio­ne an­ti­eu­ro­pei­sta della nuova ge­ne­ra­zio­ne?

V.E.: Quan­do par­lia­mo di gio­va­ni dob­bia­mo fare at­ten­zio­ne. Una va­ria­bi­le cru­cia­le è il li­vel­lo di istru­zio­ne. Chi ha fatto l’u­ni­ver­si­tà, ha preso parte al­l’e­spe­rien­za Era­smus, tende a svi­lup­pa­re sen­ti­men­ti di aper­tu­ra verso il mondo ester­no e tende ad es­se­re eu­ro­fi­lo. I meno sco­la­riz­za­ti in­ve­ce sono più fa­cil­men­te preda di una re­to­ri­ca eu­ro­scet­ti­ca, ma non penso che chi vota M5S lo fac­cia per­ché è con­tro l’Eu­ro­pa. Le ra­gio­ni prin­ci­pa­li che gui­da­no il voto al M5S sono il sen­ti­men­to anti casta e la guer­ra ai par­ti­ti tra­di­zio­na­li, di­na­mi­che na­zio­na­li più che eu­ro­pee.

Se con­si­de­ria­mo l’in­sie­me delle liste che si sono espres­se su po­si­zio­ni eu­ro­scet­ti­che, dal M5S alla Lega e Fra­tel­li d’I­ta­lia e in parte Forza Ita­lia e il loro pro­ba­bi­le peso elet­to­ra­le, sa­reb­be az­zar­da­to dire che nel no­stro paese l’eu­ro­scet­ti­ci­smo è un sen­ti­men­to forte e dif­fu­so?

V: Si trat­ta senza dub­bio di un sen­ti­men­to in forte cre­sci­ta, ma non la­men­tia­mo­ci trop­po, nel resto d’Eu­ro­pa i sen­ti­men­ti eu­ro­scet­ti­ci sono molto più forti, basta guar­da­re i dati dell’Eu­ro­ba­ro­me­tro. D’al­tra parte, dopo 6 anni di crisi e di po­li­ti­che di au­ste­ri­tà, mi sarei me­ra­vi­glia­to se l’eu­ro­scet­ti­ci­smo non fosse cre­sciu­to. Par­ti­ti come la Lega, il M5S e FI po­li­ti­ciz­za­no que­sto sen­ti­men­to e non fanno altro che svi­lup­pa­re un mec­ca­ni­smo au­to-rin­for­zan­te, cri­stal­liz­zan­do in molti elet­to­ri sen­ti­men­ti ne­ga­ti­vi verso l’Eu­ro­pa. Co­mun­que, se­con­do l’ul­ti­mo son­dag­gio del CISE, un elet­to­re su 3 vor­reb­be usci­re dal­l’Eu­ro e poco meno di 1 su 5 con­si­de­ra “un male” l’UE. La mag­gio­ran­za degli ita­lia­ni è an­co­ra eu­ro­fi­la…

Po­stil­la fi­na­le. Cosa si po­treb­be dire sulla par­te­ci­pa­zio­ne alle ele­zio­ni eu­ro­pee? Anche l’I­ta­lia segue il trend eu­ro­peo della forte asten­sio­ne?

V: Sen­z’al­tro l’af­fluen­za sarà bassa, il punto, tut­ta­via, è ca­pi­re qual è la so­glia per giu­di­ca­re la par­te­ci­pa­zio­ne come un dato par­ti­co­lar­men­te basso.

Cioè?

Mi spie­go: alle ele­zio­ni del 2008 la par­te­ci­pa­zio­ne era stata del 80%, alle eu­ro­pee 2009 del 65% (-15 punti). Se il trend ri­ma­ne que­sto, l’af­fluen­za fi­sio­lo­gi­ca at­te­sa sarà del 60% dato che alle po­li­ti­che 2013 fu del 75%. Di­cia­mo che una par­te­ci­pa­zio­ne in­fe­rio­re al 60% sa­reb­be un brut­to ri­sul­ta­to, men­tre una par­te­ci­pa­zio­ne tra il 60% e il 65% sa­reb­be da giu­di­ca­re po­si­ti­va­men­te. Non di­men­ti­chia­mo­ci che, no­no­stan­te il trend di forte calo negli ul­ti­mi 20 anni, an­co­ra nel 2009 l’af­fluen­za alle urne in Ita­lia col­lo­ca­va il paese al quar­to posto in Eu­ro­pa, dopo Lus­sem­bur­go, Bel­gio e Malta. Di fatto un li­vel­lo di gran lunga più alto li­vel­lo tra le gran­di de­mo­cra­zie (Ger­ma­nia, Fran­cia, Spa­gna, UK, Po­lo­nia).