La fiaccolata dei giovani palermitani contro la violenza

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 18 febbraio 2015

I giovani palermitani hanno ricordato con una manifestazione bellissima Aldo Naro. Il 18 febbraio 2015 sarà ricordato come un giorno in cui la coscienza civile di Palermo ha avuto un sussulto di orgoglio per dire no alla violenza. Ma in una città divisa in due resta ancora un muro da abbattere [opinione]. 

Una folla di ombrelli colorati, le candele portate su dei bicchieri di plastica per non fare colare la cera, il calore del raccoglimento per non spegnere quelle fiammelle minacciate dal vento e tantissime scritte "Io Sono Aldo Naro", portate sino al Policlinico. La pioggia fitta non è riuscita a fermare una manifestazione spontanea di 3mila persone, forse di più, la maggior parte giovani, toccate profondamente dalla tragedia di una notte maledetta di Carnevale. 

La fiaccolata di solidarietà per il giovane medico nisseno sarà ricordata come una di quelle rare giornate in cui la coscienza civile ha avuto un sussulto d'orgoglio. Aldo Naro aveva 25 anni e il giuramento di Ippocrate che ha pronunciato qualche mese fa accompagnerà in eterno quella foto di gioventù spensierata esposta nel cuore bello di Palermo, l'ingresso del Teatro Massimo. Ma il giovane apparteneva anche alla nostra generazione. Quella generazione nata con la violenza delle stragi mafiose e in quella silenziosa e mistica aurea di omertà di una città che purtroppo, piaccia o meno, suscita un brivido lungo la schiena ogni volta che si parli di un omicidio o di una rissa.

Le oscure modalità di quella fatale venerdì sera in discoteca sono inquietanti e ancora da chiarire, ma nella tragedia hanno avuto il merito di scuotere in profondità l'animo di una generazione intorpidita, spesso indifferente alla vita che gli scorre intorno e rassegnata a convivere con un paese per vecchi e una città che spesso non lascia scampo e alternative ai suoi figli. Ma la serata del 18 febbraio 2015 no. Sarà ricordata come un giorno diverso, quel giorno in cui la violenza, ha lasciato spazio all'amore, citando Martin Luther King coì come l0 hanno citato gli amici di Aldo davanti ad una folla silenziosa, mentre si sentiva solo il rumore della pioggia. 

La grande dignità del padre 

Il muro di Palermo 

Resta però un lato difficile da spiegare, o scomodo da accettare. "Siamo alla fiaccolata perchè poteva succedere ad ognuno di noi". Vero. Ma noi chi? Tutti quelli come noi, la faccia illuminata di una città inesorabilmente divisa in due come solo nel Sudamerica. "La Palermo Bene" con le sue elites, la borghesia di diversi gradi e sfumature e poi tutto il resto, il "lato oscuro della luna", quello delle borgate antiche o delle banlieue a forma di casermoni dove regna la legge della natura e del più forte o quella sopravvivenza urbana quasi darwiniana e senza regole. Dove altri concittadini vivono fuori dal recinto come corpi estranei.

Ebbene, che piaccia o meno, Palermo è complessa ed è anche lo Zen e tutti quei quartieri che oggi, sull'onda dell'emozione e della rabbia, alcune persone della città civile e "normale" definiscono come "regno animale della violenza" o apostrofano con epiteti che non fanno onore al presunto valore dello status sociale e ancora meno al titolo d'istruzione. Dallo Zen, dove vivono tantissime famiglie oneste, provengono i responsabili di una notte di follia. Quelle notti in cui la violenza e la prevaricazione sono una prova di coraggio e un segno di rispetto, in una strana etica antica e nostrana dove una "taliata" può diventare un affronto e l'affronto si trasforma in macchia sull'onore che va lavato con i pugni o a volte peggio, con il sangue. Dove il rispetto si conquista sul campo con le prove di forza e di presunto coraggio. No, il coraggio è altro, non è questo. Tutti ci auguriamo certezza della pena e giustizia per i responsabili. Ma è ancora da quei luoghi dove le istituzioni hanno perso, da quelle periferie disagiate e lasciate sole a sé stesse che si deve partire per ricostruire il tessuto sociale di una città che, oggi più che mai, ha bisogno dell'interezza del suo insieme e di non lasciare nessuno indietro per sconfiggere i suoi mali e i suoi pregiudizi e le sue leggi spietate di violenza. 

Oggi si sono svegliati da un sonno lunghissimo i bravi ragazzi della "Palermo bene", quelli con una vita solida e una speranza. Domani si dovrà svegliare l'altra parte, quella da cui è venuto l'omicidio e la violenza. Per farlo deve crollare un muro, sotto i colpi delle istituzioni e della loro presenza nei territori più difficili e con il contributo di tutti i palermitani, per rendere questa città un posto migliore, per evitare che altre tragedie possano scuoterne l'anima per essere rapidamente dimenticate nei giorni e nei mesi successivi e per dire che la violenza non è un marchio di fabbrica di questa città.