La FRANCIA IGNARA VA VERSO LA ROVINA ECONOMICA

Articolo pubblicato il 29 novembre 2013
Articolo pubblicato il 29 novembre 2013

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La France ha una grande e ricca economia. E  vero oggi come è stato vero per secoli. Ogni altro scenario è difficile da immaginare. Ma la sua noncuranza per i problemi potrebbe portarla ignara alla rovina economica. Una serie di frasi fatte potrebbero descrivere questa discesa catastrofica. "Niente dura per sempre"... "Più sono grandi più fanno rumore quando cadono"... e così via

Non vi­ci­no a casa mia nel quin­to ar­ron­dis­se­ment di Pa­ri­gi, c'è una cal­mis­si­ma stra­da a senso unico. Vi pas­sa­no po­chis­si­me au­to­mo­bi­li, ma no­no­stan­te ciò ci sono delle inu­ti­lis­si­me stri­sce pe­do­na­li con tanto di se­ma­fo­ro. Po­te­te im­ma­gi­nar­vi il mio stu­po­re quan­do al se­ma­fo­ro è stato ag­giun­to un po­li­ziot­to ad agi­ta­re en­tu­sia­sti­ca­men­te la sua pa­let­ta alle auto che oc­ca­sio­nal­men­te pas­sa­no per di là, sentendosi im­por­tan­te anche se com­ple­ta­men­te su­per­fluo. Po­tre­ste pen­sa­re che degli ec­ces­si così spro­po­si­ta­ti sono il segno di una flo­ri­da eco­no­mia e di un go­ver­no che non sa cosa fare di tutti i soldi che ha. Beh, non pro­prio.

Come un bra­di­po sotto va­lium

Il de­bi­to na­zio­na­le fran­ce­se sta au­men­tan­do ver­ti­gi­no­sa­men­te. L'e­sa­go­no ha ar­raf­fa­to il man­tel­lo dell'"uomo ma­la­to d'Eu­ro­pa" ai paesi più tra­va­glia­ti come la Gre­cia e l'Ir­lan­da. Men­tre il resto d'Eu­ro­pa è stato suf­fi­cien­te­men­te col­pi­to e ha ri­dot­to il suo de­fi­cit, il go­ver­no fran­ce­se ha af­fron­ta­to la crisi con il vi­go­re e lo stile di un bra­di­po sotto va­lium. La se­con­da eco­no­mia d'Eu­ro­pa sta pro­ce­den­do  ad occhi chiu­si verso il ba­ra­tro. 

A quat­tro se­co­li dalla for­mu­la­zio­ne della teo­ria del mi­ni­stro del­l'E­co­no­mia di Luigi XIV, Jean-Bap­ti­ste Col­bert, i go­ver­ni fran­ce­si ripetono ancora, come le pecore ben edu­ca­te di Or­well, "Stato forte bene, me­ca­to li­be­ro male". I pro­b­le­mi della Fran­cia ven­go­no dallo Stato forte. Il go­ver­no spen­de il 56.6% del PIL, più di ogni altro go­ver­no del­l'Eu­ro­zo­na. In  Ger­ma­nia è il 44.7%, in Sviz­ze­ra il 34.1% e addi­rit­tu­ra il fra­gi­le go­ver­no greco spen­de solo il 53.6% del PIL. 

Per­ché è un pro­ble­ma se lo Stato spen­de così tanto? Non è vero che le spese dello Stato pos­so­no si­mo­la­re la cre­sci­ta? Que­sto è vero in un certo senso, e inol­tre, la si­cu­rez­za so­cia­le fran­ce­se è giu­sta­men­te un'e­nor­me fonte di or­go­glio. Co­mun­que sia uno stato enor­me ri­chie­de tasse ele­va­te e in Fran­cia le tasse sono un ar­go­men­to de­li­ca­to. Il go­ver­no tassa for­te­men­te le im­pre­se, per­ciò que­ste si spo­sta­no al­tro­ve, la­scian­do la Fran­cia con un set­to­re se­con­da­rio in re­ces­sio­ne. Tra il 2000 i il 2013 i costi sa­la­ria­li sono cre­sciu­ti del 45% in Fran­cia e solo del 24% in Ger­ma­nia. La com­pe­ti­ti­vi­tà della Fran­cia è de­bo­le e per­ciò le im­pre­se si spo­sta­no na­tu­ral­men­te oltre il con­fi­ne. Il si­ste­ma di si­cu­rez­za so­cia­le fran­ce­se do­vreb­be mi­glio­ra­re la qua­li­tà della vita ma in real­tà sta pro­du­cen­do l'ef­fet­to con­tra­rio poi­ché le tasse ele­va­te che com­por­ta por­ta­no le im­pre­se e quin­di il la­vo­ro a al­lon­ta­nar­si dallo Stato. Ri­sul­ta­to: la di­soc­cu­pa­zio­ne è a un mas­si­mo sto­ri­co per l'era mo­der­na, 11.1%25% per i mi­no­ri di 24 anni. Sem­br­a quasi che l'a­mo­re dello Stato fran­ce­se stia sof­fo­can­do la na­zio­ne.

COM­BAT­TE­RE François CON CA­VO­LI E TRAT­TO­RI

Il de­bi­to na­zio­na­le fran­ce­se am­mon­ta quasi a due­mi­la mi­liar­di di euro. Una cifra che in ban­co­no­te da un dol­la­ro ci por­te­reb­be a metà stra­da dalla luna. Nel 2014 il go­ver­no but­te­rà via 46.7 mi­liar­di di euro solo per que­sto de­bi­to. Bi­so­gna agire su­bi­to, ma François Hol­lan­de non tol­le­re­rà i tagli ne­ces­sa­ri al bud­get. La gente lo rim­pro­ve­ra per la sua inef­fi­cien­za al ri­guar­do e l'ap­pog­gio al Pre­si­den­te fran­ce­se è a un mi­ni­mo sto­ri­co, 15%. Ma i fran­ce­si lo odia­no an­co­ra di più quan­do fa qual­co­sa e si oppongono ad ogni sua mossa con tutte le loro forze. Hol­lan­de è bloc­ca­to in una stra­da senza via di usci­ta. In­ve­ce di ren­der­se­ne conto, in­ver­ti­re la marcia e pren­de­re de­ci­sio­ni dif­fi­ci­li, se ne va in giro a cer­ca­re un pas­sag­gio ine­si­sten­te.  

Ha cer­ca­to di im­por­re tasse alle mi­no­ran­ze nello stes­so modo co­dar­do con cui David Ca­me­ron ha ta­glia­to gli aiuti so­cia­li alle mi­no­ran­ze nel Regno Unito. Tutti sanno che i fran­ce­si ado­ra­no pro­te­sta­re, ma nes­su­no era pre­pa­ra­to a una rea­zio­ne così fu­rio­sa al­l'au­men­to delle tasse di Hol­lan­de. In ot­to­bre ha pro­va­to a im­por­re una nuova tassa sui vei­co­li pe­san­ti. Gli agri­col­to­ri hanno bloc­ca­to le stra­de in Bre­ta­gna con trat­to­ri e mon­ta­gne di ca­vo­li. Hanno in­dos­sa­to ber­ret­ti rossi in me­mo­ria della ri­vol­ta del XVII se­co­lo con­tro Luigi XIV e Col­bert. Hol­lan­de ha fatto un passo in­die­tro. Ha pro­va­to ad im­por­re una tassa cru­de­le e biz­zar­ra del 15.5% sui piani di ri­spar­mio. Ha fatto un altro passo in­die­tro dopo aver fatto in­fu­ria­re tutti, senza trop­pe sor­pre­se, dagli im­pren­di­to­ri di suc­ces­so alle vec­chiet­te che te­me­va­no per i loro ri­spar­mi della pen­sio­ne. 

LA PA­NA­CEA SEM­PRE PRE­SEN­TE DI BIRRA E DANZE

Con i pre­sti­ti go­ver­na­ti­vi a solo 2.32% (bond a 10 anni), la Fran­cia può con­ti­nua­re la sua mar­cia ad occhi chiu­si verso il di­sa­stro per an­co­ra un bel po'. Il che si­gni­fi­ca che il peso del de­bi­to fran­ce­se, seb­ben astro­no­mi­co, è an­co­ra so­ste­ni­bi­le per­ché pos­so­no an­co­ra con­ti­nua­re a chie­de­re in pre­sti­to più soldi per pa­gar­lo. Tut­ta­via, l'8 no­vem­bre, l'a­gen­zia di ra­ting Stan­dard and Poor ha ab­bas­sa­to il ra­ting del de­bi­to pub­bli­co fran­ce­se per la se­con­da volta. Il che do­vreb­be far suo­na­re i cam­pa­nel­li di al­lar­me, se non altro per­chè un ab­bas­sa­men­to del ra­ting è spes­so una pro­fe­zia che parla da sola. Quan­do un'a­gen­zia di ra­ting de­clas­sa il de­bi­to di un paese gli in­ve­sti­to­ri chie­do­no dei tassi di in­te­res­se più alti sui soldi che pre­sta­no, i costi di pre­sti­to au­men­ta­no e il go­ver­no è più a ri­schio di ca­de­re. Il de­clas­sa­men­to au­men­ta il ri­schio di de­fault della Fran­cia sem­pli­ce­men­te per­ché dice che la Fran­cia è più a ri­schio di fare de­fault. Pe­ral­tro, que­sto è solo uno dei mo­ti­vi per cui le agen­zie di ra­­ting sono lon­ta­ne dal­l'es­se­re utili, e peg­gio an­co­ra pe­ri­co­lo­se.

Ciò che è evi­den­te è che le cose non sono messe bene per l'e­co­no­mia fran­ce­se e, allo stes­so modo, per l'Eu­ro­pa in­te­ra. Dato che non c'è nien­te che noi, sin­go­li in­di­vi­dui, pos­sia­mo fare per al­le­via­re l'at­mo­sfe­ra cupa che regna at­tor­no a noi, dob­bia­mo af­fi­dar­ci alle no­stre fonti ga­ran­ti­te di fe­li­ci­tà, a quella fonte interna di allegria e positività che chiamiamo cervello. Obbligazioni emesse e deflazione lontano dalle nostre menti, dimenticatevi anche di aver letto quest'articolo per farvi travolgere da quella panacea sempre presente di birra e danze.