La Germania ha un problema con i finti wurstel

Articolo pubblicato il 06 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 06 febbraio 2017

Il ministro tedesco dell'agricoltura Christian Schmidt si mostra indignato a nome di tutti i mangiatori di carne: wurstel vegetariani? Cotolette vegetariane? Per evitare qualsiasi confusione ed evitare di essere tratti in inganno in Germania si cercano nuove denominazioni per i prodotti veg.

Non è da escludere che il ministro tedesco dell'agricoltura Christian Schmidt sia stato vittima di qualche brutto scherzo. Immaginatelo seduto a cena, lo shock nei suoi occhi dopo essersi accorto che il wurstel infilzato con la sua forchetta, di cui aveva appena mangiato un bel morso, era in realtà un wurstel per vegetariani. Il bavarese in questione ha definito questi sostituti della carne, chiamati generalmente "wurstel vegetariani" o "cotolette vegetariane". Sarebbero pertanto «del tutto ingannevoli e colpevoli di creare insicurezza nei consumatori» ha riferito il ministro al giornale tedesco Bild durante un'intervista.

Il politico si è quindi impegnato per risolvere questa grave incomprensione: i prodotti vegetariani o vegani non dovrebbero secondo lui contenere le parole "wurstel" o "carne" nella descrizione. Nessuno dovrebbe rischiare di scambiare questi prodotti sostitutivi vegani o vegetariani per della vera carne. 

Questo ramo del mercato sta fiorendo: secondo l'instituto di ricerca di mercato internazionale Mintel nel 2015 un nuovo prodotto sul mercato ogni dieci era vegano. Così la quantità media di prodotti vegani che circolano in Europa viene ogni anno raddoppiata in Germania. Questo è anche legato al fatto che in Germania vivono numerosissimi vegetariani: circa il 10% dei tedeschi segue un'alimentazione senza carne e circa 900.000 persone dichiarano di essere vegane. Insomma, una clientela da non sottovaluare. Proprio per questo motivo, nel paese così famoso per wurstel e cotolette (i "Wiener Schnitzel") esiste anche la versione veg.

L'intenzione del ministro non era assolutamete quella di bandire suddetti prodotti, come ha spiegato più volte. Al contrario, si è semplicemente schierato per un'etichettatura più chiara al fine di evitare confusioni. Cosa dovrebbe indicare la denominazione sulla nuova etichetta non è però chiaro neppure a Schmidt. Il ministero ha rinviato la questione ai relativi comitati specializzati in codice alimentare e alla Commissione europea. Sicuro è però che il tema sta particolarmente a cuore al ministro: già in estate si era confrontato per trovare un accordo con il collega europeo Vytenis Andriukaitis, commissario per la Salute e la Sicurezza alimentare.

Il giornale satirico tedesco Der Postillon offre ulteriori signficativi spunti di riflessione: i vegetariani non dovrebbero più parlare di "Schnitzeljagd" (letteralmente "caccia alla cotoletta", ovvero "caccia al tesoro") o "Fruchtfleisch" ("la carne della frutta", la polpa). Ci sono vegetarani in Germania che usano ancora l'espressione "das ist mir Wurst" ("per me è wurstel, è indifferente")? In questo caso, dovrebbero abbandonarla in fretta, prima che vengano introdotte delle sanzioni.