La La Land, ritratto della generazione millenial?

Articolo pubblicato il 22 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 22 febbraio 2017

[OPINIONE] Il musical romantico 'La La Land' è uscito in Europa da poche settimane e si è già guadagnato l'approvazione degli spettatori nelle sale cinematografiche. Tuttavia il pubblico è diviso tra coloro che adorano la storia e quelli che, nonostante riconoscano la sua qualità artistica, ne criticano il messaggio.

[SPOILER] Un ragazzo conosce una ragazza, un ragazza conosce un ragazzo. Si incontrano a una di quelle feste americane in un giardino con piscina, si piacciono, escono insieme un paio di volte, passeggiano a tarda notte, ridono sotto il cielo stellato di Los Angeles e si scambiano un bacio sulle note di una brillante colonna sonora. Vestiti meravigliosi per Emma Stone, un elegante abito sartoriale e scarpe da swing per Ryan Gosling. Inizia così “La La Land”. 

Una commedia musicale romantica che richiama grandi classici come 'Cantando sotto la pioggia' o 'Moulin Rouge' e che ha diviso l'opinione degli spettatori fra coloro che vi si riconoscono e che vedono nel film il DNA della generazione millenial e coloro che, come me, trovano che la realizzazione, la messa in scena e la musica siano molto belle ma che il messaggio trasmesso sia superato.

I canali digitali ViceVanity fair o Vagabomb  hanno elogiato questo film per aver raccolto la sfida di inquadrare il conflitto essenziale della nostra generazione: inseguire i propri sogni cercando di mantenere una stabilità emotiva e amorosa. Fin qui siamo tutti d'accordo. Oggigiorno le relazioni a 3.000 10.000 chilometri di distanza sono più frequenti che mai. Noi millenials ci spostiamo di città in città per migliorarci come professionisti in un contesto economico e lavorativo complicato, lasciandoci spesso alle spalle altre passioni. Tuttavia La La Land mette particolarmente al centro di questa realtà lei, Mya (Emma Stone) e ce la presenta come un personaggio insoddisfatto, ambizioso e incompleto. Per noi donne tutto ciò non è certo una novità. Per noi non c'è due senza tre e sembra che avere successo in ambito professionale si configuri immediatamente come un disastro in ambito emotivo, ed è proprio questo l'ambito nel quale alle donne non è concesso fallire.

Che inizi lo spettacolo

Considerate le opinioni divergenti riguardanti “La La Land” , scrivo supponendo di attirare un discreto numero di critiche. Emblematico è il caso di Paulo Coelho che, nonostante sia uno scrittore di grande influenza in rete, si è conquistato una pioggia di critiche sotto forma di tweet dopo avere osato definire il film noioso. Ha subito cancellato il tweet ma ormai il danno era fatto. Si sono levate anche altre voci critiche denunciando la distanza tra la Los Angeles ritratta dal film e quella reale, come quella del musicista statunitense di origine iraniana Rostam Batmanglij. Utilizzando l'hashtag #NotMyLosAngeles molte persone hanno manifestato la propria disapprovazione per la mancanza di spazio concesso alla diversità sessuale e alla popolazione afroamericana. Una mancanza imperdonabile per Batmanglij poiché, come dice lui stesso, "i neri inventarono il jazz".

A dispetto delle polemiche questo musical si è aggiudicato sette Golden Globe, il maggior numero di premi mai vinti. Al momento niente sembra ostacolare la sua corsa verso la celebrità: il film ha ottenuto infatti 14 nomination agli Oscar. Il regista, Damien Chazelle, a poco più di trent'anni, conferma nuovamente il suo successo. Già nel 2014 aveva infatti conquistato il Gran Premio della Giuria e del pubblico al Sundance Film Festival e diverse nomination agli Oscar 2015 per Whiplash. 

Gli occhiali per guardare "La La Land"

Riprendiamo però il filo del film. Eravamo rimasti al bacio, e fin qui tutto normale. È da questo momento in poi che suonano i primi campanelli d'allarme per i millenials. Il sogno americano, la cultura del “volere è potere” finisce per perdere tutta la sua carica simbolica, ma non allo stesso modo per i due personaggi. Nonostante entrambi, Mya e Sebastian, siano impegnati a inseguire i propri sogni e ad affrontare il dilemma che, stando a quanto mostra il film, impone la scelta fra il successo professionale e la stabilità di coppia, è Mya quella che rinuncerà a favore di Seb. È nell'ultima parte del film che che scopriamo i dettagli della nuova vita di lei. Sappiamo che ha una bambina, una babysitter che se ne occupa, ha avuto successo, si muove con aria da diva e soprattutto ha cambiato la sua vita. Di Sebastian sappiamo poco, solo che ha realizzato il sogno di aprire la sua attività. Tuttavia, non si accenna alla sua vita privata. Niente. Niente di niente, un vuoto che sembra suggerire che se ne sia stato lì buono ad aspettare mentre lei, ambiziosa, ha trionfato, si è rifatta una vita, senza però riuscire ad essere felice. Un piccolo accenno di un paio di minuti, scaturito dall'immaginazione di Mya, ci offre un'alternativa idilliaca di ciò che sarebbe potuto succedere se avessero fatto scelte diverse e se fossero rimasti felicemente insieme.

Ciò che avrebbe potuto essere una versione rivisitata dei musical hollywoodiani degli anni '50, una versione 2.0 della massima espressione della settima arte, ha finito con il trasformarsi nella ripetizione di un messaggio che grava in particolar modo sulle donne. È un caso che la responsabilità della rottura ricada in gran parte su di lei? È un caso che il successo di una donna, nel film, sia collegato alla rinuncia, all'infelicità e all'incompletezza emotiva?

Dovremmo poter rispondere individualmente a ciascuna di queste domande ma personalmente ritengo che la nostra generazione, chiamiamola millenial, chiamiamola X, dovrebbe avere superato questo tipo di associazioni. Per questo motivo credo che prima di consentire che una storia venga consacrata come il simbolo della nostra generazione sia fondamentale andare al cinema, mettersi gli occhiali e guardare ciò che in fondo ci stanno dicendo.