La Grecia si dispera: tasso di suicidi alle stelle

Articolo pubblicato il 16 luglio 2011
Articolo pubblicato il 16 luglio 2011
Non solo le manifestazioni e le proteste che vanno avanti da settimane: nella Grecia che si oppone al piano di austerity e ai tagli di bilancio, è cresciuto tragicamente anche il numero dei suicidi. Commercianti, disoccupati, padri di famiglia che non trovano via d'uscita. Ad Atene il Ministero della salute riporta un aumento di circa il 40% .

È stato uno dei fratelli a ritrovare il corpo. L’uomo, 50 anni, si è impiccato nel granaio della propria casa di campagna, a metà strada fra le località di Anogia e Nida, sull’isola di Creta. Non ha lasciato un lettera d’addio, ma ad Anogia si dice che l’uomo, proprietario di un’azienda artigiana, fosse in gravi difficoltà economiche. Lascia una moglie e un figlio di 22 anni.

Perché, e perché adesso?

Il debito pubblico e la profonda recessione spingono sempre più greci a cercare la morte. Dall’inizio della crisi il numero di suicidi è salito notevolmente, addirittura del 40%, dichiara il Ministro della salute Andreas Loverdos rispondendo ad un’interpellanza parlamentare. Bisogna considerare che il tasso di suicidi in Grecia è tradizionalmente basso: i greci sono sempre stati un popolo che ama la vita. Secondo una statistica dell'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno in Grecia si tolgono la vita 3,5 abitanti su 100.000. Per fare un paragone, in Germania il tasso è tre volte più alto con 11,9 abitanti su 100.000.

Adesso però la crisi sta portando sempre più greci alla disperazione. Il tasso di disoccupazione si avvicina al record raggiunto negli anni ’60, quando centinaia di migliaia di greci abbandonarono la patria per andare a lavorare in Europa occidentale.

Le prospettive sono cupe: attualmente il 42,5% dei giovani fra i 15 e i 24 anni è senza lavoro. Secondo la Camera di Commercio greca ogni mese sono circa 4.000 le imprese e i negozi che soccombono alla crisi. Si tratta prevalentemente di piccole aziende a gestione familiare. Ciò significa che, perdendo la propria impresa o il proprio terreno, la maggior parte di queste famiglie si ritrova davanti al niente.

“Se un padre di famiglia improvvisamente non è più in grado di sfamare la propria moglie e i propri figli, se non sa più come pagare l’affitto o il mutuo per la casa, viene inevitabilmente caricato di un enorme stress psichico”, spiega lo psichiatra ateniese Antonis Payopoulos.

In Grecia, chi è afflitto dallo sconforto e da pensieri suicidi e cerca aiuto può telefonare al 1018. L’organizzazione non governativa Klimaka (scala di corda) cerca di prestare soccorso. Nei primi cinque mesi del 2011, afferma Kyriakos Katsadoros, il direttore scientifico dell’organizzazione, sono arrivate circa 2500 telefonate da parte di candidati suicidi o dei loro cari – tante quante tutte quelle ricevute nell’intero 2010. Fra le persone che telefonano, una su quattro attribuisce alle difficoltà economiche la causa principale dei pensieri suicidi. Quante di queste telefonate riescano effettivamente ad evitare che un essere umano si tolga la vita, gli operatori non sanno dirlo. D’altra parte il numero di richieste d’aiuto, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, sembra confermare la valutazione fatta dal ministro Loverdos, secondo la quale il tasso di suicidi è aumentato del 40%.

Non si hanno cifre esatte a disposizione, anche perché non sempre chi si toglie la vita lo fa in modo così inequivocabile come l’artigiano che si è impiccato a Creta. Molti suicidi vengono camuffati da incidenti, o scambiati per tali – per la vergogna dei cari, e per permettere al defunto almeno una degna sepoltura. Infatti molti sacerdoti greci-ortodossi negano la cerimonia funebre alle vittime di suicidio.

L’autore di questo articolo, Gerd Höhler, fa parte della rete di corrispondenti n-ost.

Image: main  (cc) @ikbendaf; in-text (cc) Nick in exsilioNick Thompson/ both courtesy of Flickr