La lotta di classe di Laurent Cantet

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2008
Articolo pubblicato il 14 ottobre 2008

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Lo studio sociale del regista francese ha portato al cinema il sogno multiculturale e la sua distruzione? Si comincia sempre dalla scuola.

«Se soltanto una volta potessi scrivere sul tuo quaderno cose intelligenti come quelle che ti sei tatuato sul braccio, per esempio», controbatte il professor Marin. Di fronte all’arguto insegnante, sulla trentina, si trastullano sui banchi di scuola disposti in lungo e in largo studenti adolescenti che fingono disinteresse, masticano chewing-gum e si chiamano Esméralda, Wei o Souleymane. Orecchini color rosa, apparecchi dentali, catenine brillanti oppure Zidane: questi sono gli argomenti che animano i loro discorsi.

Pedagogia delle coccole o metodi duri?

Benvenuti al liceo Françoise Dolto al ventesimo arrondissem©Haut et Courtent, un quartiere ubicato ad est di Parigi. La scuola è il palcoscenico in cui si svolge la sceneggiatura de La classe (titolo originale Entre les murs) di Laurent Cantet. Un quasi-documentario che si è aggiudicato la Palma d’Oro come miglior film al Festival di Cannes e ha sollevato in Francia un animato dibattito sull’integrazione e sul modello della scuola repubblicana. La pellicola è già candidata anche per il Premio Oscar che verrà assegnato a febbraio 2009. «Un film davvero magico», è stato il commento dell’attore americano Sean Penn, che quest’anno ha presieduto la giuria di Cannes. Dopo la prima del film, l’attore americano ha svelato che la scelta di premiare Entre les murs è stata una decisione unanime. Ha definito il film di Cantet «stupefacente». Un vero ex prof e punkrocker, François Bégaudeau, autore del libro che ha ispirato il film e attore protagonista, ha realizzato un capolavoro. Il film di Cantet agisce sui luoghi in modo estremamente lento e dilatato, come può esserlo la lotta quotidiana in aula. Dall’altra parte, Entre les murs, scatena un entusiasmo dilagante con i suoi dialoghi che si articolano in una catena di botta e risposta.,Bégaudeau e Cantet non offrono alcuna ricetta universale cosa che, oltretutto, per una vivace classe multietnica sarebbe del tutto fuori luogo. E, benché l’intento del film non sia la spettacolarizzazione, la pellicola suscita gran scalpore. La quotidianità della scuola e il rapporto docenti-alunni sembrano invocare il“ vero più del vero”. A partire dal 2006 per la preparazione del film vennero istituiti dei veri e propri atelier di improvvisazione settimanali all’interno del liceo parigino, a cui hanno potuto prendere parte sia gli studenti che i professori. Con il passare del tempo, si sono venuti a creare dei personaggi, come il presuntuoso e fanfarone Souleymane, che nella vita reale si chiama Franck ed è tutt’altro che spavaldo, che hanno impresso un’impronta molto forte al carattere del film.

©Haut et Court

Si è infranto il sogno di una scuola multiculturale?

Che temi come integrazione o violenza nelle scuole siano arrivati nella quotidianità europea, ne abbiamo una dimostrazione, oltre che dal film-racconto di Cantet, anche da altri paesi. La giornalista olandese Margalith Kleijwegt, per esempio, con il suo bestseller Onzichtbare ouders, de buurt van Mohammed B (Genitori trasparenti, il quartiere di Mohammed B., non ancora tradotto in italiano) ha riscosso grande entusiasmo nel suo paese natale. La stesura del libro è il frutto di un anno intero di ricerche condotte all’interno di una scuola problematica di Amsterdam. Nel 2006, i docenti della Rütli-Schule, nel quartiere berlinese Neukölln, scrissero una lettera ufficiale, nella quale dichiaravano di non essere più nella condizione di poter tollerare l’eccesso di violenza che si verificava nella loro scuola. Il quartiere è composto per l’80% degli studenti con alle spalle un passato di immigrazione.

©Haut et Court

Anche i professori sono solo esseri umani? Si è infranto il sogno di una scuola modello multiculturale? L’integrazione inizia all’interno delle quattro mura di una classe? Quello che Cantet con il suo film cerca dimostrare in un modo molto semplice e banale è che in Europa ci sono insegnanti che ogni giorno tentano di spiegare a Esméralda, Souleymane e Khoumba che cosa significano parole come ”intuizione”. Dall’altro lato, tuttavia, ci sono anche studenti che leggono da soli La Repubblica di Platone e altrettanti che al termine di un anno scolastico confessano di non aver imparato niente, ma proprio niente.