“La gente si sente minacciata dalla globalizzazione non dall’allargamento”

Articolo pubblicato il 02 maggio 2005
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Articolo pubblicato il 02 maggio 2005

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L’allargamento? “E’ stato un successo”, afferma l’attuale Vicepresidente della Commissione, Günter Verheugen. Che, un anno fa, era responsabile dell’allargamento nella Commissione Prodi.

Il tedesco Günter Verheugen, Commissario all’Allargamento sotto la Commissione Prodi, è stato di fatto l’architetto di uno dei cambiamenti più grandi nella storia dell’Ue. Oggi, è Commissario per l’impresa e l’industria.

Come riassicurerebbe i vecchi membri dell’Ue che percepiscono i nuovi arrivati come una minaccia economica, specialmente per quanto riguarda il mercato del lavoro?

La percezione, spesso, differisce dalla realtà. Non c’è dubbio che, economicamente, l’allargamento dell’anno scorso sia stato un successo. A dirlo sono sia i vecchi che i nuovi Stati membri. Con l’allargamento è stato creato un enorme nuovo Mercato di 70 milioni di consumatori sempre più ricchi. Le statistiche commerciali ci dicono che le esportazioni in Polonia e Repubblica ceca dalla Germania e dalla Francia sono aumentate, mentre le banche austriache fanno buoni affari con i nuovi stati membri. Il fatto che la gente si senta minacciata non ha ha niente a che vedere con l’allargamento, ma piuttosto con la globalizzazione, l’aumento del libero mercato ed il declino del protezionismo. So che qualche persona ha temuto che la “vecchia Europa” sarebbe stata sommersa dagli immigranti, legali o illegali, strappando il lavoro ai cittadini originari. Che i sistemi di previdenza sociale dei 15 paesi Ue venissero modificati in base ai sistemi previdenziali dei nuovi paesi. Niente di tutto ciò è accaduto. Tutti i vecchi membri dell’Ue, tranne Regno Unito, Svezia e Irlanda, hanno comunque imposto limitazioni alla libertà di movimento degli operai. [Inoltre], i lavoratori dell’Est stanno occupando i posti di lavoro che i lavoratori dell’Ovest non andrebbero a occupare (come la raccolta di asparagi in Germania o di pomodori in Spagna). In Svezia, poi, il cosiddetto “turismo sociale” non si è verificato: meno di 20.000 Euro sono stati pagati alle famiglie dei nuovi Stati membri dai rispettivi sistemi di previdenza sociale.

Nel campo economico, le speranze dei 10 nuovi paesi dell’Ue sono state completamente realizzate?

I benefici economici sono chiarissimi. L’anno scorso, i nuovi Stati membri hanno visto il loro Prodotto Interno Lordo aumentare del 5% contro il 3,7% del 2003. Gli economisti prevedono un ulteriore aumento di oltre il 4% nel 2005 –più del doppio del tasso dei “vecchi” paesi dell’Ue. Per la Lettonia è stato stimato un aumento dell’8,5% nel 2004 –il più alto tasso dell’Ue– rispetto ad una media europea del 2,4%. Anche la Lituania (6,7%), l’Estonia (6,2%), la Slovacchia (5,5%) e la Polonia (5,3%) sono andate bene. In generale, per il 2005 e 2006, le previsioni sono quelle di uno sviluppo forte continuato –al di sopra della media Ue– con l’eccezione di Malta. Le esportazioni sono aumentate del 20%. I produttori dell’Europa orientale hanno temuto un’inondazione dalle importazioni dal versante occidentale, come contropartita al pre-ingresso, il commercio di prodotti agricoli è aumentato, e si sono invece trovati invasi dagli acquirenti tedeschi.

Che cosa direste ai paesi di nuovo ingresso che a volte non si ritengono considerati appieno come “veri” membri della Ue?

I nostri nuovi membri sono basati sulla parità con quelli vecchi, hanno la stesso diritto di dire la loro come i vecchi Stati: nella Commissione, nel Consiglio e nel Parlamento. E le loro voci si iniziano a sentire. Ad esempio: la Polonia e la Lituania hanno svolto un ruolo importante nelle crisi dell’Ucraina ed hanno dimostrato che l’Ue allargata ha un’opinione su cosa stia accadendo in Europa. Ciò è una prova di ciò che avevo dichiarato prima dell’allargamento. E cioè che i nuovi stati membri arricchiranno l’Ue sotto ogni singolo punto di vista.

Se il Trattato costituzionale europeo non venisse ratificato, le attuali istituzioni europee potranno governare l’Europa allargata?

Non dimentichiamo che, ora come ora, l’Ue a 25 sta già funzionando in base al Trattato di Nizza e non alla Costituzione. E sta funzionando benissimo. Inoltre, rimango ottimista per quanto riguarda il risultato del referendum francese [del 29 maggio] perché credo nell’europeismo del popolo transalpino. Sono un tedesco e mai dimenticherò che è il popolo francese ad aver lanciato l’idea dell’integrazione europea, offrendo così alla Germania un’altra chance dopo la Seconda Guerra mondiale. Tuttavia, a proposito del prossimo referendum, sono convinto che un “no” in Francia avrebbe chiaramente un peso politico non soltanto per l’integrazione europea, ma anche per la cooperazione franco-tedesca. Certo, i nostri legami sono troppo forti perché possano compromettere l’integrazione, ma nessuno può escludere gravi conseguenze.