La Germania proibisce il tasto “Mi piace”, gli spagnoli vorrebbero “Non mi piace”

Articolo pubblicato il 24 agosto 2011
Articolo pubblicato il 24 agosto 2011
Lo Schleswig Holstein, lander tedesco del nord, ha annunciato la decisione di interdire il famoso tasto “Mi piace” di Facebook, e persino di fissare una multa fino a 50.000 euro per i siti che non lo avranno rimosso prima della fine di settembre. Mentre la Germania e il Regno Unito sollevavano generali preoccupazioni a riguardo, la Spagna è stato il primo paese ad agire.

In Germania è chiamato “Gefällt mir”, ma i tedeschi spesso optano per la versione tedenglish: “I like”. Ora comunque, anche questa potrebbe scomparire. Thilo Weichert, un avvocato che esercita a Kiel ed esperto in protezione dei dati personali, afferma che ogni volta che si clicca su quel piccolo tasto inoffensivo, permettiamo a Facebook di costruire una banca dati – a prescindere dal fatto che si possegga o meno un account.

Forse gli spagnoli avevano fatto bene a organizzare una campagna per l’introduzione di un tasto “no me gusta” (“non mi piace”). Il rapporto degli europei con internet diventa essere sempre più denso. Facebook non è l’unico sito ad avere problemi con le autorità europee; all’inizio del 2011, Google ha contestato una decisione della corte di Madrid dopo che l’agenzia spagnola per la protezione dei dati personali aveva ordinato al motore di ricerca di rimuovere i link agli articoli di giornali che contenessero informazioni personali sui cittadini spagnoli.

Trincea attorno alla privacy

La Germania e il Regno Unito, nel frattempo, sembrano condividere le stesse preoccupazioni, insieme ai loro cittadini (più preoccupati dei governi) che protestano contro il servizio “Streetview” di Google. Il comico Martin Sonnerborn ha fatto una parodia dell'applicazione di Google portando l'occhio indiscreto nelle case con “Google Homeview”. Le reazioni britanniche sono state più militanti. Gli abitanti del ricco villaggio di Broughtonhanno cacciato la squadra di ripresa di Google per paura che le immagini potessero incoraggiare i ladri – alimentando così l’esposizione mediatica, maggiore rispetto a quella che gli avrebbe causato il servizio “streetview” stesso.

In un'altra vicenda polacca c'è poco da cliccare sul tasto “lubie”. All’inizio di agosto un ufficio di procura ha fornito alle autorità bielorusse informazioni sul conto bancario dell’attivista per i diritti umani Alex Bialatski. L’azione è stata presto denunciata dal Ministro polacco degli Affari Esteri Radek Sikorski, che si è scusato attraverso l’account personale su Twitter.

E ora, vedete il tasto su questa pagina? Non volete esprimere il vostro “Mi piace” su questo articolo? No?

Image: (cc) misspixels/ Flickr /misspixels.com