La legge è uguale per (quasi) tutti, storie di omicidi in divisa: il caso di Ian Tomlinson

Articolo pubblicato il 27 marzo 2015
Articolo pubblicato il 27 marzo 2015

Una lunga bibliografia riguardante le morti per mano di agenti di polizia è anche quella riguardante il Regno Unito. Casi recenti si uniscono ad altri più datati, conclusi molto spesso con un nulla di fatto tanto inquietante quanto mai frequente. Dopo aver visto cosa accade in Italia, in Francia ed in Spagna arriviamo ora in Inghilterra per raccontare altri omicidi impuniti.

Parte VIII, continua.

Una lunga bibliografia riguardante le morti per mano di agenti di polizia è anche quella riguardante il Regno Unito. Casi recenti si uniscono ad altri più datati, conclusi molto spesso con un nulla di fatto tanto inquietante quanto mai frequente.

Il caso di Ian Tomlinson

La storia di Tomlinson è di quelle inspiegabili, che potremmo concludere dicendo che il 47enne si trovasse “al posto sbagliato nel momento sbagliato”. Tuttavia sarebbe fin troppo superficiale ed ingiustificato archiviare così una vicenda che rimane a tutt'oggi una delle pagine più nere della storia delle forze di polizia anglosassone.

I fatti

Il 1 aprile 2009 Ian, venditore di giornale, si trovava a camminare in una strada di Londra nel distretto finanziario per tornare verso il suo domicilio quando un agente della polizia metropolitana della città, Simon Harwood, si avvicinò a lui colpendolo con un manganello prima sulla gamba e, dopo averlo fatto cadere a terra, ripetutamente sul suo corpo. In quei giorni nella capitale inglese era in corso il G20, ossia forum tra i ministri dell'economia ed i governatori delle banche centrali dei Paesi più industrializzati, e si registravano cortei di protesta con alcuni piccoli incidenti. Le strade erano pattugliate da un buon numero di agenti di polizia per tenere a bada le azioni dei manifestanti: si calcola che il 1 aprile il numero dell'intero apparato di forze dell'ordine si aggirasse sulle 5.500 unità. Quel pomeriggio si teneva una manifestazione davanti alla Banca d'Inghilterra alla quale presero parte molti attivisti e quando gli agenti iniziarono a disperdere la folla si verificarono alcuni tafferugli, con lancio di lacrimogeni ed alcune cariche in cui furono anche arrestate delle persone. Tuttavia Ian non aveva mai partecipato a queste dimostrazioni e quando avvenne il fatto stava tranquillamente passeggiando su un marciapiede tenendo le mani in tasca. Subito dopo l'aggressione ricevuta, Tomlinson si rialzò allontanandosi dal luogo dove era avvenuto il fatto, ma pochi minuti più tardì collassò a terra e morì.

Le indagini

Inizialmente la prima autopsia concluse che Ian era morto per cause naturali dovute ad un attacco di cuore, tuttavia alcuni giorni dopo questa versione iniziò a scricchiolare. Come mostrato dai filmati successivamente diffusi anche dagli organi di stampa, Tomlinson era stato vittima di una violenta serie di colpi senza che fosse avvenuto niente affinchè l'uomo potesse essere considerato un sospetto pericoloso, né si era reso protagonista di provocazioni nei confronti dell'agente. Così la IPCC (ossia la Commissione Indipendente per i Reclami contro la Polizia) decise di aprire un'inchiesta ed ottenne la possibilità di svolgere una seconda autopsia, dalla quale emerse che Ian era morto a causa di una emorragia interna provocata da un forte trauma all'addome. Attraverso alcune testimonianze oculari si iniziò a fare luce sui fatti: secondo una di queste Ian era stato visto apparentemente ubriaco mentre veniva invitato ad allontanarsi da alcuni agenti in divisa e che questi, di fronte al rifiuto dell'uomo, avessero reagito allontanandolo con veementi spintoni. Dopo questa vicenda Tomlinson continua il suo percorso verso il Lindsey Hotel, dove alloggiava, incontrando però vari cordoni di polizia durante il cammino e passando vicino alla Banca d'Inghilterra dove erano avvenuti gli scontro tra agenti e manifestanti. Molte strade erano bloccate ed ogni tentativo di Ian di spiegare ai poliziotti che stava cercando di giungere a casa si concludeva senza successo.

La morte

E fu durante uno di questi tentativi che Ian si trovò inseguito da alcuni agenti: uno di loro, Simon Harwood, gli si lanciò contro da dietro la schiena colpendolo alle gambe con il manganello e facendolo cadere a terra, come rivelato poi da alcuni filmati. Una volta a terra Tomlinson venne colpito ripetutamente e poi lasciato lì, con gli altri agenti incuranti delle sue richieste di aiuto. Fu rialzato da uno degli attivisti presenti nella zona e cercò di riprendere i suoi passi, ma dopo pochi metri cadde a terra morente. Alcune persone tentarono di portare aiuto a Ian ma fu intimato loro di andarsene dalla polizia. Infine riuscirono ad intervenire alcuni operatori di soccorso, ma al suo arrivo in ospedale Ian era già morto.

Il processo

Durante le indagini l'agente Harwood dichiarò che egli era rimasto coinvolto in numerosi scontri quel giorno e che quando vide Tomlinson di fianco ad una rastrelliera di biciclette lo scambiò per un manifestante, decidendo in una frazione di secondo di agire con la forza. Secondo la difesa i colpi di manganello, però, erano stati leggeri e non in grado di causare la morte dell'uomo: inizialmente, infatti, non aveva nemmeno registrato l'episodio sul proprio taccuino giornaliero e solo alcuni giorni dopo capì che Ian era morto. Tuttavia la seconda e la terza autopsia hanno evidenziato come la morte di Ian fosse da ricondurre proprio ad un'emorragia del fegato a causa delle percosse subite, così la difesa cercò di giustificare la cosa sostenendo che l'uomo fosse caduto in precedenza e che il motivo dell'epistassi fosse da individuare in quel momento. E in un primo momento si tentò di tenere nascosti anche alcuni lividi presenti sul corpo di Tomlinson e di sostenere che furono i manifestanti ad ostacolare le operazioni di soccorso con il lancio di bottiglie e di fumogeni, fatto smentito poi da molti filmati e da molte testimonianze.

Il verdetto

Nonostante tutti questi tentativi di disturbare le indagini e di fuorviarle con false dichiarazioni siano venuti alla luce, la decisione finale del giudice è stata quella di giudicare Simon Harwood non colpevole per omicidio colposo a causa dell'assenza di prove certe. In particolare la conflittualità tra le due versioni delle autopsie non permetterebbe di stabilire un nesso certo tra l'aggressione dell'agente e la morte di Ian. Quindi il verdetto concluse che Harwood abbia usato una forza irragionevole e spropositata nel colpire Tomlinson, tuttavia che non potesse essere giudicato colpevole della sua morte. Un verdetto che suona un po' contraddittorio, ma che non stupisce più di tanto se si pensa a come finiscono di solito queste storie. L'unico aspetto positivo di questa vicenda è stato il licenziamento subìto dall'agente da parte del corpo di polizia in cui lavorava, motivato dalla “grave condotta” dimostrata quel 1 aprile. Una magra consolazione, se si pensa alla mole enorme di prove portate contro Simon Harwood. Il massimo a cui si può aspirare, in molti casi.