LA FILOSOFIA DEL PALLONE: “AI LIMITI DELL’ESISTENZA FISICA”

Articolo pubblicato il 11 luglio 2014
Articolo pubblicato il 11 luglio 2014

Perché il calcio piace tanto a tutti? Di questo sport goffo in cui 22 giocatori inseguono una palla "e alla fine vince sempre la Germania" (Gary Lineker), ne abbiamo parlato con il filosofo dello sport Gunter Gebauer, scoprendo anche il motivo per cui la FIFA, diversamente da quanto si pensa, non è così male.

ca­fé­ba­bel: Cosa rende unico il cal­cio?

Gun­ter Ge­bauer: Nel cal­cio è vie­ta­to l'uso dello stru­men­to più crea­ti­vo e de­miur­gi­co che esi­ste al mondo: la mano. È su que­sto pa­ra­dos­so che si basa il gioco. Non si usa la mano lad­do­ve lo si po­treb­be fare con estre­ma fa­ci­li­tà. È con il piede che si esplo­ra il mondo. La palla va gui­da­ta con in­si­cu­rez­za ed è dif­fi­ci­le con­trol­lar­la da soli o trat­te­ner­la. Nel cal­cio va spin­ta da­van­ti al pro­prio corpo. Solo con una forte pro­pen­sio­ne nei con­fron­ti della col­let­ti­vi­tà si può gio­ca­re a pal­lo­ne. Inol­tre par­lia­mo di uno sport che ha meno tempi morti ri­spet­to al rugby, è più di­na­mi­co del cric­ket ed è cer­ta­men­te la di­sci­pli­na in cui la va­ria­bi­le for­tu­na pesa di più.

CB: Per­ché il cal­cio è più po­po­la­re in al­cu­ni paesi piut­to­sto che in altri?

GG: I paesi che gio­ca­no a cal­cio sono per lo più paesi su­da­me­ri­ca­ni, afri­ca­ni ed eu­ro­pei. Anche se, ad esem­pio, nel Gal­les e nel Sud Ovest della Fran­cia si gioca molto più vo­len­tie­ri a rugby. Nel Nord Ame­ri­ca non si dif­fe­ren­zia ab­ba­stan­za dal foot­ball ame­ri­ca­no che oc­cu­pa una po­si­zio­ne de­ci­sa­men­te più pro­mi­nen­te. Negli Stati Uniti i cam­pio­na­ti dei quat­tro sport prin­ci­pa­li (ba­se­ball, ba­sket, foot­ball ame­ri­ca­no, hoc­key su ghiac­cio, ndr) sono ge­sti­ti in ma­nie­ra molto pro­fes­sio­na­le, ra­gion per cui al cal­cio non resta al­cu­no spa­zio. Poi ci sono gli stati che sono in­fluen­za­ti dal­l’Im­pe­ro bri­tan­ni­co dove si gioca a cric­ket. Do­po­tut­to que­st’ul­ti­mo è lo sport più pra­ti­ca­to del mondo.

CB: Pas­san­do alla Coppa del Mondo più re­cen­te: ri­tie­ne che l'en­tu­sia­smo cal­ci­sti­co bra­si­lia­no si sia in qual­che modo gua­sta­to?

GG: Le cas­san­dre sono state len­ta­men­te messe a ta­ce­re con l’a­per­tu­ra del Mon­dia­le. È con­tro­pro­du­cen­te e non si può sem­pre ac­cu­sa­re la FIFA, so­prat­tut­to quan­do ogni gior­no ci ven­go­no ser­vi­ti even­ti in­cre­di­bi­li. Sa­reb­be come se quo­ti­dia­na­men­te ci ve­nis­se­ro pre­pa­ra­te delle pie­tan­ze fan­ta­sti­che e per que­sto si con­ti­nuas­se a bat­te­re il cuoco.

Trovo però che in que­sto caso il Bra­si­le abbia ol­tre­pas­sa­to ogni li­mi­te. Il Mon­dia­le pesa sulla schie­na di Lula, che ha pro­mes­so di or­ga­niz­za­re la più gran­de Coppa del Mondo di tutti i tempi. Vi si può fa­cil­men­te ri­co­no­sce­re il com­por­ta­men­to di un nuovo ricco. Lula (ex Pre­si­den­te del Bra­si­le, ndr) è stato un lea­der ca­ri­sma­ti­co, il quale at­tra­ver­so la sua per­so­na­li­tà ha ga­ran­ti­to in ap­pa­ren­za di poter so­ste­ne­re l’or­ga­niz­za­zio­ne della ma­ni­fe­sta­zio­ne. Solo in se­gui­to si è visto come abbia aper­to bocca trop­po in fret­ta e abbia va­lu­ta­to lo svi­lup­po eco­no­mi­co del Bra­si­le in ma­nie­ra di gran lunga trop­po ot­ti­mi­sti­ca. 

CB: Quin­di il pro­ble­ma non è la FIFA?

GG: Di­cia­mo che la FIFA non è for­ma­ta solo da una cric­ca di cri­mi­na­li. Al­l’in­ter­no vi la­vo­ra­no anche per­so­ne dav­ve­ro com­pe­ten­ti nella loro ma­te­ria. Non è il caso del si­gnor Blat­ter, ma nella Fe­de­ra­zio­ne ci sono 

tanti buoni or­ga­niz­za­to­ri. Il suo at­teg­gia­men­to im­pe­ria­li­sta è un altro di­scor­so. Per un’i­sti­tu­zio­ne che vive una si­tua­zio­ne tanto sin­go­la­re, un com­por­ta­men­to del ge­ne­re è a dir poco ec­ces­si­vo. Da que­sta di­pen­de, in­fat­ti, quasi tutto il cal­cio del mondo. Non si trat­ta certo di un’i­sti­tu­zio­ne de­mo­cra­ti­ca dal mo­men­to che é im­pos­si­bi­le en­tra­re a farvi parte poi­ché pos­sie­de norme pro­prie e pro­pri mec­ca­ni­smi di re­clu­ta­men­to. Nes­sun paese al mondo è in grado di in­fluen­zar­ne i ver­ti­ci. La FIFA vive sotto la tu­te­la sviz­ze­ra ed è esen­te da ogni im­po­sta fe­de­ra­le di­ret­ta, pre­ten­de inol­tre la stes­sa tu­te­la da qual­sia­si paese vo­glia ospi­ta­re i cam­pio­na­ti mon­dia­li.

CB: Cosa pensa della na­zio­na­le te­de­sca?

GG: Di so­li­to in Ger­ma­nia, quan­do una squa­dra gioca bene, si tra­scu­ra il mo­ti­vo per il quale si sono rag­giun­ti ri­sul­ta­ti tanto alti. Nel 4 a 0 con­tro il Por­to­gal­lo la na­zio­na­le te­de­sca è stata certo av­van­tag­gia­ta da un ri­go­re di­scu­ti­bi­le e dal fatto che i por­to­ghe­si ab­bia­no perso un uomo ri­ma­nen­do in stato di shock. La squa­dra te­de­sca era molto ben di­spo­sta, ma nel se­con­do tempo le de­bo­lez­ze si sono viste. Io stes­so ero stato qual­che set­ti­ma­na prima a Porto Ale­gre e mi ero reso conto ad ogni passo di quan­to il clima fosse afoso. Mi sono chie­sto e ri­chie­sto come un cal­cia­to­re te­de­sco po­tes­se gio­car­vi. Mi sem­bra­va in­ve­ro­si­mi­le.

CB: Il clima è dav­ve­ro così im­por­tan­te?

GG: Se anche il mi­glior gio­ca­to­re te­de­sco, Phi­lipp Lahm, com­met­te un er­ro­re gros­so­la­no come quel­lo con­tro il Ghana, lo guar­do con una certa in­dul­gen­za. A fine par­ti­ta si di­stin­gue­va­no chia­ra­men­te le borse sotto i suoi occhi, a causa delle con­di­zio­ni cli­ma­ti­che estre­me era giun­to ai li­mi­ti della sua esi­sten­za fi­si­ca. Come andrà in fin dei conti non lo sap­pia­mo, ma per­ché non dare fi­du­cia a que­sta na­zio­na­le? Non c’è alcun mo­ti­vo. Gioca un cal­cio raf­fi­na­to e ha dei buoni at­tac­can­ti, sia fi­si­ci, che bre­vi­li­nei. Ed è in grado di crea­re oc­ca­sio­ni da goal più di qual­sia­si altra squa­dra.

CB: E chi vince la Coppa del Mondo?

GG: Se pro­prio vuole un mio pa­re­re, direi l’O­lan­da.

In­ter­vi­sta ri­la­scia­ta il 24 giu­gno