La Hogwarts degli imprenditori

Articolo pubblicato il 28 novembre 2013
Articolo pubblicato il 28 novembre 2013

Il triste destino delle start up si potrebbe riassumere con: "una su dieci ce la fa". Ma in Europa, c'è chi crede sia il modello imprenditoriale del futuro. La redazione di Cafébabel è andata a cercare gli imprenditori del domani che, muniti di entusiasmo, cocktail e idee, cercano di cambiare la mentalità delle giovani generazioni europee.

La ra­gaz­za al­l'in­gres­so dell'Escp di Pa­ri­gi mi chie­de di fare uno di­se­gno su un pezzo di carta e di but­tar­lo in un ce­sti­no; poi, senza guar­dar­mi, con una mossa ful­mi­nea mi in­di­ca l'#tag della festa: "qui puoi pub­bli­ca­re le foto su pin­te­re­st o twit­ter!". Segue un sor­ri­so av­vin­cen­te e un mo­vi­men­to del brac­cio a in­di­ca­re che posso pro­se­gui­re. Una sfera a spec­chi anni '70 so­vra­sta la mia testa men­tre passo at­tra­ver­so una pic­co­la pista da ballo al­le­sti­ta nel piaz­za­le prin­ci­pa­le della scuo­la. Tut­t'in­tor­no: fur­gon­ci­ni che ven­do­no hot dog e birra a 3 euro. C'è chi fa la coda con gli spic­ci in mano e chi, ri­ma­sto senza, corre al ban­co­mat So­cié­té Ge­ne­ra­le in­ca­sto­na­to nel muro. È la 5° festa del­l'im­pren­di­to­ria, or­ga­niz­za­ta con­tem­po­ra­nea­men­te nei cam­pus del­l'E­scp a Pa­ri­gi, To­ri­no, Lon­draBer­li­no e Ma­drid. Ep­pu­re, sem­bra di es­se­re fi­ni­ti a Hog­warts.

"get lucky" e la­vo­ra

Al­l'in­gres­so, 2 casse pro­pa­ga­no mu­si­ca com­mer­cia­le. Sono sol­tan­to le 8 di sera, ma c'è già chi balla sulle note di Get Lucky. La men­ta­li­tà im­pren­di­to­ria­le sal­ve­rà l'Eu­ro­pa dalla di­soc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le: è quel­lo che si au­gu­ra­no le isti­tu­zio­ni. In un'in­ter­vi­sta re­cen­te ri­la­scia­ta per il Brue­gel, im­por­tan­te think tank eu­ro­peo, Karen Wil­son, mem­bro del co­mi­ta­to di­ret­ti­vo dell'EFER (Eu­ro­pean Foun­da­tion for En­tre­pre­neur­ship Re­sear­ch), si è ri­vol­ta così ai gio­va­ni eur­pei: "Non cer­ca­te un la­vo­ro, crea­te­lo!". "Edu­ca­re" al­l'im­pren­di­to­ria­li­tà fin dalla gio­va­ne età: è pro­prio quel­lo che fa l'E­scp che, in oc­ca­sio­ne della festa, è in­va­sa da star­tup eu­ro­pee. Tra que­ste c'è l'i­ta­lia­na Ex­tra­ver­so. Be­ne­det­to è fre­sco di lau­rea Escp, men­tre Ga­brie­le è de­si­gner – il pa­pil­lon che in­dos­sa lo te­sti­mo­nia al me­glio. Pro­du­co­no cover per smart­pho­ne dal ma­te­ria­le più in­tel­li­gen­te dei te­le­fo­ni stes­si. Con la loro cu­sto­dia "è pos­si­bi­le at­tac­ca­re il cel­lu­la­re a tutte le su­per­fi­ci lisce non po­ro­se": allo spec­chio del bagno, o sulle mat­to­nel­le della cu­ci­na. La loro crea­zio­ne ha 6 mesi di vita e i 2 ra­gaz­zi lot­ta­no per am­plia­re i ca­na­li di ven­di­ta. "La star­tup è il mo­del­lo del fu­tu­ro: si è co­stret­ti a in­no­va­re dato che non si sa cosa ac­ca­drà il gior­no dopo", af­fer­ma ra­pi­do Be­ne­det­to, come se re­ci­tas­se un co­pio­ne. 

-Chi sono gli im­pren­di­to­ri del fu­tu­ro? Guar­da il video!-

Seb­be­ne 9 star­tup su 10 fal­li­sca­no, è con­vin­to che "nel frat­tem­po si co­strui­sca­no rap­por­ti e si ac­cu­mu­li espe­rien­za". Se­con­do lui "è ovvio che non tutte le idee sono vin­cen­ti, ma se non si testa non si va da nes­su­na parte". Ri­schio, in­no­va­zio­ne e li­ber­tà di azio­ne: è il man­tra dell'in­tel­li­gen­tia bru­xel­le­se e que­sto ra­gaz­zo sem­bra già pron­to per ge­sti­re una gran­de azien­da di cu­sto­die. E pen­sa­re che l'Ita­lia è  dopo la Gre­cia per la sin­dro­me da fal­li­men­to: il 58% della po­po­la­zio­ne non av­vie­reb­be un'im­pre­sa per paura di fal­li­re.

Star­tuf­fa

In­tan­to anche Harry Pot­ter si è reso conto di quan­to la bac­chet­ta ma­gi­ca delle star­tup sia, a dir poco, spez­za­ta. In Ita­lia esi­sto­no poco più di 1600 star­tup. Con­si­de­ran­do che nel Bel­pae­se il nu­me­ro medio di di­pen­den­ti è pari a 5, una sem­pli­ce mol­ti­pli­ca­zio­ne per­met­te di cal­co­la­re il nu­me­ro di posti la­vo­ro crea­ti. Se si pa­ra­go­na­no ai 620 mila di­soc­cu­pa­ti tra i 15-24 anni, si ri­ma­ne per­ples­si. Al­lar­ghia­mo la lente: nella top 10 della clas­si­fi­ca mon­dia­le delle città fi­lo-star­tup, ne tro­via­mo solo 2 "eu­ro­pee": Lon­dra e Tel Aviv. Nien­te pa­ni­co: il Par­la­men­to eu­ro­peo ha va­ra­to un testo che pre­ve­de 70 mi­liar­di di euro da in­ve­sti­re entro il 2020. In­tan­to si com­bat­te la di­socc­cu­pa­zio­ne con  8 mi­liar­di. Certo, con nuove im­pre­se si crea nuovo la­vo­ro, ma per chi? L'Eu­ro­pa è sof­fo­ca­ta dal cre­dit crun­ch. Chi avvia un'im­pre­sa deve avere il con­tan­te in tasca. Al­tri­men­ti? Cro­w­d­fun­ding

Lio­nel, con­su­len­te spe­cia­liz­za­to nella fi­nan­za 2.0, educa gli in­ve­sti­to­ri del mer­ca­to star­tup. Si trova a due passi da Be­ne­det­to, ma non sem­bra molto elet­triz­za­to. Da­van­ti al suo stand i mo­ji­to scor­ro­no molto più ve­lo­ci che i se­con­di del­l'o­ro­lo­gio. "Spesso, chi in­ve­ste in una star­tup non sa cosa fi­nan­zia" – mi con­fes­sa svo­glia­to,– "il cro­w­d­fun­ding è un si­ste­ma in cre­sci­ta, ma rap­pre­sen­ta l'i­ni­zio di un bu­si­ness pro­ject. Serve a ot­te­ne­re vi­si­bi­li­tà sul mer­ca­to e a in­vo­glia­re fondi d'in­ve­sti­men­to a par­te­ci­pa­re al bu­si­ness". Poco più in là al­cu­ni ra­gaz­zi se­du­ti per terra di­scu­to­no di in­no­va­zio­ne, men­tre al bar un tran­cio di pizza gran­de come una fetta bi­scot­ta­ta costa 2 euro. Una gran­de sala ospi­ta im­pren­di­to­ri di suc­ces­so. Chi non ce l'ha an­co­ra fatta può fare il "bat­te­si­mo del­l'im­pren­di­to­re" al 2° piano. Non è ne­ces­sa­rio ba­gnar­si la testa: una de­ci­na di coat­ch di­scu­to­no di pro­get­ti im­pren­di­to­ria­li con gli stu­den­ti della scuo­la: una linea gial­la di­vi­de i giu­di­ci dai giu­di­ca­ti. Ma se il cro­w­d­fun­ding non è la so­lu­zio­ne, chi sono gli im­pren­di­to­ri del fu­tu­ro? 

Al­l'u­sci­ta in­con­tro Fran­ce­sca23 anni, di To­ri­no: una "ra­gaz­za in­di­pen­den­te" dallo sguar­do si­cu­ro. Se­con­do lei, "c'è spa­zio per tutti nel mondo del­l'im­pren­di­to­ria: basta darsi da fare". Ha già av­via­to 2 star­tup, ma non si pre­oc­cu­pa di cosa ne verrà fuori. Il suo fu­tu­ro? "Lon­dra è la città per­fet­ta per apri­re una star­tup: zero bu­ro­cra­zia e men­ta­li­tà aper­ta". "L'asset piu`im­por­tan­te sono le lin­gue", af­fer­ma con en­fa­si. È lei che mi rac­con­ta che con la crisi le borse di stu­dio sono di­mi­nui­te e che il costo della Escp si ag­gi­ra sui 10 mila euro annui. Al­l'E­scp, un po' per "magia", tutti pos­so­no di­ven­ta­re im­pren­di­to­ri, ma a Hog­warts al­me­no, si en­tra­va gra­tis.