La Germania e quel passato coloniale dimenticato

Articolo pubblicato il 04 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 04 febbraio 2015

Licenziato da Guglielmo II e riabilitato da Hitler, al colonialista Carl Peters nel 1939 viene intitolata una via nel quartiere africano di Berlino: Petersallee, tutt'ora esistente. Numerose le iniziative afro-tedesche che, con l'associazione Berlin post-kolonial, sollecitano una nuova denominazione. Tuttavia, c'è chi sembra restare sordo davanti a tali rivendicazioni.

Un gruppo di circa trenta persone segue Josephine Apraku attraverso il quartiere africano, nella parte nord di Wedding. L'africanista organizza più volte al mese visite guidate per le le vie intorno alla stazione della U-Bahn Afrikanische Straße, raccontando il passato coloniale del quartiere e le storie a cui sono dedicate le sue strade. Proprio come l'associazione berlinese Berlin Postkolonial, Apraku chiede che venga cambiato nome alle tre vie intitolate ai colonialisti Lüderitz, Nachtigal e Peters

«Mantenere queste denominazioni significa rimanere ancorati ad immagini non soltanto coloniali e razziste, ma anche di stampo nazista» dice Apraku, richiamandosi al carattere imperialista della politica estera del Terzo Reich. Uno degli obiettivi centrali della politica estera hitleriana era infatti quello di bloccare la decolonizzazione. Il ragionamento di Apraku fila: alcune scelte nella toponomastica delle vie del quartiere africano hanno avuto luogo proprio in epoca nazista

L'idealizzazione degli Esploratori d'Africa

Apraku non sopporta che i tre colonialisti tedeschi vengano spesso presentati nella figura idealizzata di "esploratori d'Africa". Questo tipo di minimizzazione riguarda soprattutto Gustav Nachtigal, i cui scritti testimoniano un atteggiamento critico nei confronti del colonialismo europeo. Tuttavia, nel 1884 il navigato esploratore viene nominato Reichkommissar dell'Africa Tedesca Occidentale (Deutsch-Westafrika). Nell'esercizio di questa funzione, egli autentificava i diritti della ditta Lüderitz nell'odierna Namibia, ottenuti in parte in maniera fraudolenta. 

Inoltre, poneva il Togo e il Camerun "sotto protezione tedesca". Questa formula coloniale non solo era eufemistica, ma era riuscita a mascherare anche la presa in ostaggio di due esponenti della nobiltà togolese attraverso la quale Nachtigal riesce a fare pressioni in favore della fondazione di una colonia in Togo. «Sono stati i suoi servigi coloniali, non la sua attività di esploratore dell'Africa, a far guadagnare a Nachtigal il riconoscimento della Nachtigal-Platz di Wedding» dice lo storico Christian Kopp, uno dei leader di Berlin postkolonial.

Una strada per "Fritz il bugiardo"

Ancor più inequivocabile è la biografia dell'imprenditore di Brema Adolf Lüderitz, fondatore della colonia Deutsch-Südwestafrika. Già ai tempi soprannominato "Lügenfritz" (Fritz il bugiardo) a causa delle sue manie di grandezza, è considerato il padre fondatore dell'impresa coloniale tedesca. L'Imperatore Guglielmo II e il cancelliere Bismarck ricevettero da lui una valanga di lettere in cui il colonialismo veniva presentato come una necessità per la messa in sicurezza del potere tedesco. Così, nel 1890 Lüderitz vendette la Deutsch-Südwestafrika all'Impero Tedesco. La colonizzazione dell'odierna Namibia è un capitolo particolarmente oscuro nella storia dei tedeschi: l'occupazione coloniale sfociò in un vero e proprio genocidio che ancora oggi non è stato riconosciuto dalla Germania. 

Quella che secondo la formula ufficiale tedesca viene definita "Sollevazione degli Herero e Nama" è considerata dalla storiografia come il primo genocidio  del ventesimo secolo. Non è del tutto chiaro quanti Herero siano stati uccisi nella Guerra Maji-Maji (questa la denominazione autoctona), anche perché le lacune nella ricerca storiografica sul colonialismo tedesco sono ancora importanti. 

In ogni caso, almeno 100.000 ribelli Herero caddero vittima della brutale politica militare del generale Lothar von Trotha, il cui dichiarato obiettivo, sostenuto anche da Guglielmo II, era quello di «evitare una lotta tra razze attraverso l'annientamento di una delle due parti»

Certo, nel 1904, quando questa guerra ebbe inizio, Lüderitz era morto da parecchio, annegato nel 1886 nel fiume Oranje dell'Africa sud-occidentale. Tuttavia, senza la sua presa di possesso di quei territori, non si sarebbe mai arrivati al genocidio, sostiene Kropp. «Chi sente nominare Lüderitz, pensa immediatamente al genocidio». Per questo ritiene opportuno che la Lüderitzstraße diventi la Maji-Maji-Straße. 

«Noto per essere un mostro»

Non può esistere alcun dubbio sulla crudeltà dell'uomo a cui è intitolata la Petersallee ma, nonostante ciò, la questione non è cosi' semplice. «Peters è noto per essere un mostro. Le sue nefandezze sono piuttosto gravi, eppure non così gravi come lui stesso vorrebbe far credere. Vuol giocare a fare l'interessante, l'essere superiore che vive senza il peso di un qualsiasi scrupolo di ordine morale», scriveva nel 1899 il giornale socialdemocratico Vorwärts. In quel momento, Guglielmo II lo aveva già sollevato, peraltro con disonore, dall'incarico di Reichs-kommissar per il territorio del Kilimangiaro. Peters, che nei suoi resoconti di viaggio amava mostrarsi come un brutale signore coloniale, aveva disposto nel 1891 un massacro nei villaggi natali di due suoi servitori.  «Nelle colonie poste sotto il suo controllo, Peters si è lasciato dietro una profonda scia rossa di sangue» dichiara Kropp. Spesso si legge che queste rappresaglie sarebbero state in realtà un disperato atto d'amore. Quei fatti, dice lo storico, non furono altro che una sanguinosa vendetta che spinse Peters a far impiccare la sua concubina Jagodia insieme all'amante di lei, per poi far distruggere i loro villaggi. «Questa Jagodia, costretta a prostituirsi, era 'riservata' ai bianchi e perciò le era proibito di stare insieme a dei neri. Peter non l'ha fatta uccidere per amore, ma per mero razzismo»

Hitler in persona riabilita Peters 

L'incontenibile Peters era troppo persino per Guglielmo II, la cui megalomania non era certo trascurabile. Nel 1892 Peters fu richiamato in Germania, dove un tribunale disciplinare lo condannò a rinunciare al titolo e alla pensione. Una volta morto, gli fu reso l'onore: fu Hitler in persona a riabilitare il criminale colonialista con un decreto. Per i nazisti, Peters era una figura simbolica assai gradita: non solo ritenevano che con la sua politica scevra da compromessi avesse difeso gli interessi della Germania, ma lo vedevano anche come uno dei fondatori dell'associazione antisemita Alldeutscher Verband (ovvero 'Lega pangermanica' ndt).  

Uno dei film di propaganda presenti nella lista stilata da Goebbels presentava Peters come un eroe. Nel 1939, i nazisti rinominarono la Londoner Straße, che si trova tra Nachtigal-Platz e Lüderitzstraße, Petersallee. La Petersallee è finora l'unica tra le vie del quartiere africano che sia stata vicina ad ottenere un nuovo nome. Nel 1986, in reazione alle numerose iniziative anticolonialiste, il senato berlinese decide di intitolare la via a Hans Peter, degno giurista berlinese nonché sindaco che contribuì al salvataggio di molti ebrei. Per chi chiede un nuovo nome per la via, il cambio del dedicatario è sintomo di uno svogliato cinismo: «Una strada, che si trova tra altre due recanti il nome dei colonialisti Lüderitz e Nachtigal e si chiama Petersallee, rinvia comunque a quel Carl Peters. Non è sufficiente cambiare l'intestatario» conclude Kropp.