La legge delle ong disturba il Cremlino

Articolo pubblicato il 03 gennaio 2006
Articolo pubblicato il 03 gennaio 2006

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Le critiche internazionali al progetto di legge russa sulle ong costringono Putin a rivedere una legge che potrebbe limitare la loro libertà di azione.

Il 21 dicembre il Parlamento russo ha approvato in seconda lettura una proposta di legge volta ad aumentare il controllo sulle organizzazioni non governative (ong). La proposta ha ricevuto il sostengo di ben trecentosettantasei deputati mentre solo dieci membri della Duma si sono opposti. La legge revisionata non contiene più gli articoli polemici che obbligavano le ong straniere che operavano in Russia a registrarsi come organizzazioni russe e a restringere il raggio dei loro potenziali finanziatori. Tuttavia le ong giudicano la nuova legge ancora come troppo restrittiva.

Timore di un’altra rivoluzione di velluto

Questo progetto arriva in un momento in cui le ong sono riuscite ad ottenere un certo peso politico in Russia. Il boom delle ong, che costituiscono l’unica voce rappresentativa della società civile russa, è stato reso possibile dal forte controllo statale sui partiti politici. La loro crescente influenza sull’opinione russa irrita non poco il Cremlino: il Presidente russo Vladimir Putin teme lo scoppio di una rivoluzione di velluto anche in Russia, alla stregua di quelle avvenute in Georgia e in Ucraina. Una cosa è certa: le rivoluzioni di Tblisi e Kiev sono nate in seno a quel tipo di organizzazioni. Secondo Putin la legge in discussione sarebbe uno strumento di lotta contro le interferenze straniere che «propagano il terrorismo» e che rappresentano «un pericolo per la sicurezza interna del Paese».

Già dopo l’approvazione della legge in prima lettura le ong russe e straniere che operano in territorio russo (circa 450.000) si erano allarmate e avevano subito organizzato una campagna di denuncia a livello internazionale. Questa campagna di rivendicazione ha già ottenuto il sostegno di numerosi media, organizzazioni internazionali per i diritti umani e di vari partiti europei.

Durante l’ultima riunione del 7 dicembre scorso tra il governo russo e i rappresentanti della Commissione Europea, tra cui figurava anche il Presidente José Manuel Durao Barroso, hanno fatto tutti orecchie da mercante alle pressioni internazionali contro il progetto di legge. Invece di affrontare questo argomento spinoso e scomodo, la conversazione si è concentrata sui lavori di creazione dei quattro spazi di cooperazione comune tra l’Ue e la Russia e sulla necessità di consolidare la stabilità e la democrazia in Cecenia, dimenticando che questa necessità dovrebbe estendersi a tutto il territorio della Federazione russa.

Fortunatamente il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione esprimendo preoccupazione per le possibili restrizioni del diritto di associazione in Russia e, nello stesso tempo, ha chiesto alla Duma di tenere maggiormente in conto la democrazia e i diritti umani. Lo stesso Segretario generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis, ha dichiarato che qualunque modifica alle leggi che regolano le ong non può «contraddire la Convenzione europea per i diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali» e che vari aspetti della proposta russa «sono troppo restrittivi per le ong».

Dopo le tante critiche ricevute dall’esterno, Putin ha ammesso “a posteriori” la necessità di modificare la legge e, all’inizio di dicembre, ha dichiarato che sarebbe stata revisionata completamente. Tuttavia i cambiamenti approvati sono limitati a determinati aspetti, come la soppressione dell’iscrizione delle ong straniere, e sono considerati insufficienti da alcuni collettivi non governativi

Questi ultimi fatti dimostrano quanto sia paradossale la democrazia in Russia. Mentre la cooperazione tra la Russia e l’Ue aumenta e progredisce in vari settori e sembra che le organizzazioni internazionali possano influire sulle decisioni del Cremlino, la società russa si lamenta di non avere il potere di far cambiare opinione a un leader politico che reagisce solo di fronte a pressioni esterne. Che minacciano la posizione e l’immagine internazionale della Russia.