La febbre della palma da olio in Ecuador – il cibo di oggi, la fame di domani

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 25 ottobre 2014

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La sesta edizione del Festival AlimenTerre ha visto in programma numerosi documentari sulla produzione di cibo nel mondo. Uno di questi, “La fiebre de la palma”, racconta l'emergenza che devono affrontare i contadini ecuadoregni, ora che si stanno diffondendo le piantagioni di palma da olio africana. Fatto che provocherà danni ambientali e porterà all'impoverimento della popolazione locale. 

La Fiebre de La Palma,  ovvero “la febbre della palma”. Credo che il titolo renda l'idea di quanto sia avvenuto in Ecuador. L'Ecuador è tra le aree più povere in cui le piantagioni sono maggiormente sviluppate. I contadini locali che posseggono dei terreni hanno afferrato al volo l'opportunità di arricchirsi velocemente senza pensare alle conseguenze..

La palma da olio africana (Elaeis guineensis) è una specie originaria dell'Africa sudoccidentale. A causa dell'elevata domanda d'olio è stata introdotta in altre aree del mondo in cui era possibile creare delle piantagioni.  Il film spiega che l'idea di coltivare palme da olio in Ecuador è stata presentata per la prima volta negli anni '60 da uomini d'affari statunitensi. Prima d'allora questa specie era sconosciuta in Ecuador. A partire dagli anni '60 vendere le terre ai grandi latifondisti o cercare di coltivare palme da olio in proprio è divenuto un modo per arricchirsi in breve tempo. Sul lungo termine vendere la terra si traduce in una perdita di guadagni e nell'impoverimento della popolazione rurale. Quando i poveri contadini tentano di coltivare la palma da olio in proprio guadagnano a malapena quanto basta per vivere e coprire i costi. Questo perché le piantagioni richiedono ingenti investimenti in sementi, fertilizzanti chimici e pesticidi, utilizzati per favorire la crescita di questa specie alloctona. Per di più, quella della palma da olio è una monocoltura intensiva. Crescendo in ecosistemi delicati, le palme esauriscono il terreno in pochi anni, inaridendolo. Ciò dimostra che questa specie non dovrebbe crescere in Ecuador poiché distrugge qualsiasi possibilità per le popolazioni locali di raggiungere la sovranità alimentare nel lungo periodo. Secondo il punto di vista espresso nel film, non esistono modi “sostenibili” per la produzione di palme da olio su larga scala in Ecuador.

Prima dell'introduzione delle piantagioni di palma da olio, le persone coltivavano colture tradizionali che non le facevano arricchire ma assicuravano loro un ambiente vivo e incontaminato e la sopravvivenza nel lungo periodo. Tra le coltivazioni tradizionali ecuadoregne, il cacao è rinomato in tutto il mondo per la sua eccellente qualità. Ora alcuni contadini hanno abbandonato le coltivazioni tradizionali come quella del cacao per coltivare palme da olio.

Alla visione del film è seguito da un dibattito sul tema:

La sicurezza alimentare del Nord può mettere a rischio la sovranità alimentare del Sud?

Molte importanti domande sono state poste ad Antoine Cusset, uno degli autori del film e a Luc Vankrunkelsven, un avvocato che si batte per un'agricoltura responsabile. Le risposte dei due esperti si completavano a vicenda per dare dei consigli ai presenti.

Ad Antoine Cusset, agronomo tropicale di formazione, è stato chiesto cosa dovrebbero fare gli Europei per contribuire a cambiare la situazione. A suo parere sarebbe utile boicottare alcuni alimenti importati per fermare il modo sgradito in cui sono prodotti. Afferma che le comunità del Sud sarebbero in grado di far rivivere l'agricoltura tradizionale sostenibile se gli fosse concessa l'opportunità. Cusset ammette di non poter costringere nessuno a seguire il suo esempio, ma assicura che sul lungo periodo è più salutare e sostenibile per tutti mangiare prodotti locali e di stagione. L'esperto incoraggia le persone a credere che ognuno di noi può fare la differenza attraverso le scelte che fa.

Luc Vankrunkelsven ha voluto attirare la nostra attenzione sul numero di lobbisti presenti a Bruxelles. Secondo lui, è uno dei pochi posti al mondo ad avere tra i 20 e i 30mila lobbisti che lavorano per delle grandi multinazionali. Cercano di influenzare la legislazione e le decisioni dell'Unione Europea riguardo le politiche agricole, tralasciando il fatto che ciò lascia molte persone dell'emisfero meridionale in una situazione molto precaria. Vankrunkelsven è un avvocato del movimento Via Campesina, che supporta l'agricoltura sostenibile a piccola scala. Assicura che ci sono alternative al modo in cui si producono gli alimenti oggigiorno. Il suo consiglio ai presenti è di essere più politici e più consapevoli del mondo: questo è necessario per produrre cambiamenti strutturali. Nessuna delle piante coltivate nel mondo è di per sé colpevole. L'errore sta nel processo di produzione e nel disinteresse alle conseguenze delle monocolture. Esistono alternative e modi di ridurre l'impatto sulla sovranità alimentare nel Sud.

In Europa, quando guardiamo l'elenco degli ingredienti dei prodotti nei nostri supermercati, non può sfuggirci che l'olio di palma è ovunque. Quello di palma è il principale olio vegetale importato in UE, utilizzato nell'industria alimentare e in quella chimica. La quantità di olio di palma importato nell'UE da molti Paesi in via di sviluppo è significativa. Secondo le statistiche di Fediol, la federazione che rappresenta l'Industria europea dell'olio vegetale e delle farine proteiche, nel 2012 l'Unione Europea dei 27 ha importato più di 5 milioni di tonnellate di questo olio. Nel 2013 la cifra è salita a più di 9 milioni di tonnellate. La quantità proveniente dall'Ecuador è limitata, ma significativa. Secondo una relazione del CBI (Centro per la promozione delle importazioni dai Paesi in via di sviluppo), un'agenzia governativa olandese, 68 mila tonnellate di olio di palma ecuadoregno sono state esportate nel 2012 nell'UE, rendendola una delle principali destinazioni. 

*Per ulteriori informazioni sul Festival AlimenTerre