La legge è uguale per (quasi) tutti, storie di omicidi in divisa. Il caso di Eric Garner

Articolo pubblicato il 16 giugno 2015
Articolo pubblicato il 16 giugno 2015

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 Siamo quasi giunti al termine di questa nostra rubrica che ha mosso i propri passi in vari Paesi occidentali per raccontarvi storie raccapriccianti di uomini uccisi dalle forze dell'ordine. Siamo ancora negli USA per ripercorrere le vicende di un caso divenuto, ahinoi, celebre: quello di Eric Garner.

Parte XV, continua...

 Di recente, invece, si sono verificati due casi che hanno occupato per diversi giorni le prime pagine dei giornali statunitensi e non solo, soprattutto a causa delle conseguenze che questi due fatti hanno avuto. Infatti, le proteste che sono seguite alla morte di due ragazzi di colore, Eric Garner e Michael Brown, sono nate come dimostrazione di sdegno per le morti ma anche come manifestazione di disagio degli afro-americani che avvertono spesso segnali di intolleranza di carattere raziale nei loro confronti. Nei giorni successivi ad entrambi gli “incidenti” migliaia di persone, in larghissima parte di colore, ha sfilato per le strade proprio sia in memoria dei due ragazzi sia per rivendicare una parità di trattamento da parte della società nei loro confronti, ricercando quell'emancipazione che ritengono di non avere e la cui mancanza ritengono essere stata il vero motivo alla base della morte di Eric e Michael.

I fatti

Il primo dei due uomini ad aver perso la vita è stato Eric Garner, ucciso il 17 luglio 2014 a New York. Il 44enne era un uomo dalla stazza imponente (1,91 cm per 160 kg.) che aveva subito nel corso degli anni molteplici arresti per aggressioni, furti, guida senza patente e vendita illegale di sigarette sfuse. E proprio quest'ultimo reato, per il quale Eric fu ricercato più volte, fu il motivo per cui gli agenti del NYPD (New York Police Department) erano sulle sue tracce quel giorno di metà luglio. Gli agenti Justin Damico e Daniel Pantaleo riuscirono a trovarlo a Tompkinsville, a nord di Staten Island, verso le 17 e gli si avvicinarono per arrestarlo. “Ogni volta che mi vedi vuoi molestarmi!”, urlò loro Eric. “Tutti i presenti vi diranno che non ho fatto nulla. Non ho venduto nulla. […] Te l'ho già detto l'ultima volta, per favore lasciami in pace!”, continuò. Pantaleo ignorò le sue parole e gli si avvicinò per ammanettarlo, ma Eric scacciò via le sue braccia intimandogli di non toccarlo. A quel punto l'agente portò le braccia al collo di Garner, stringendo con molta forza e facendo un movimento all'indietro in modo da portarlo a terra. L'agente riuscì così ad immobilizzarlo, facendolo stendere a faccia in giù contro l'asfalto, mentre nel frattempo altri agenti lo avevano circondato. A quel punto Daniel Pantaleo lasciò la presa sul collo e con le mani iniziò a spingere la testa di Eric sul marciapiede mentre questo veniva ammanettato. “Non riesco a respirare!”, ripetè più volte l'uomo, venendo tuttavia completamente ignorato dagli agenti. Pantaleo continuò a premere le mani sulla sua nuca finchè Eric non perse conoscenza: solo a quel punto i poliziotti cessarono le loro operazioni e decisero di chiamare un'ambulanza. Passarono diversi minuti però prima che i mezzi di soccorso giungessero in Bay Street, dove ebbe luogo il fatto, e quando finalmente riuscirono a raggiungere Garner ormai era troppo tardi. Eric fu dichiarato morto all'arrivo all'ospedale Richmond University Medical Center, più o meno dopo un'ora dall'intervento degli agenti per arrestarlo, e durante il tragitto in ambulanza nessun medico o infermiere somministrò alcunchè ad Eric, nonostante si trattasse di una situazione di emergenza. Il funerale, a cui parteciparono centinaia di persone che chiedevano giustizia, si tenne il 23 luglio.

I giorni successivi

Nel frattempo l'agente Daniel Pantaleo venne spogliato del suo distintivo e della sua pistola di servizio e spostato a compiti amministrativi, destino che toccò anche a Justin Damico che però riuscì a mantenere pistola e distintivo. Anche i paramedici ed i medici che intervennero su Eric vennero puniti con una sospensione dal servizio, anche se in seguito furono reintegrati senza conseguenze. Il 1 agosto il referto del medico legale sentenziò che il decesso di Eric fosse stato causato “dalla compressione del collo, dalla compressione del torace e dalla posizione prona durante il contenimento fisico per mano della polizia”, lasciando pochi spazi all'interpretazione e smentendo la versione della polizia secondo cui Eric respirasse ancora all'arivo dei soccorsi, motivo per cui a loro avviso l'uomo fosse morto a causa di un arresto cardiaco sull'ambulanza. Il mancato tentativo di rianimare artificialmente Garner fu giustificato proprio in questo modo, sostenendo che fosse stato giudicato inopportuno utilizzare il CPR (un defibrillatore) su un individuo che respirava ancora. Tuttavia nel referto si legge anche che l'asma, le malattie cardiache e l'obesità di Eric abbiano contribuito a far sì che tale compressione risultasse letale, dal momneto che non erano stati rilevati danni alla trache o alle ossa del collo, escludendo pertanto che si potesse parlare di omicidio.

La sentenza: le proteste divampano

Nel frattempo le proteste erano divampate, assumendo la forma di vere e proprie manifestazioni in strada che chiedevano una pena per gli autori di quello che invece doveva essere considerato a tutti gli effetti un omicidio. Un amico di Eric, infatti, era riuscito a filmare per intero con il proprio cellulare l'azione degli agenti e da tale ripresa si può vedere chiaramente come l'utilizzo di una tale forza fosse assolutamente ingiustificata, anche perchè una volta a terra Garner non aveva mostrato segni di resistenza. Stranamente, circa tre settimane dopo la morte dell'uomo, l'autore del video, tale Ramsey Orta, venne arrestato per possesso di arma da fuoco. Nel mese di agosto una marcia pacifica di oltre 2.500 persone sfilò per Bay Street, dove trovò la morte Garner, fino a giungere sotto l'ufficio del procuratore distrettuale Daniel M. Donovan il quale, il 19 agosto, decise di far esaminare il caso ad un Gran Giurì per decidere se ci fossero gli estremi per incriminare Daniel Pantaleo di omicidio colposo. Tale corte si riunì per la prima volta a fine settembre, esaminando le prove a disposizione e l'agente rilasciò la propria deposizione il 21 novembre dinanzi ai 23 membri del giurì, di cui solo cinque erano di colore. Infine, il 3 dicembre scorso, essa sentenziò che Pantaleo non dovesse essere incriminato, facendo cadere tutte le accuse rivolte contro di lui. La decisione scatenò un'ondata di proteste ancora più grandi e veementi. Un rappresentante dello Stato di New York, il repubblicano Peter King, affermò che “se non avesse avuto l'asma, problemi di cuore e non fosse stato obeso, Garner non sarebbe morto”, mentre il sindaco De Blasio usò l'espressione “terribile tragedia” per definire l'accaduto. Parole molto più dure vennero dal Presidente Obama, che etichettò il verdetto come conseguenza di un “problema americano” a livello giuridico, e dall'ex Presidente Bush, che descrisse la sentenza come “difficile da comprendere” e “molto triste”. “Il tempo per il rimorso avrebbe dovuto essere quando mio marito stava urlando perchè non respirava”, ha affermato la moglie di Eric in risposta alle condoglianze espresse da Pantaleo. “No, non accetto le sue scuse. No, non mi interessano le sue condoglianze. Sta ancora lavorando, sta ancora percependo uno stipendio e sta ancora nutrendo i suoi figli mentre mio marito si trova sei piedi sotto terra ed io ora sto cercando un modo per nutrire i miei figli”, ha continuato.

Così nei giorni successivi alla sentenza migliaia di persone manifestarono in diverse città degli Stati Uniti. A New York, San Francisco, Atlanta, Chicago, Washington, Baltimora, Minneapolis ed in molte altre località le proteste furono dure e qualche volta anche violente, come testimoniato dalle centinaia di arresti di cui si rese protagonista la polizia in quei giorni. Persino fuori dagli Stati Uniti, come ad esempio a Londra, andarono in scena dimostrazioni di solidarietà con i manifestanti americani.