“La giudeofobia è di ritorno”

Articolo pubblicato il 09 febbraio 2004
Articolo pubblicato il 09 febbraio 2004

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Intervista all’intellettuale ebreo Gustavo Perednik. Cronaca (provocante) del lungo flirt tra Europa e antisemitismo.

Il ricercatore e saggista Gustav Perednik ha insegnato alla Hebrew University in Israele. Oggi è direttore dell’Educational Program of the Jew’s Role in Civilization, sostenuto dall’organizzazione B’nai B’rith.

Ha scritto parecchi libri riguardo al tema “ebrei e modernità”. E un suo recente libro s’intitolava “giudeofobia”. Con questa espressione, Perednik prova a definire un fenomeno che, a suo parere, non trova una sufficiente descrizione nell’espressione “Antisemitismo”: la fobia e l’odio antico verso il popolo ebraico. Nell’intervista a cafè babel, sviluppa la tesi provocatoria per cui ci sarebbe più “Giudeofobia” nell’Europa contemporanea di quanto gli europei non vogliano confessare.

Professor Perednik, stiamo assistendo a una nuova ondata di anti-semitismo nell’Unione Europea?

Quel che accade è piuttosto una perversione graduale dell’endemica e millenaria giudeofobia europea. Non v’è una “nuova” ondata, semmai un’esacerbazione del vecchio e ignorato odio dell’Europa verso la nazione ebraica. Man mano che ci allontaniamo temporalmente dall’Olocausto, gli europei sentono meno scrupoli e riscoprono la loro giudeofobia, poiché in qualche modo ciò contribuisce ad espiare le proprie colpe. L’ebreo deve esser presentato come vittimista affinché implicitamente venga compresa la sua lunga sofferenza cui è stato sottomesso in Europa. L’azione di Israele deve essere comparata ai nazismi, affinché la passività europea di fronte ai crimini passati possa relativizzarsi.

Ci sono elementi comuni tra l’antisemitismo attuale e l’antisemitismo che si abbattuto sull’Europa nel passato?

Senza dubbio, la mitologia è molto simile. Nel passato il popolo ebreo era demonizzato come cospiratore e sanguinario; la religione ebrea come vendicativa e crudele, “superata dalla religione dell’amore”. Oggi lo Stato di Israele, è altrettanto demonizzato, come se fosse una teocrazia predatrice finanziata da un potere mondiale nascosto, e non come quello che è: un piccolo paese che, dacchè è nato, lotta solo per sopravvivere nel contesto bellicoso, totalitario ed oppressore dei regimi arabi. Dei quasi duecento paesi che esistono, solo a quello degli ebrei si richiede permanentemente di scusarsi per la sua mera esistenza (come del resto avveniva per l’individuo ebreo nel passato). Tutti gli Stati furono concepiti da movimenti nazionali, ma di questi solo quello che creó lo Stato ebreo, il sionismo, è presentato come bastardo ed illegittimo. Durante il medioevo, le parole “ebreo” e “sinagoga” venivano denigrate; oggi l’Europa ha aggregato al gergo lessicale giudeofobo i termini “sionismo” e “Israele”.

Quale crede che sia la causa? Quale ruolo giocano in questo senso i mezzi di comunicazione europei?

La causa? Semplice: due millenni d’insegnamento, in Europa, al disprezzo dell’ebreo prima e della nazione ebraica oggi. La causa non ha niente a che vedere con un’ipocrita solidarietà con il popolo palestinese. I palestinesi richiamano la solidarietà europea solo solo quando Israele può essere accusato delle sue sventure. Quando altri regimi s’impuntano contro i palestinesi (si pensi a Giordania, Kuwait, Arafat) gli europei non muovono un dito. Ci dobbiamo chiedere perché, delle centinaia di popoli senza Stato che ci sono (curdi, ceceni, tibetani ecc.) solo i palestinesi godono della solidarietà e del finanziamento dell’Unione Europea. Anche quando una buona parte di quella generosità finanzia solo il terrore e l’indottrinamento all’odio.

La risposta è che Arafat ha scelto il nemico perfetto per trasformarsi, secondo i media europei, nel campione della giustizia. Gli atti più degradanti della condizione umana, coi quali il regime di Arafat opprime il suo popolo e il popolo israeliano, atti che celebrano la morte e il terrorismo, non sarebbero mai perdonati se perpetrati da altri gruppi. Ma quando le vittime sono ebree, per i media europei (in generale), non c’è terrorismo, bensì solo “legittima resistenza”. Nei media europei (1) Israele è colpevole anche se innocente, non ci sono vittime israeliane né eccessi palestinesi. Questi media rappresentano in effetti, la parte più visibile della giudeofobia attuale. Sarebbe molto arduo leggere per un mese giornali come "El Pais”, e non percepire un sentimento di giudeofobia.

Come valuta il rifiuto dello European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia di render pubblica la sua ultima relazione sull’antisemitismo?

All’Europa la giudeofobia è esplosa in faccia: è di ritorno e si rifiuta ancora di riconoscerlo. Insabbiare quella relazione è parte di un malessere generale. E’ molto scomodo ammettere i propri odi. Riconoscere un odio che la avvelena da secoli richiede parecchio sforzo intellettuale ed emozionale per l’Europa.

Quali sono a suo giudizio le misure che le istituzioni europee dovrebbero assumere per combattere l’antisemitismo in Europa?

Contro l’antisemitismo una cura esiste. Oggi ci troviamo in una situazione migliore di quella di cinquanta, duecento o mille anni fa. Pertanto per neutralizzare il fenomeno possiamo fare moltissimo. Le misure che vanno assunte sono eminentemente educative. Bisogna aggiungere nei programmi di educazione europei il capitolo della giudeofobia, di come il paese ebreo è stato demonizzato per secoli come reprobo e deicida, e come quella demonizzazione si esprima anche oggi. Gioverebbe anche aggiungere nella costituzione europea una clausola tale da far riconciliare l’Europa al popolo ebreo, e che i media europei dismettessero il manicheismo che li caratterizza nelle questioni mediorientali. Ma insisto, la cosa fondamentale per superare la giudeofobia è cominciare dalle aule scolastiche.